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venerdì 24 novembre 2017
 
 

Crollo dei vaccini pediatrici? I dati lo smentiscono

03/11/2015  La prima notizia è uscita il 4 ottobre scorso: allarme per la forte diminuzione del numero di bambini sottoposti al trattamento. Ma sul sito del ministero della Salute vengono pubblicati dati che smentiscono in modo clamoroso il presunto calo: tutte le vaccinazioni obbligatorie hanno percentuali al di sopra del 95%. Perché allora tutto questo clamore mediatico? Forse una spiegazione c’è…

 

I media nelle ultime settimane hanno fatto da cassa di risonanza a un dibattito facilmente infiammabile: quello che contrappone vaccinisti ad anti vaccinisti, e quindi sull’opportunità di questo presidio medico. Tutto è iniziato con una notizia del 4 ottobre scorso: il crollo delle vaccinazioni in età pediatrica. Un fatto grave e allarmante. Che però è falso.

L'ultimo rapporto sull'argomento è dell'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa)1, di marzo scorso ‒ peraltro accessibile a tutti poiché disponibile sul sito del Ministero della Salute ‒ che rende note le percentuali sulle vaccinazioni pediatriche relative al 2013, tutte superiori al 95%, livello al di sotto del quale è opportuno che le autorità intervengano per recuperare i punti persi:

La tabella vaccinazioni pediatriche Aifa 2013.
La tabella vaccinazioni pediatriche Aifa 2013.






Da quanto appare, solo quelle non obbligatorie risultano inferiori al 95%.

Nello stesso rapporto Aifa vengono riportati anche i dati relativi alle reazioni avverse e ai decessi da vaccino antinfluenzale (che abbiamo già trattato nel dossier che famigliacristiana.it vi ha dedicato) e di altri tipo: 8 morti e 433 reazioni gravi. Non deve stupire il fatto che questo studio illustri i dati relativi al 2013 perché, oltre ad essere gli ultimi resi noti, sono stati analizzati e confermati lungo il corso del 2014, come riportano le fonti scientifiche citate nello studio stesso, e che infine è stato pubblicato nel marzo del 2015. Si tratta di quell’arco temporale necessario tra la raccolta dati e la loro elaborazione e verifica, che ci rassicura sull'affidabilità dei dati stessi. Ma non sulla loro “adeguata divulgazione”, dato che non sono serviti a impedire al presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi, di affermare solo il 20 ottobre scorso che «Negli ultimi anni in Italia ci sono stati 19 milioni di vaccinati e solo 5 reazioni allergiche, nessun morto. Questi sono i dati sui vaccini» (Fonte: Ansa).

Sottolineiamo ancora che nel solo 2013 i decessi sono stati 8, e le reazioni gravi superiori a 400.

Tornando alla recente querelle sull'importanza di vaccinarsi, un articolo di Vittorio Demicheli dell'organizzazione Cochrane Colaboration2  apparso qualche giorno fa sul sito web del Sole 24 ore, mette in evidenza un fatto molto interessante. Secondo l'autore non è un caso che “il polverone mediatico” sia stato sollevato proprio nei giorni in cui è in corso l'approvazione del Piano nazionale di vaccinazione 2016-18 che, tra le novità principali, intende rendere obbligatori vaccini che prima non lo erano.

Si tratta dello stesso Piano che, inizialmente, aveva previsto delle sanzioni contro quei medici che vi si opponevano, costringendo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a intervenire per prenderne pubblicamente le distanze. E consideriamo anche ‒ per controbilanciare una presa di posizione così drastica nel mettere al primo posto la salute pubblica ‒ che nel 2003 è stato depenalizzato dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia l'obbligo da parte dei medici di segnalare le reazioni avverse ai farmaci, a esclusione dei vaccini, le cui sanzioni quindi non rientravano più nella sfera del penale (prima, invece, era previsto il pagamento di una multa e la detenzione fino a 6 mesi).

Dunque per alcuni vertici della sanità pubblica disapprovare un piano vaccinale è inquadrabile come colpa grave, sanzionabile secondo alcuni con la radiazione (ma poi attenuata prevedendo procedimenti disciplinari degli ordini dei medici), mentre non segnalare danni per la salute, verosimilmente derivati dal nesso causale con un vaccino, è cosa meno grave.

Ad ogni modo, nella realtà che vive oggi il nostro Paese, per questo piano mancano i soldi: si prevede infatti di aumentare la spesa annua per i vaccini a 620 milioni di euro, mentre per quello in vigore lo stanziamento è di 300. Ecco perché la Conferenza Stato-Regioni si è riservata per il momento di approvarlo.

Per concludere, a proposito dell'annoso problema della disinformazione, ecco un esempio del modo in cui insorge confusione nei genitori: una lettera inviata dal distretto di una delle Asl più grandi del Lazio, che non brilla certo per precisione informativa:


La lettera distretto asl lazio.
La lettera distretto asl lazio.


Questo documento infatti non riporta nessun dato circa l'efficacia dei vaccini proposti, né quali effetti collaterali può presentare e con quale incidenza, né fornisce consigli sul quadro clinico ottimale in cui somministrare quello che ‒ forse si tende a dimenticarlo ‒ resta un farmaco.

È in questo modo che non si allenta la confusione e non si blocca l'allarme. Soprattutto quando i responsabili della Salute dimostrano di non riuscire a esser chiari, mentre circolano notizie in controtendenza rispetto a dati recenti e affidabili. E non comunicando i dati, o negando che siano mai esistiti, permettono che si diffondano timori e panico ingiustificato.

Per puro caso la polemica attuale si sovrappone al periodo della vaccinazione antinfluenzale. A cui non farà certo bene.

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1  'Rapporto sulla sorveglianza di postmarketing dei vaccini in Italia', Agenzia italiana del farmaco (Aifa), marzo 2013

2  https://it.wikipedia.org/wiki/Cochrane_Collaboration

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