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Il papa: "All'educazione serve inclusione non selezione".

10/06/2017  Il discorso, tutto a braccio in spagnolo, di papa Francesco all'inaugurazione romana delle Scholas occurrentes.

È un papa Francesco rilassato quello che nel pomeriggio del 9 giugno ha incontrato ragazzi da tutto il mondo all’inaugurazione della sede romana delle "Scholas occurrentes". Parla a braccio, in spagnolo, senza nulla di preconfezionato, come un maestro alla sua classe.

Ascolta i ragazzi che raccontano la loro esperienza vissuta nella rete di 450mila scuole e reti educative di tutte le confessioni religiose e laiche, sia pubbliche sia private, presente in 190 Paesi, da 20 anni. Da quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. E ora anche a Roma nel Palazzo San Calisto, nel quartiere Trastevere, ma in zona territoriale vaticana.

E poi esordisce, ridendo: “Ascoltare le vostre testimonianze fa stare bene, come farebbe stare bene un po’ d’aria condizionata in questa sala”. Poi si fa serio. “In questa società costruita per escludere, selezionare, aggredire la scuola deve vivere per includere, dar la mano, abbracciare e riconoscere che ogni persona ha un senso. Tutte le persone sono “Sì”, che non esistono persone “No”. L’educazione che seleziona va creando un gruppo isolato nell’egoismo: la mano, la mente, il cuore si chiudono sempre di più”.

È la grande tentazione del mondo di oggi, si rammarica il Papa, ma continua: “L’esperienza che avete raccontato – un’esperienza di conoscenza costruita attraverso il confronto e il dialogo ndr. – aiuta ad aprire il linguaggio della mente, del cuore e della mano: solo così si tiene insieme quello che si sente, quello che si pensa e che si fa”.

Prova a esprimere il concetto in spagnolo, ma non rende, e allora prosegue: “Ve lo dico in italiano: le persone non sono stracci! C’è un pericolo grande nell’educazione”, ripete il Papa, “è “l’elitizzazione”, creare percorsi di esclusione, ma l’educazione non è solo sapere cose, è essere capaci di unire il linguaggio del cuore, della mente e delle mani. Viviamo nell’era della globalizzazione. Sarebbe buona cosa, se il mondo non la concepisse come una palla da biliardo sferica, dove ognuno ha la stessa distanza dal centro, annullando le differenze: ma così chi non è nel sistema non esiste. Accade anche per i popoli. Io credo che la vera globalizzazione debba essere un poliedro in cui si lavora insieme salvando le peculiarità di ciascuno. A questa globalizzazione deve portare la scuola: alla ricchezza della condivisione che si crea nel dialogo e nel confronto, non aggredendo: pensiamo ai bulli”. E ripete in inglese, per esser certo di mandare il messaggio a tutti i presenti: “no bullying”.

Alza la testa, guarda i ragazzi, la platea: “Qui dentro ci sono ministri dell’educazione – presente anche la ministra Fedeli -: stanno imparando da voi ma dovete avere il coraggio di osare, di essere creativi, di comunicare non in maniera alienata, ma dialogando, dovete lottare per chiedere una società più giusta e partecipata, contro il mondo dell’esclusione e dello scarto: ognuno ha una sua potenzialità, un suo senso. Ricordatelo una vita che non si condivide non è vita. È un museo. E io non credo che voi vogliate vivere in un museo!”.

In questo discorso, privato, la Barbiana di don Lorenzo Milani, che papa Francesco andrà a visitare di qui a qualche giorno, sembra vicinissima.

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