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martedì 12 dicembre 2017
 
 

Andrea Riccardi: «Per il Papa le periferie chiamano la Chiesa a uscire»

15/12/2016  Spazi urbani rosi dal degrado e condizioni di vita sempre più grame: Bergoglio ha rilanciato, con convinzione e con gesti esemplari, l’attenzione per le masse emarginate dalla società. Questi «mondi», rimasti spesso senza «reti sociali», chiamano la Chiesa a uscire

Il tema delle periferie è stato centrale nel Conclave del 2013, da cui è stato eletto papa Francesco. Ne sono stato felice, perché – da anni – credo che il cristianesimo debba misurarsi in modo rinnovato con la città e con l’homo urbanus: quindi con il mondo periferico che cresce ai margini della città che conta. Questa è la grande domanda che il Novecento lascia alla Chiesa del secolo XXI.

Nel 1943, due preti parigini, Henri Godin e Yves Daniel, portarono un testo provocatorio, La France, pays de mission?, all’arcivescovo di Parigi, il cardinale Suhard. Questi così annotò: «L’insieme delle nostre popolazioni non pensa più in modo cristiano. C’è fra esse e le comunità cristiane un abisso. Bisogna uscire da casa nostra, andare in mezzo a loro». A leggere queste righe, si resta colpiti dalle analogie con Bergoglio: “uscire” è parola chiave nell’Evangelii gaudium. Il mondo delle periferie chiama la Chiesa a uscire.

Più tardi, con il Vaticano II, si sviluppò una rifl™essione sul rapporto tra Chiesa e città. Nella Roma del post-Concilio, un forte movimento di cattolici si volse alle periferie, allora vaste baraccopoli e quartieri poveri: cercava forme nuove di presenza. Il cardinal Poletti, coraggioso Vicario di Roma, convocò nel 1974 un grande convegno, cui tutti potevano partecipare, sui “mali di Roma” per dar voce agli ambienti emarginati. Erano anni di “passione” dei cattolici per le periferie, affiƒevolitasi però nei decenni successivi.

Le “nuove periferie” del XXI secolo non sono più il terreno di lotta del movimento operaio o di presenza cattolica, ma di grandi solitudini. Spesso sono religiosamente pluraliste, con una forte presenza dell’islam, un mondo poco permeabile al cattolicesimo. Qui la Chiesa si è indebolita per la riduzione dei preti: sono avvenuti accorpamenti di parrocchie in “unità pastorali”. Si è concentrata nelle sue istituzioni con una prospettiva da minoranza. La Chiesa, seppure spesso debilitata nelle periferie, resta una delle poche realtà sociali con una vasta rete.

Nel 2007 gli abitanti delle città hanno superato quelli delle campagne. Un mondo più urbano è un universo di periferie. Gli slum ospitano il 31,6% della popolazione mondiale: un enorme popolo di esclusi. Più crescono le città, più aumentano queste baraccopoli. Nell’Africa subsahariana il 71,9% della gente vive in questi agglomerati. Le città dalle grandi periferie sono soprattutto nel Sud del mondo. I demografi prevedono per il 2020 ben nove megalopoli con più di venti milioni di abitanti, dove la vita umana è tanto diversa dal passato.

Qui Francesco crede che la Chiesa debba rinascere. Sono mondi spesso senza reti sociali. In molti di essi si afferma l’irruento e magmatico movimento neoprotestante (in un secolo arrivato a mezzo miliardo di fedeli), che intercetta tante domande: guarigione, riuscita nella vita o altro.

Un problema, per Francesco, è la contraddizione preoccupante di una Chiesa clericale spesso con grandi parrocchie, ma con pochi preti. I cattolici cercano un riferimento nei preti e li trovano molto meno. La Chiesa dovrà sempre più scoprire, nelle periferie, attori laici o comunitari per una sua nuova presenza, aperta e accessibile a tutti. Un radicamento nelle periferie, prossimo alla gente, impone di ripensare il rapporto con il territorio.

L’attuale strutturazione della Chiesa rimonta ad altre stagioni storiche. La divisione territoriale delle parrocchie resta valida? Il Papa ha confermato nell’Evangelii gaudium la validità delle parrocchie, talvolta però sono troppo ampie, anche con 100 mila fedeli. Nel 2008, l’arcivescovo Bergoglio propose a Buenos Aires una “santuarizzazione” della parrocchia: un approdo aperto a tutti. Nel 2009, creò la Vicaria pastoral para las Villas, per gli ambienti periferici. Papa Francesco ha inaugurato un processo di “conversione pastorale”. Forse potrà portare a creare più “soggetti” ecclesiali (presenti o nati) nelle periferie, innescando anche sovrapposizioni, ma favorendo un contatto diretto per molti con la vita religiosa, magari meno istituzionale.

Geometrie e programmazioni non rientrano nella visione di Bergoglio. Il Papa favorisce e lascia crescere storie di passione per le periferie umane e urbane. La sua via non è senza incognite. È, però, l’alternativa al ripiegamento cattolico in alcune nicchie “religiose” nella città: minoranze inquadrate, non capaci di entrare nel grande mondo delle donne e degli uomini periferici, facendo circolare il messaggio del Vangelo nella vita quotidiana.

Francesco mostra con semplicità evangelica la convinzione che la sua Chiesa ha una grande missione. Non propone un progetto, ma tende a suscitare tra vescovi, preti e fedeli, una passione creativa verso i mondi periferici più trascurati.

Del resto le periferie sono la grande sfida oggi per un futuro umano e paciƒfico delle nostre società a livello globale. La Chiesa di Francesco non solo segnala la sfiƒda, ma si getta avanti in questa “avventura periferica”.

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