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Chiesa e gerarchia. Papa Leone continua la spiegazione della Costituzione dogmatica Lumen gentium e affronta il tema del “fondamento degli Apostoli. La Chiesa nella sua dimensione gerarchica”.
Dopo aver presentato, nelle scorse catechesi, la Chiesa come popolo di Dio, il Pontefice parla oggi della struttura gerarchica. «La Chiesa cattolica», sottolinea, «trova il suo fondamento negli Apostoli, voluti da Cristo come colonne vive del suo Corpo mistico, e possiede una dimensione gerarchica che opera a servizio dell’unità, della missione e della santificazione di tutte le membra». Si tratta di un «Ordine sacro» che «è permanentemente fondato sugli Apostoli, in quanto testimoni autorevoli della risurrezione di Gesù e inviati dal Signore stesso in missione nel mondo». Gli Apostoli sono chiamati a custodire fedelmente gli insegnamenti di Gesù e a trasmettere il loro ministero a «uomini che, fino al ritorno di Cristo, continuano a santificare, guidare e istruire la Chiesa “grazie ai loro successori nella missione pastorale”».


Appare evidente allora, e il capitolo terzo della Lumen Gentium lo spiega chiaramente, che la gerarchia non è un istituto umano «funzionale all’organizzazione interna della Chiesa come corpo sociale», ma una costruzione divina «volta a perpetuare la missione data da Cristo agli Apostoli fino alla fine dei tempi».
Inoltre il Papa spiega che, sebbene questo argomento sia affrontato dopo quelli che riguardano l’essenza stessa della Chiesa non significa che sia un elemento successivo rispetto al popolo di Dio. «Come nota il Decreto Ad gentes», richiama il Papa, «gli Apostoli furono simultaneamente il seme del nuovo Israele e l’origine della sacra gerarchia», in quanto «comunità dei redenti dalla Pasqua di Cristo, stabilita come mezzo di salvezza per il mondo».
I Padri conciliari, continua papa Leone, «non vollero presentare gli elementi istituzionali della Chiesa, come potrebbe far intendere il sostantivo “costituzione” se intesa in senso moderno. Il Documento si concentra invece sul “sacerdozio ministeriale o gerarchico”, che differisce “essenzialmente e non solo di grado” dal sacerdozio comune dei fedeli, ricordando che questi sono “ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo”». Il Concilio parla del «ministero che viene trasmesso a uomini investiti di sacra potestas per il servizio nella Chiesa: si sofferma in particolare sull’episcopato, quindi sul presbiterato e sul diaconato come gradi dell’unico sacramento dell’Ordine».
L’aggettivo «gerarchica», dunque indica «l’origine sacra del ministero apostolico nell’azione di Gesù, Buon Pastore, nonché i suoi rapporti interni». In particolare i Vescovi «e attraverso di loro i presbiteri e i diaconi, hanno ricevuto compiti (in latino munera), che li portano al servizio di “tutti coloro che appartengono al Popolo di Dio”, affinché “tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza”».
Una missione, questa del servizio, che ha il carattere «collegiale e comunionale». Lumen Gentium, infatti, ribadisce che l’«ufficio che il Signore ha affidato ai pastori del suo popolo è un vero servizio, che nella sacra Scrittura è chiamato significativamente “diakonia”, cioè ministero». Papa Leone ricorda Paolo VI che «ha presentato la gerarchia come realtà “nata dalla carità di Cristo, per compiere, diffondere e garantire la trasmissione intatta e feconda del tesoro di fede, di esempi, di precetti, di carismi, lasciato da Cristo alla sua Chiesa”».
Infine chiede a tutti di pregare «il Signore, affinché mandi alla sua Chiesa ministri che siano ardenti di carità evangelica, dediti al bene di tutti i battezzati e coraggiosi missionari in ogni parte del mondo».
Nei saluti finali papa Leone saluta con particolare affetto i fedeli «provenienti dalla Terra Santa» e ricorda loro che «il cristiano è chiamato ad essere un discepolo pieno d’amore e un coraggioso messaggero per annunciare il Vangelo in tutto il mondo».




