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sabato 15 dicembre 2018
 
 

L'intervento di Articolo 21 sulle intimidazioni di Generazione Identitaria al giornalista Andrea Palladino

18/08/2017 

L’episodio è semplice: fai un’inchiesta sui neofascisti e razzisti e loro cercano di intimidirti, non conoscendo altro linguaggio che quello della minaccia e della sopraffazione. Un cliché. Questa volta è toccato ad Andrea Palladino, uno dei migliori giornalisti d’inchiesta che abbiamo in Italia, per aver realizzato una serie di articoli d’approfondimento sul settimanale e sul sito di Famiglia Cristiana. Che fa il collega? Comincia a seguire l’iniziativa di Generazione Identitaria, il cosiddetto progetto “Defend Europe”, ossia di armare una nave e di andare in giro per il Mediterraneo. A salvare i migranti che affogano? Ma no, che scherziamo? A ostacolare gli interventi delle navi delle cosiddette Ong del mare

Il collega segue le rotte dell’imbarcazione, ne segnala i disastrati esiti: fermati in Egitto, arrestati per tre giorni ed espulsi da Cipro, avvertiti che sarebbero stati respinti a Catania, impossibilitati ad attraccare in Tunisia dai cordoni di pescatori tunisini che non li vogliono nei loro porti, in difficoltà ad approvvigionarsi di cibo e carburante. E non è finita: vanno in avaria i motori e la Guardia Costiera italiana manda in loro soccorso – ironia della sorte – una delle navi delle Ong (ovviamente la Defend Europe rifiuta il soccorso, sarebbe stato uno smacco insopportabile essere salvati come dei migranti qualsiasi…).

Non solo. Palladino va anche a vedere chi sono, da dove vengono, qual è la loro storia passata, i collegamenti internazionali. Ne esce un racconto quantomeno inquietante, che parla di braccia tese, svastiche, proclami razzisti e difesa della presunta identità europea (quella che hanno in testa loro, dimentichi – poverini – che le grandi democrazie europee sono nate proprio dalle macerie di una guerra con la quale ci siamo liberati da quelle braccia tese e da quelle svastiche). Il gruppuscolo “identitario” allora pensa bene di lanciare all’umanità il proprio messaggio: postano su facebook un paio di video, e li fanno circolare nei circuiti della destra estrema italiana ed europea. Un primo, poi un secondo. L’esordio è un po’ piccato, prova a usare l’arma dell’ironia.

Ma Palladino e Famiglia Cristiana continuano, l’inchiesta prosegue. Mette in rilievo contatti fra Generazione Identitaria e membri della società di security che ha fatto partire l’inchiesta di Trapani sulle navi delle Ong. Non solo. Pubblica anche i contatti fra la stessa agenzia di sicurezza e i servizi segreti italiani. Ne parla tutta la stampa italiana, oltre 200 riprese. I neofascisti a questo punto s’arrabbiano, e di brutto. Evidentemente l’indagine giornalistica ha colpito nel segno.

Ed ecco il secondo filmato: sprezzante, diffamante, intimidatorio. Insomma, il linguaggio che è proprio a questa gente. Un video messaggio letto a mo’ di proclama da tale Gian Marco Concas, sedicente portavoce di Defend Europe. Il buon Concas ci prova. Tenta di spacciare la missione dei suoi ragazzotti razzisti come un trionfo e di dipingere Palladino come un cronista isolato e sacrificabile. Che errore. Un drammatico errore. Chi scrive ha coordinato dalla redazione di Famiglia Cristiana l’inchiesta (gentile Gian Marco, metta anche me fra gli isolati e sacrificabili, si segni il nome, si trova in calce all’articolo). Chi scrive è in grado di rassicurare Concas e i suoi camerati di Defend Europe: l’inchiesta va avanti, Famiglia Cristiana ci metterà ancora più impegno e giornalisti. Seguirà passo passo Defend Europe. Lo farà non con vuoti proclami ma con gli strumenti che le sono propri: scavare, approfondire, investigare. E raccontare fatti, circostanze, retroscena.

Ci piacerebbe, questo sì, che intervenisse il Governo italiano e il suo ministro dell’Interno, che hanno voluto tanto rigore dalle Ong ma finora non hanno speso una parola per condannare l’azione dissennata degli “identitari”. Né tantomeno per noi e il collega. Tanti giornalisti italiani stanno esprimendo forte e piena solidarietà ad Andrea Palladino.

Siamo convinti che altri colleghi e altre testate riprenderanno, rilanceranno e approfondiranno anche le inchieste che hanno tanto infastidito i "Razzisti del mare".
 

Luciano Scalettari

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