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giovedì 23 novembre 2017
 
 

A Bologna don Matteo Zuppi, il missionario delle periferie

27/10/2015  Instancabile animatore e compagno di strada di rom, drogati e senzatetto, don Matteo, nominato vescovo ausiliare di Roma nel 2012, è molto conosciuto a Trastevere, sede del quartiere generale della Comunità di Sant’Egidio, dove è tornato dopo l’esperienza come parroco nel quartiere periferico di Torre Angela

Sarà un duro colpo per il popolo di “don” Matteo. Già, perché per gli abitanti del centro storico di Roma che lo avevano avuto parroco per dieci anni, il rapporto finora non si era scalfito: anche dopo il trasferimento nella borgata di Torre Angela, nel 2010, o la nomina a vescovo ausiliare di Roma nel gennaio del 2012,  “Matteo” continuava a farsi vedere. Con la sua bicicletta passava a salutare i giovani rom che tendono la mano nel portico di Santa Maria, i senza fissa dimora che, più di una volta, gli avevano lasciato in custodia i documenti, prima di essere ricoverati d’urgenza per l’ennesimo abuso di alcol, e gli anziani che lo apostrofano affettuosamente: ’a matte’.

Matteo Zuppi,
che papa Francesco ha voluto come nuovo pastore della diocesi di Bologna, sulla cattedra che fiu dell'innovatore Lercaro e poi di Giacomo Biffi e Carlo Caffarra, è uomo dal sorriso aperto e dal cervello raffinato. A suo agio sia seduto su un marciapiede accanto a un povero, così come ai tavoli internazionali della politica quando è stato il mediatore ufficiale nella chiusura del conflitto in Mozambico. Capace, da parroco, di integrare armonicamente i percorsi parrocchiali ordinari con l’attività ecumenica, pastorale e caritativa della Comunità di sant’Egidio, in cui è cresciuto e della quale è oggi assistente ecclesiastico. Da vescovo, è stato sensibile ai percorsi di accoglienza di persone “marginali” nella comunità, come gli incontri “Chiesa casa per tutti”, frequentati in prevalenza da divorziati risposati e omosessuali, organizzati, con il suo appoggio, dai gesuiti di San Saba.

Zuppi nasce a Roma, nel 1955, quinto di una famiglia numerosa e di grandi tradizioni cattoliche. È nipote, da parte materna, del cardinale Confalonieri, decano del Sacro Collegio e in prima linea nel soccorso agli ebrei durante la persecuzione nazista. Il padre Enrico è attivo nella Fuci, fotografo e giornalista dal 1947 diresse il settimanale vaticano l’Osservatore della Domenica.

Don Matteo si laurea in Lettere, in storia del Cristianesimo, con una tesi sul cardinale Ildefonso Schuster. Alla Lateranense consegue il secondo titolo accademico ed è ordinato sacerdote nella diocesi di Palestrina nel 1981. A Trastevere, quartiere generale della comunità di S. Egidio, lavora prima come viceparroco, quindi come “titolare”. Impara a farsi apprezzare da intellettuali e laici, Santa Maria diventa la parrocchia preferita dei presidenti della Repubblica. La sua nomina a Bologna è in perfetta sintonia con lo stile di Chiesa povera e gioiosa, “francescana” che chiede Bergoglio. Il libro che ha pubblicato per le edizioni San Paolo nel 2010 rappresenta bene il suo modo di essere prete, attuale più che mai: La Confessione. Il perdono per cambiare

 
 
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