Un appello a «porre fine con urgenza alla guerra che ha tormentato questa regione per troppo tempo e ad abbracciare un percorso in cui la pace sia testimoniata dalla moderazione, dal dialogo, dalla responsabilità e dal rispetto per il sacro e per ogni vita umana». Arriva con una dura nota dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, a firma del cardinale Pierbattista Pizzaballa, la richiesta di una pace duratura all’indomani dell’ennesimo grave episodio consumatosi nel Sud del Libano.

Ha fatto il giro del mondo in poco tempo la foto del militare israeliano che, vicino al villaggio cristiano maronita di Debel, lo stesso cui qualche settimana fa erano diretti gli aiuti del nunzio apostolico monsignor Paolo Borgia, fermato dall’Idf, colpisce con un martello la testa di Gesù crocifisso.

L’Assemblea, che chiede «con urgenza» la fine del conflitto, «esprime la sua profonda indignazione e la sua incondizionata condanna per la profanazione di una rappresentazione di Gesù Crocifisso da parte di un soldato israeliano in un villaggio libanese».

Un atto, dicono gli ordinari, che «costituisce un grave affronto alla fede cristiana e si aggiunge ad altri episodi segnalati di profanazione di simboli cristiani da parte di soldati delle IDF nel Libano meridionale». Inoltre «rivela inoltre una preoccupante mancanza nella formazione morale e umana, in cui persino il più elementare rispetto per il sacro e per la dignità altrui è stato gravemente compromesso».

E mentre il premier Netanyahu si affretta a dire che aprirà un inchiesta e che il «comportamento non è in linea con i nostri valori», l’Assemblea «chiede un'azione disciplinare immediata e decisa, un processo di responsabilità credibile e chiare garanzie che tale condotta non sarà tollerata né ripetuta».

Allo stesso tempo ribadisce che «anche di fronte a tale offesa, la Croce rimane inattaccabile nel suo significato. Come dichiara l'apostolo San Paolo, "Lungi da me la gloria se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo" (Gal 6,14). Per i credenti, la Croce perdura come fonte di dignità, speranza e redenzione, e come invito a vincere la violenza attraverso l'amore sacrificale». Ed è proprio «in questa luce che la Chiesa continua a proclamare che la vera pace non può nascere dalla violenza, ma deve rimanere, secondo le parole di Papa Leone XIV, “disarmata... una pace che chiama a 'rimettere la spada nel fodero'”».