PHOTO
Giovani e associazioni. Un mix vincente che ha affossato la riforma costituzionale voluta dal Governo. C’erano soprattutto loro, i giovani impegnati nell’associazionismo laico e religioso, ad attendere i risultati nella sede di Libera, a Roma, dove si era dato appuntamento il Comitato per il no messo in campo dall’Anm (Associazione nazionale magistrati) e all’Auditorium Frentani, dove invece si è ritrovato il Comitato società civile per il no presieduto da Giovanni Bachelet.


Trasversali ai partiti, anzi in molti casi a-partitici, i giovani – decisivi come dicono i dati per la vittoria del no al referendum – si sono spesi soprattutto per capire e confrontarsi. E se la maggioranza delle grandi associazioni ecclesiali, coerenti con il dettato conciliare, non ha dato indicazione di voto ai propri aderenti, ha però contribuito a promuovere quella conoscenza indispensabile per capire qual era la posta in palio. L’Azione cattolica, in particolare, con gli universitari della Fuci e con il Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) ha promosso webinar e momenti di approfondimento sul tema, lontani dalle risse televisive e dalle strumentalizzazioni. In ossequio con la scelta religiosa, voluta da quel Vittorio Bachelet, presidente dell’Aci, che fu assassinato dalle Brigate rosse quando era vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, l’Azione cattolica si è spesa nella formazione e nell’informazione.
Un lavoro dal basso, capillare. «L’occasione referendaria», scriveva il presidente dell’Azione cattolica, Giuseppe Notarstefano, in una lettera indirizzata ai soci, «può essere un’opportunità per offrire la nostra associazione come luogo di approfondimento e di dialogo per tutti, alternativo alla violenza di dibattiti urlati o delle solitarie invettive che purtroppo spesso registriamo nei media. Proprio per questo incoraggiamo l’associazione a tutti i livelli a promuovere occasioni di studio e di dibattito, coinvolgendo esperti ma soprattutto cittadini, momenti che possano incoraggiare e sostenere la partecipazione ad un passaggio delicato e cruciale per la vita repubblicana».
Manifestando il «disagio e il nostro profondo rammarico nel verificare come una materia che riguarda il patto fondativo, che descrive le regole comuni, ritorni ad essere un’occasione di divisione e di scontro piuttosto che un’occasione di dialogo e di incontro per le diverse opzioni politiche nello spirito costruttivo che invece ha caratterizzato l’elaborazione della Carta costituzionale», l’Azione cattolica si è spesa per incoraggiare la partecipazione e stimolare il confronto su quella che, come sottolineavano i ragazzi presenti ai due comitati, «è la nostra casa comune».
Ad attendere il risultato del referendum c’erano anche giovani scout, appartenenti a Libera, a Sant’Egidio, ma anche giovani ciellini che hanno contestato la presa di posizione della presidenza per il sì non discussa con la base e quasi imposta. Senza rivendicare la propria appartenenza ecclesiale, ma spiegando invece di sentirsi tutti cittadini, i ragazzi si sono incontrati sui webinar, in parrocchia, nelle scuole. Hanno chiesto spiegazioni a professori universitari, magistrati, studiosi di diritto. Tenuti insieme da un filo rosso che ha legato la necessità di partecipare e il mettere al centro la difesa dell’architettura costituzionale e la separazione dei poteri.
In tanti hanno ricordato le parole del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, che ha richiamato al dovere della partecipazione come «espressione del bene comune».
A urne ormai chiuse e risultati arrivati, al di là del dato numerico, resta la testimonianza di un associazionismo cattolico che, soprattutto nella sua fascia più giovane, ha scelto di farsi coinvolgere, di partecipare, di informarsi usando la prossimità, il dibattito faccia a faccia, il confronto diretto. Una generazione che non ama gli slogan e le strumentalizzazioni e che, per dirla con Aggiornamenti sociali, la rivista dei gesuiti, con il «no» ha dato «un’indicazione di metodo cruciale: le riforme importanti non si impongono, ma si costruiscono attraverso il dialogo e il confronto. Questo voto ha ricordato che la Costituzione non è un testo lontano, ma una realtà viva, che chiede di essere difesa non per conservatorismo, ma per responsabilità».




