È successo a Cuneo, ad Alba, a Palermo e adesso anche a Pordenone. Il gruppo di Azione Studentesca legato a Gioventù Nazionale – costola di Fratelli d’Italia – ha diffuso volantini davanti a diverse scuole con un QR Code che indirizza a un sondaggio da compilare” in cui viene espressamente chiesto agli studenti di segnalare i professori di sinistra della propria scuola.

Daniela Girgenti.
Daniela Girgenti.
Daniela Girgenti

Una caccia alla streghe e un invito alla delazione che fa inorridire Daniela Girgenti, direttrice editoriale della Tecnica della scuola, il portale più seguito dal mondo dell’informazione con oltre 150 mila contatti al giorno, che il 9 febbraio verrà completamente rinnovato nella veste grafica, «ma con la stessa serietà dei contenuti che ci contraddistingue fin dalla fondazione», spiega l’editrice.

Torniamo alla trovata di Gioventù nazionale...
«La considero un’iniziativa gravissima. È un’operazione di pura visibilità. Gli studenti non possono giudicare i docenti, non è nel loro ruolo. Sono “discenti”. Non c’è rispetto. Con quale autorità dovrebbero fare indagini di questo tipo? Chi gli ha dato questo incarico? Sono cose che non stanno in piedi».
Questo però ci porta a una domanda un po’ provocatoria: la maggioranza dei prof è di sinistra?
«No, questa è una semplificazione che non regge. I professori rappresentano la società in cui vivono. Non sono un corpo separato dalla realtà. Oggi viviamo in una società liquida, dove non esistono più schieramenti netti come in passato. Non si può ipotizzare che il corpo docente sia “avulso” dalla realtà. Ci sono professori, di sinistra, di destra, di centro e via dicendo».
Eppure negli anni Settanta e Ottanta il mondo della scuola era percepito come schierato…
«Certo, ma perché tutto il Paese era spostato a sinistra. C’era la Guerra Fredda, i due blocchi, il ‘68, i decreti delegati, le conquiste sul fronte del lavoro, tutt’un’altra storia. Il corpo docente, che dovrebbe rappresentare l’intelligenza del Paese, rifletteva quella società. Oggi quegli schemi non esistono più. Non si può dire che gli intellettuali siano tutti di sinistra: ripeto, esistono intellettuali di sinistra, di destra e di centro».
La scuola è stata il più grande serbatoio di occupazione intellettuale d’Italia. Secondo lei dunque non esiste più un’egemonia culturale della sinistra, quella teorizzata da Gramsci? Il ministro della Cultura Giuli in un pamphlet vorrebbe adottare il metodo gramsciano anche per la destra …
«Ma guardi, molti studenti oggi non sanno nemmeno chi sia Gramsci. Davvero pensa che lo sappiano? Le faccio un esempio: un mio amico che fa lezioni di educazione al dialetto siciliano ha chiesto a ragazzi delle scuole medie cosa si facesse a Natale. Sa cosa gli hanno risposto? “La nascita di Babbo Natale”. Questo per dire il livello generale. Quanto ai professori, come le dicevo oggi sono come gli italiani: non c’è uno schieramento netto e preciso. Non sono più “l’intelligenza del Paese” nel senso tradizionale del termine».
Nei licei però forse la situazione è diversa…
«Sì, ma non possiamo parlare solo delle scuole superiori. Dobbiamo guardare al corpo docente nel suo insieme. E comunque come dicevo la società non è più quella di una volta. Non ci sono più schieramenti netti».
Esistono ancora docenti politicamente impegnati?
«Sarà l’1%, forse. Ma non saprei stimarlo. Per farlo bisognerebbe schedare le opinioni politiche dei docenti, cosa che fortunatamente non è permessa. Quindi come si fa a dire che sono di sinistra o di destra?».
Quindi oggi i docenti rispecchiano semplicemente la società italiana?Esattamente. Una società liquida e mutevole, senza paletti precisi, con le convinzioni che si spostano facilmente da una parte all’altra. Anche perché il docente non è più al traino della cultura come un tempo: la sua figura è profondamente cambiata».
In che senso?
«È cambiata molto. Oltretutto oggi il corpo docente è fortemente femminilizzato: fino alle scuole medie siamo all’89-90% di donne, percentuale che scende al 70-75% alle superiori. Perché sempre meno uomini scelgono di fare gli insegnanti? La risposta è semplice: lo stipendio».

Il nodo è economico, quindi...
«Sì. Lo stipendio del docente è sempre più basso in rapporto al costo della vita. Parliamo di una media massima di circa 30 mila euro lordi annui, mentre nella pubblica amministrazione si arriva a 35 mila. Anche gli aumenti recenti sono minimi. Oggi un docente non riesce più a mantenere una famiglia da solo, cosa che un tempo era possibile».