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giovedì 24 aprile 2014
 
 

Casa Zaccheo, studiare alla luce del Vangelo

05/11/2012  E' stata inaugurata, dall’Università Lateranse di Roma, la prima casa che ospita unversitari da tutto il mondo. Obiettivo: vivere il Vangelo per trovare la propria strada nella vita.

I ragazzi ospiti della Casa Zaccheo.
I ragazzi ospiti della Casa Zaccheo.

Undici giovani, sei ragazzi e cinque ragazze, di diverse nazionalità con un obbiettivo comune: vivere insieme il Vangelo e trovare un luogo di discernimento per un cammino di vita.  Con questi intenti nasce a Roma Casa Zaccheo, promossa dall’Università Lateranense. Un’intuizione affiorata nel corso dell’ultima Gmg spagnola, quando Benedetto XVI lanciò l’idea di tornare alle prime comunità cristiane.

A raccoglierla mons. Enrico Dal Covolo, magnifico rettore dell’Università pontificia, che insieme ai suoi collaboratori pensa a un segno tangibile di nuova evangelizzazione per l’Anno della Fede. Così, attraverso la pastorale universitaria, si inizia la ricerca di una decina di studenti, che sentono il desiderio di costruire un percorso diverso di vita e mettersi in gioco. “Questo vuole essere un esempio di evangelizzazione cristiana, che va al di là delle parole, per questo Anno della Fede”, ha ribadito Mons. Dal Covolo, ieri, nel corso dell’inaugurazione ufficiale. “È un invito alla santità”- ha sottolineato Dal Covolo: “Se non si tende a quell’obbiettivo, è inutile parlare di evangelizzazione, per cui è fondamentale la testimonianza nell’ambiente in cui si vive”.

Monsignor Enrico Dal Covolo (in piedi) e il cardinale Raffaele Farina, durante la celebrazione eucaristica nel giorno dell'inaugurazione della casa.
Monsignor Enrico Dal Covolo (in piedi) e il cardinale Raffaele Farina, durante la celebrazione eucaristica nel giorno dell'inaugurazione della casa.

Presente al pomeriggio inaugurale anche il card. Raffaele Farina, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, sottolineando l’importanza del fare comunità nella nostra società. “Ricordiamo che il prossimo nella nostra collettività siamo noi” – ha sottolineato: "Siamo chiamati alla solidarietà, ma dobbiamo darle un’anima. Non limitiamoci alla filantropia”.

E in questa casa, situata in una zona residenziale della capitale, che all’apparenza sembra un normale convitto, l’anima si respira, anche grazie alla presenza di sacerdoti, che proprio come le prime comunità cristiane, è decisiva. I giovani infatti sono affiancati, nel cammino di formazione spirituale ed umana, da un team di 4 sacerdoti capeggiati da un giovane prete, don Alessandro Cossu.

“Questa deve essere per loro un’opportunità per crescere insieme e confrontarsi, mettendo al centro l’impegno negli studi, ma anche la preghiera e l’adorazione eucaristica” – ci spiega Don Cossu, rettore della casa – “Inoltre anche per me è una grande grazia questa esperienza. È un mettermi in gioco con loro, non è solo un antidoto contro la solitudine, ma è essere una guida, perché sono sempre con loro, anche nelle mie debolezze”.

I giovani, che vivono insieme da settembre, non solo vengono da paesi diversi e da diverse zona d’Italia, e anche se sono eterogenei negli anni di studio, tutti seguono precisi momenti di preghiera, nonché ritiri nel corso dell’anno.

Questi ragazzi sanno bene che la vita in comune comporta anche rinunce e difficoltà, seppure nessuno è costretto a vivere necessariamente tutti i momenti, ma con il sorriso sulle labbra mi raccontano quanto la voglia di costruire, alleggerisce anche i sacrifici.

Insomma non solo un esperimento evangelico, ma un’opportunità, offerta dall’Università Lateranense, per illuminare un cammino vocazionale, non necessariamente teso alla vita religiosa, e favorire gli studi.
La casa, che dipende solo in parte dall’università, ha già incontrato la generosità di alcuni  benefattori, che hanno fatto donazioni.
Da un pulmino per raggiungere la facoltà al mattino, all’offerta della signora Pilato, che si sente un po’ la mamma di questi giovani.
Ma le necessità sono tante e Don Cossu sorridente, ci confida che spera in altre future donazioni. 
E guardando proprio al futuro il sacerdote ci rivela le sue speranze: “L’idea è quella di proseguire, sempre con piccole comunità, al massimo di 15 persone, contagiando anche altri, che desiderano fare un’esperienza di vita e di vangelo diversa!”.

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