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giovedì 14 dicembre 2017
 
 

Malesia, ai cristiani proibito dire "Allah"

14/10/2013  Un tribunale d'appello ha stabilito che la parola è di uso “esclusivo” dei musulmani. Il direttore di "Herald Malaysia", padre Lawrence, si dice “contrariato e sbigottito” e si rivolgerà alla Corte federale per ottenere giustizia: anche i cristiani dicevano "Allah" per definire Dio.

Vietato chiamare Dio "Allah" se non si è islamici. Un tribunale della Malesia ha stabilito che i non musulmani non posso usare la parola "Allah" per riferirsi a Dio, rovesciando una precedente sentenza del 31 dicembre 2009 che aveva dato ragione ai cristiani. Una decisione che, all'epoca, aveva creato controversie e scatenato attacchi estremisti a chiese e moschee. Il 14 ottobre, i giudici della Corte di appello hanno stabilito che l'apertura a fedeli non islamici avrebbe "creato confusione all'interno della comunità". In risposta, i cristiani ricordano ancora di aver usato per decenni il nome di "Allah" per definire (anche) il Dio cristiano e che le nuove disposizioni - volute con forza dal Governo, per soddisfare le richieste dell'ala più integralista del Paese - violano i loro diritti e la libertà religiosa.

All'esterno del tribunale un centinaio di attivisti musulmani ha sventolato cartelli e intonato slogan in cui ribadivano che la parola "Allah" è di uso "esclusivo" dei musulmani. Nell'aula, il giudice capo Mohamed Apandi Ali ha accolto le tesi dell'esecutivo e respinto le richieste (corroborate da precedenti sentenze) del fronte cattolico guidato dai vertici del giornale Herald Malaysia. "L'uso della parla Allah - ha dichiarato il capo della corte - non è parte integrante della fede cristiana. E l'uso della parola rischia di creare confusione nella comunità". Padre Lawrence Andrew, direttore del giornale cattolico, si dice "contrariato e sbigottito" dalla decisione dei giudici e che ricorrerà alla Corte federale per ottenere giustizia. La battaglia in tribunale non è dunque finita, ma arriverà ai massimi vertici del potere giudiziario nazionale. "È un passo indietro nello sviluppo della legge - ha commentato il sacerdote -  in relazione ai diritti di base delle minoranze religiose del Paese". In Indonesia e nel Medio Oriente, in genere, aggiunge, il termine "Allah" è usato da cristiani e musulmani. Egli invita quindi i cristiani a "continuare a pregare per ottenere giustizia" e ha aggiunto che la Chiesa non si piegherà a una sentenza ingiusta, ma che andrà avanti con l'appello.

Intanto il ministro dello Sviluppo agricolo dello Stato malesiano di Sarawak - uno dei territori che compongono la parte malesiana dell'isola del Borneo - annuncia che i cristiani potranno continuare a usare il nome "Allah" sul territorio per definire il loro Dio. Egli bolla la decisione dei giudici "non autentica" e contesta il fatto che solo i musulmani possano utilizzarla. "Noi [cristiani di Sabah e Sarawak] usiamo la parola Allah - ha aggiunto il ministro statale - da più di cento anni. E non si capisce perché all'improvviso non potremmo farlo". E conclude che i musulmani di Sabah e Sarawak, che definisce "fratelli", non hanno mai contrastato l'uso di Allah da parte dei cristiani.

La controversia relativa all'uso del nome "Allah" per definire il Dio cristiano nei media e sulle pubblicazioni - come la Bibbia in lingua Malay - è divampato nel 2008; il ministro degli Interni di Kuala Lumpur ha minacciato di revocare il permesso di pubblicazione all'Herald Malaysia, il più importante giornale cattolico. In risposta, i vertici della Chiesa hanno citato in giudizio il governo per violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione. E ha aggiunto che i cristiani di Sabah e Sarawak hanno usato la parola "Allah" per generazioni senza problemi, così come ha fatto per 14 anni il settimanale cattolico. Nel 2009 la decisione del Tribunale di primo grado (Alta corte), che dà ragione ai cattolici e concede loro l'uso del termine "Allah". Una sentenza che genera shock e ira fra i musulmani, i quali considerano la parola di pertinenza esclusiva dell'Islam. Nel Paese si scatena quindi un'ondata di violenze, con attacchi mirati e ordigni esplosivi lanciati contro chiese e altri luoghi di culto cristiani.

Per cercare di arginare la deriva estremista e placare la frangia islamista della Malesia, il governo di Kuala Lumpur decide di ricorrere in appello contro la sentenza dei giudici. In Malesia, nazione del Sudest asiatico di oltre 28 milioni di abitanti in larga maggioranza musulmani (60%), i cristiani sono la terza confessione religiosa (dietro ai buddisti) con un numero di fedeli superiore ai 2,6 milioni. I cristiani hanno ripubblicato un dizionario latino-malese vecchio di 400 anni, che dimostra come sin dall'inizio il termine "Allah" era usato per definire Dio nella Bibbia in lingua locale. 

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