Leggere la notizia che in alcuni licei di alcune città per volontà di un movimento studentesco vicino alla destra è stato chiesto di segnalare i professori di sinistra mi ha fatto sorridere e mi ha fatto pensare alle campagne elettorali del primo dopoguerra, in cui si insinuava che i comunisti mangiassero i bambini. Quel sorriso è durato poco: la domanda “Ma davvero esistono professori di sinistra?” nasce, infatti, da una notizia preoccupante. Un gruppo di studenti appartenenti ad Azione Studentesca, movimento che afferisce idealmente al partito Fratelli d’Italia, a dicembre ha dato vita a una campagna dal titolo apparentemente innocuo, “La nostra scuola”, il cui obiettivo non era altrettanto innocuo.

Scansionato il QR code ci si trova sui volantini diffusi da azione studentesca e a poche domande: un paio iniziali molto vaghe, come “Come definisci le condizioni della tua scuola?”, per poi proseguire con «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?» e «Descrivi uno dei casi più eclatanti». La conseguenza di questa campagna odiosa e delatoria è che ora, sui muri di diversi istituti, stanno comparendo striscioni e manifesti che invitano gli studenti a segnalare «i professori che fanno propaganda».

Inoltre circolano, nelle chat tra studenti, messaggi che sconsigliano la scelta di determinate scuole perché considerate “troppo di sinistra”. La vera domanda non è se esistano o meno docenti di sinistra, di destra o di centro ma per quale ragione dovrebbero essere segnalati. Questo ci riporta alla mente tempi bui, quando si facevano liste di proscrizione, e sappiamo bene dove hanno portato. I professori sono di sinistra, di destra o di centro perché sono cittadini e, come tali, esercitano giustamente il loro diritto ad avere un orientamento politico. Va difesa, come prescrive la nostra Costituzione, la libertà di pensiero e di manifestazione della stessa, senza mai fare propaganda. Perché in un Paese democratico le idee non dovrebbero mai fare paura, anzi. Se perdiamo il senso più alto e nobile della politica, rischiamo di ridurre le idee a semplici slogan buoni per striscioni da stadio: roba da tifoserie violente, e quindi molto pericolose.