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È Cristo che ci rivela Dio. E che ci dà la certezza dell’amore perenne del Padre. «Seguendo fino in fondo il cammino di Gesù, giungiamo alla certezza che nulla ci potrà separare dall’amore di Dio», dice papa Leone continuando la catechesi sui documenti del Concilio e in particolare sulla costituzione dogmatica Dei Verbum sulla divina rivelazione. Dopo aver spiegato, lo scorso mercoledì, «che Dio si rivela in un dialogo di alleanza, nel quale si rivolge a noi come ad amici» e che, dunque, «si tratta di una conoscenza relazionale, che non comunica solo idee, ma condivide una storia e chiama alla comunione nella reciprocità» aggiunge che questa rivelazione «si realizza in un incontro storico e personale nel quale Dio stesso si dona a noi, rendendosi presente, e noi ci scopriamo conosciuti nella nostra verità più profonda». Si rivela in Gesù, come scrivono i padri conciliari: «L’intima verità sia di Dio che della salvezza dell’uomo risplende a noi in Cristo, che è insieme il mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione». Ed è nel Figlio, dice ancora il documento, che «gli uomini […] possono presentarsi al Padre nello Spirito Santo e sono fatti partecipi della natura divina».
Solo nella relazione con Gesù, e in virtù dello Spirito Santo, dunque, giungiamo alla piena conoscenza di Dio. «Lo attesta ad esempio l’evangelista Luca quando ci racconta la preghiera di giubilo del Signore», che, pieno di Spirito Santo, disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
È grazie a Gesù, quindi, se conosciamo Dio e siamo da Lui conosciuti. In Cristo diventiamo figli amati dal Padre che, dice Gesù, conosce le nostre necessità.
«Infine», spiega Leone, «Gesù Cristo è rivelatore del Padre con la propria umanità. Proprio perché è il Verbo incarnato che abita tra gli uomini, Gesù ci rivela di Dio con la propria vera e integra umanità: “Perciò egli – dice il Concilio –, vedendo il quale si vede il Padre, con tutta la sua presenza e manifestazione, con le parole e le opere, con i segni e i miracoli, e soprattutto con la sua morte e gloriosa risurrezione dai morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, completa, compiendola, la rivelazione”».
Ma, per conoscere Dio in Cristo dobbiamo accogliere tutta la sua umanità. «La verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino. È l’umano integrale di Gesù che ci racconta la verità del Padre», dice il Pontefice. E aggiunge che «a salvarci e a convocarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi. Perciò, per onorare la grandezza dell’Incarnazione, non è sufficiente considerare Gesù come il canale di trasmissione di verità intellettuali. Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo». Condividendo anche il suo sguardo sulla realtà: «Guardate gli uccelli del cielo – dice –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?».
Riprendendo le parole di San Paolo ai romani, Leone ribadisce: «Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, […] non ci donerà forse ogni cosa insieme a Lui?”. Grazie a Gesù, il cristiano conosce Dio Padre e si abbandona con fiducia a Lui».
Nei saluti finali il Pontefice non manca di ricordare la settimana di unità dei cristiani e a invitare alla preghiera per la pace «in un momento della storia che sembra segnato da una crescente perdita del valore della dignità umana e in cui la guerra è tornata di moda. L’umanità di Gesù, che rivela il Padre», è l’auspicio del Pontefice, «ci aiuti a trovare cammini di giustizia e di riconciliazione».







