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mercoledì 26 novembre 2014
 
 

Tirabassi, "du spaghi" a modo mio

10/05/2012  Giorgio Tirabassi si racconta sulla scia del successo della fiction "Benvenuti a Tavola, Nord vs Sud".

Giorgio Tirabassi (foto Ansa).
Giorgio Tirabassi (foto Ansa).

Negli ultimi tempi la cucina ha invaso il piccolo e grande schermo. Sono sempre di più i programmi a essa dedicati e, quasi tutti, riscuotono un buon successo. La cucina è anche uno dei luoghi che più ha ispirato il cinema degli ultimi anni. Perché in cucina c’è fantasia, cultura, vita. E così, sull’onda dei successi riscossi dagli chef in Tv, è arrivata anche la prima fiction che pone al centro della vicenda il mondo della cucina. “Benvenuti a Tavola, Nord vs Sud”, è stata concepita come un buon piatto tutto da gustare. Strategia vincente, e i risultati non si sono fatti attendere.

Benvenuti a tavola, Nord vs Sud è la storia della rivalità di due chef e delle loro famiglie, una settentrionale e l’altra di origini meridionali, che si trovano ad avere il ristorante uno di fronte all’altro. Protagonisti della serie due bravi e amati attori italiani, Fabrizio Bentivoglio e Giorgio Tirabassi. Giorgio è il cuoco che viene dal Sud ed è dispiaciuto perché avrebbe voluto approfittare dell’occasione per diventare quello che si destreggia in cucina per preparare appetitosi pranzetti alla famiglia e a Cecio.

- Cecio, uno dei protagonisti della fiction?

"No, Cecio è il nostro cane. L’abbiamo preso al canile. E’ un incrocio tra un maremmano ed un cane da caccia. È un po’ strano ma ci hanno assicurato che è un cane…".

E’ di ottimo umore il formidabile interprete del Commissario Paolo Borsellino e, anche se rimpiange un po’ i ruoli impegnati, racconta di essersi divertito tantissimo.

- Com'è stato indossare il cappello da chef? E’ vero che vi hanno affiancato un cuoco vero per imparare a destreggiarvi meglio in cucina?

"Per forza. C’è anche stato uno chef che, in alcune scene, ha prestato le mani per tagliare velocemente verdura e frutta".

- Una controfigura in cucina?

"Certo, abbiamo usato le mani di un vero chef. Ci sono dei coltelli che tagliano solo a guardarli. E’ più pericoloso girare in cucina che fare Rambo nella giungla".

Il casti di "Benvenuti a tavola" (foto Ansa).
Il casti di "Benvenuti a tavola" (foto Ansa).

- Siete anche andati a vedere come funziona una cucina nelle ore di punta?

"Non avevo mai visto come si lavora nella cucina di un ristorante. E così, la produzione, mi ha mandato in diversi locali per vedere com’ è organizzato lo staff dei grandi chef. Ho cercato di carpire tutto quello che potevo dall’esperienza diretta".

- Cos’ha imparato?

"Ho capito che è meglio continuare a fare l’attore. I piatti che più mi piacevano ho provato a rifarli a casa ma il risultato si è rivelato completamente diverso a cominciare dai sapori per arrivare alla presentazione del cibo nel piatto. È poi è anche un lavoro molto faticoso. In cucina fa molto caldo e deve essere tutto sincronizzato. Ognuno ha la propria mansione come quando si è in barca a vela".

Fabrizio Bentivoglio e Giorgio Tirabassi, protagonisti della fiction.
Fabrizio Bentivoglio e Giorgio Tirabassi, protagonisti della fiction.

- Un giorno fa il poliziotto, un altro il malvivente, poi l'operaio e subito dopo l'industriale. Straordinaria l’interpretazione di Paolo Borsellino. Qual’è il ruolo che l’ha più impegnato?

"Senz’altro Borsellino, in tutti i sensi. Tecnicamente, emotivamente e culturalmente".


- Al centro della fiction c'è la cucina, ma soprattutto la famiglia. La sua professione l’ ha tenuta lontano spesso da casa?

"Ho fatto sempre scelte in funzione della mia famiglia. Sono stato anche fortunato perché ho avuto la possilità di lavorare, quasi sempre, a Roma. Non mi è mai successo di stare quattro mesi a Sofia o a New York. Sette o otto mesi sì, ma a Cinecittà… quindi a casa".

- Un lavoro come tutti gli altri, praticamente un impiegato.

"Assolutamente sì. Vado a lavorare alle 7.00 e torno alle 19.00, come la maggior parte della gente".

- Che tipo di padre pensa di essere?

"Buono…Faccio fare il poliziotto cattivo a mia moglie".

- I suoi figli mostrano inclinazioni artistiche?

"Nina frequenta la quarta ginnasio e per il momento deve pensare a studiare. Il maggiore, Filippo, ha 22 anni ed è molto interessato alla mia professione ma è ancora in fase di elaborazione. Non sa se affrontarlo dal punto di vista tecnico, interpretativo, autorale. Lasciamogli ancora un po’ di tempo e poi si vedrà".

- Lei, nella sua carriera, ha sempre fatto scelte mirate...

"Fino a quando mi è stato possibile sì. Negli ultimi tempi non ho più avuto questa tranquillità. Prima c’erano oggettivamente più cose che partivano. Oggi, con la crisi, anche il nostro lavoro è diminuito sensibilmente. Quindi, non sempre c’è la possibilità di scegliere la cosa migliore anche se si cerca di farla, comunque, al meglio".

- Anche gli attori guadagnano di meno in questo momento di crisi?

"Il nostro è il problema minore. In un modo o nell’altro ci arrangiamo. Le maestranze del settore, invece, sono veramente in crisi. Le produzioni che partono sono sempre meno. Prima un elettricista andava da un set all’altro e trovava sempre una collocazione. Finiva un film e ne cominciava subito un altro. Ora ti vengono pure a fare l’impianto elettrico a casa per sbarcare il lunario".

- Da poco si è messo anche a cantare...

"Suono da quando avevo 14anni. Ultimamente, mi sono anche rimesso a studiare chitarra. Fino a poco tempo fa, mi esibivo con la mia band in un locale di Roma che si chiama il Music Inn. Canto canzoni romane. Mi piace andare a ripescare brani poco conosciuti. Un passatempo che potrebbe anche diventare un secondo lavoro, visti i tempi che corrono…E’ successo anche per altre cose che ho fatto. Ho iniziato a fare l’attore, quasi per scherzo, per porre rimedio alla parlata zoppicante di cui soffrivo".

- Dalla fiction è nato anche un libro, Benvenuti a tavola, la sfida tra Nord e Sud con le ricette della tradizione, che raccoglie i piatti tipici delle ricorrenze religiose. I suoi ricordi da bambino?

"La mia famiglia è cattolica. Ricordo la vigilia di Natale. Si mangiava il pesce ed era raro in quel periodo. La mia, era una delle tipiche famiglie degli anni Sessanta. Allora si rispettavano di più le tradizioni. Ora, il mondo è cambiato".

- Prossimo impegno?

"Un nuovo film, ma per scaramanzia non posso dire nulla".

- Dica la verità, i baffi sono finti, vero?

"Sono veri, solo un po’ colorati perché li ho un po’ bianchi e un po’ rossi… un po’ bruttini e allora i truccatori me li hanno anneriti".

Un ricetta per l’Italia?

Molto difficili da dare. Non ce l’hanno neanche quelli che governano. Ingredienti naturali, non contraffatti

Un aneddoto. Qualcosa di divertente da raccontare che è successo durante le riprese?

Temevo proprio questo. Credevo di averla scampata, questa volta, e invece… Mi dimentico tutto, barzellette comprese. Impossibile, per me, raccontarne uno…

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