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Lisa Borghini, lo sport è di famiglia

26/09/2012  Ritratto di una famiglia di campioni: Elisa (20) si è aggiudicata un bronzo ai Mondiali di ciclismo. Per la gioia del fratello ciclista, del papà allenatore e della mamma fondista.

Elisa Longo Borghini, sul podio ai Mondiali di ciclismo in Olanda (Reuters).
Elisa Longo Borghini, sul podio ai Mondiali di ciclismo in Olanda (Reuters).

Sono stati mondiali di ciclismo formato famiglia, per l’Italia. Moreno Moser si è messo in evidenza a 4 chilometri dall’arrivo, con una bella tirata in discesa, sul Cauberg, meritandosi i complimenti del ct azzurro Paolo Bettini: “Siamo di fronte a un gran corridore, basta farlo crescere”. A 21 anni, era il più giovane della corsa olandese, lo zio Francesco non fu tanto precoce. Peccato che fra i primi 10 sia arrivato solamente Oscar Gatto, 13°. In campo femminile è sesta Rossella Ratto, 18enne bergamasca sorella di Daniele, 22 anni, della Liquigas Cannondale. Quello è il team principe del ciclismo italiano, con 28 corridori divisi talvolta fra tre competizioni in contemporanea. In rosa c’è Paolo Longo Borghini, 31 anni, professionista dal 2004 e ottimo gregario, anche se mai selezionato per la Nazionale. La sorpresa è la sorella Elisa, 20 anni, a Valkenburg medaglia di bronzo, dietro all’olandese Vos e all’australiana Neyland, per la soddisfazione di papà Ferdinando, 72 anni, già istruttore di sci di fondo, e di mamma Guidina Dal Sasso, 54enne antesignana della valanga rosa del fondo.

Eccola qui, una delle famiglie più sportive del nostro paese. Tutto comincia con Ferdinando, ora in pensione, partito come tecnico giovanile e poi a livelli assoluti: dal ’72 al ’94 fu responsabile tecnico dei materiali delle nazionali di fondo, dunque sceglieva sci e scioline, bastoncini e scarpe.

Ha sempre fatto l’allenatore, stabilendo un gran feeling con atleti e ragazzi. Li sapeva coinvolgere e tenere vicini, a Ornavasso, comune piemontese di 3300 abitanti con una squadra di volley femminile in serie A2. Tuttora tanti genitori gli chiedono consigli sulle tabelle da seguire, anche nel ciclismo. Perché fu lui a mettere in bici i figli.

Luca Longo Borghini, oggi corre per Liquigas. Qui in una foto del 2007, a Londra, nel prologo del Tour de France (Reuters)
Luca Longo Borghini, oggi corre per Liquigas. Qui in una foto del 2007, a Londra, nel prologo del Tour de France (Reuters)

“E per questo sono orgoglioso del bronzo di Elisa – racconta -, un risultato emozionante. Avevo allenato il fratello sino ai 22 anni, le stavo accanto e l’accompagnavo alle gare”. Sino alla scorsa stagione, quando lasciò a Paolo Slongo, preparatore della Liquigas. La più nota della famiglia è sempre stata Guidina Dal Sasso, azzurra sino a 40 anni, con la partecipazione a 15 coppe del mondo, 3 olimpiadi e 6 mondiali. Gareggiò sino a 44 anni, prima di fare l’enplein sui circuiti delle maratone di neve, a partire dalla Marcialonga, esclusa la Vasaloppet, famosa gara norvegese. “Mi aggiudicai – ricorda con orgoglio - il titolo iridato di ski roll, ovvero lo sci a rotelle, e persino il bronzo al campionato del mondo di corsa in montagna”.

In casa Longo Borghini la famiglia è il valore fondamentale. “Ci si dà una grossa mano, uno per tutti e tutti per uno, in senso letterale. Ciascuno è di supporto all’altro, si dialoga, ascoltandosi”. Entrambi i figli sono nati il 10 dicembre, quasi un segno del destino. Il primogenito Paolo è sposato da 6 anni con Kimberly Danza, americana del Montana, istruttrice di pilates, nota tecnica di rilassamento e allunghi, e maestra di sci. Hanno due figlie, Anna di 3 anni e Marta, 9 mesi, felici di crescere a 300 metri dalla casa dei nonni paterni, nella provincia di Verbano-Cusio-Ossola, terra di laghi (Maggiore) e monti (Rosa). A proposito, il presidente Massimo Nobile spera nella creazione della provincia di quadrante, con Novara, Vercelli e Biella, un’altra opzione prevedeva l’unione con la sola Novara, la terza addirittura il fuori regione, con Varese, per congiungere le sponde del lago.

 I Longo Borghini condividono tutto, abbinando volentieri ciclismo e fondo. “Discipline di fatica – spiega Paolo -, una complementare all’altra, serve qualità aerobica. Un corridore deve pure essere fondista, tant’è che d’inverno magari scia, e molti fondisti d’estate si allenano in bici”. Nessuna pressione dai genitori, Elisa e Paolo sono stati liberi di scegliere lo sport preferito. Alla bici lui arrivò grazie a Germano Barale, 76 anni, ex professionista, e al figlio Florido, con i consigli di Marco Della Vedova, ex pro, con Liquigas e Lampre. Elisa cominciò a 8 anni, all’inizio correva con i maschietti.

“Qualche volta li battevo pure – rammenta -, così mi è nata la passione per le due ruote. Fin da piccola vinsi, tanto e in tutte le categorie”. Il primo successo assoluto è stato a maggio, a Montignoso, in Versilia, poi la maglia bianca di miglior giovane, al Giro d’Italia, di Germania (Thuringer) e d’Olanda: un mese fa il bronzo agli europei a cronometro, vinti pure dalla regina Marianne Vos, sempre sul circuito del terzo posto di sabato. Le corse in bici sono programmate spesso nei fine settimana, ma quando è possibile Elisa e Paolo vanno a messa, sul posto della gara o in paese. Resta una profonda fede, rafforzata dalla madonna del Boden, santuario mariano sui monti di Ornavasso, molto amato dai ciclisti, come dimostrò l’arrivo del Giro a Macugnaga, l’anno scorso. Ancor più venerata è la Madonna del Ghisallo, in provincia di Como, protettrice universale dei corridori. “Là – conferma mamma Guidina – vanno ciclisti da tutto il mondo, portando un oggetto o la maglia di gara, lasciando ex voto”.

Ospita la bici di Fabio Casartelli, morto nel ’95 per una caduta al Tour de France, e un museo con foto e ricordi, raccogliendo le visite di giovani, amatori e professionisti. A ottobre sarà festa, con la settimana del Ghisallo, e don Luigi Farina, parroco di Magreglio, riceverà la delegazione verbana.

“La nostra famiglia è andata più volte, in questa occasione faremo un gemellaggio, una pedata cicloturistica fin lassù e a primavera sarà ripetuta al contrario, sempre come momento di ringraziamento e devozione”.

Paolo ha rinnovato il contratto con la Liquigas sino al 2014, a casa sono i genitori a dare una mano. “Stiamo assieme il più possibile – sottolinea Guidina -, condividiamo educazione e crescita delle nipotine, è importante pure zia Elisa. Il legame è profondo e quando possiamo seguiamo in gara i figli. Prima dello sport è sempre venuta la famiglia, lasciavamo da piccoli li lasciavamo soli il meno possibile, magari affidandoli ai nonni”.

Le sciatrici azzurre Guidina Dal Sasso (s) e Stefania Belmondo, si passano il testimone all'ultima frazione della staffetta 4x5 della Coppa del mondo di sci nordico 1996. (Ansa)
Le sciatrici azzurre Guidina Dal Sasso (s) e Stefania Belmondo, si passano il testimone all'ultima frazione della staffetta 4x5 della Coppa del mondo di sci nordico 1996. (Ansa)

Ora Dal Sasso è assessore provinciale allo sport, si impegna al massimo per la sua terra, mentre Elisa e Paolo sovente si allenano assieme. “Mio fratello è il faro - ricorda la giovane medaglia di bronzo –, mi dà consigli, anche tecnici, sui comportamenti in certe situazioni di corsa”. Ha imparato tanto dalla svedese Emma Johansson, bronzo iridato due anni fa, e gareggia per la norvegese Hitec Products-Mistral Home. “Tengo a formarmi anche culturalmente, amo le lingue e fra noi ragazze parliamo inglese. Studio scienze delle comunicazione, avevo frequentato l’istituto tecnico per il turismo. La squadra è sorta vicino a Oslo, ma una sede di allenamento è in Belgio”.

Paolo corre, segue in particolare Ivan Basso, è un gregario anche di Nibali e dello slovacco Sagan, ha scelto la via del sacrificio per gli altri, mentre la sorella brilla già di luce propria e sul podio lamentava addirittura di non essere stata convocata per l’Olimpiade. Alla madre sono arrivati centinaia di complimenti, su tutti i messaggi di Claudia Giordani, ex sciatrice, e Maurizio Damilano, olimpionico a Mosca 1980 e ora presidente della marcia mondiale. “La vittoria – conclude mamma Guidina – è sempre una grande gioia, anche in competizioni meno importanti. Lo sport dev’essere pure divertimento, gioco e crescita: viaggi e ti confronti, conosci paesi e genti, fai nuove amicizie. Offre apertura mentale, ti rapporti con gli altri e le stimolazioni sono assortite. Apre gli occhi su preconcetti, vai incontro al futuro in maniera positiva”. Lei è vicentina, dell’altopiano di Asiago, lassù diede alla luce Paolo e ha ancora genitori e fratelli. “Ci torno raramente, ma è una terra fantastica”. Fantastica è pure la storia di questa famiglia sportiva, lontana da riflettori e grandi guadagni, ma zeppa di valori.

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