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Doveva essere un incontro per ridefinire i termini dei contratti di solidarietà avviati a inizio anno, e invece è arrivata la doccia fredda. Il messaggero di Sant’Antonio, lo storico giornale edito dai francescani della Basilica di Padova, nato nel 1898 e da sempre fra i periodici più letti al mondo, diffuso in decine di Paesi, ha comunicato, a due settimane dal Natale, la «cessazione del rapporto di lavoro con tutta la redazione». Gli otto giornalisti sono stati licenziati. La motivazione, ha detto il responsabile generale della casa editrice, frate Giancarlo Capitanio, è «da ricercare nella crisi dell’editoria e in particolare nel grave default in cui sono caduti i giornali religiosi».
La direzione del «Messaggero», ha sottolineato di aver cercato in tutti i modi «di evitare questo triste epilogo, nonostante le ingenti perdite registrate, in modo particolarmente evidente già dal 2015 e comunque in questi ultimi decenni». Nonostante la tiratura del mensile sia di 260 mila copie, quasi tutte in abbonamento, nel 2017 in bilancio si è chiuso in passivo per 2,7 milioni di euro; le perdite di esercizio nell’ultimo quinquennio (2013-2017) ammontano a circa 10 milioni di euro. I giornalisti erano in contratto di solidarietà al 20 per cento da un anno.
L’editore ha aggiunto che il giornale non chiuderà e le pubblicazioni continueranno. Ma non è ben chiaro chi ne scriverà i contenuti e come faccia il giornale a uscire ancora. Il sindacato pensa che possa essere "esternalizzato", contravvenendo alle norme contrattuali. Dura la nota dell’Federazione nazionale della stampa :«È una decisione unilaterale al tavolo convocato per fare il punto sullo stato dell’accordo di solidarietà, sottoscritto un anno fa: tavolo al quale è pesata come un macigno l’assenza del direttore responsabile frate Fabio Scarsato».




