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giovedì 23 marzo 2017
 
 

Martini, il profeta umile e curioso che amava le periferie

29/08/2013  Prima di essere cardinale venne a Sant'Egidio e chiese di aiutare un povero. Ogni giorno riordinava la sua stanza.

In questo periodo, a causa dell'anniversario della sua morte, si scrive molto su Carlo Maria Martini. Eppure è stato un uomo riservato (tanto da sembrare ad alcuni distaccato). L'ho conosciuto quasi timido negli anni Settanta. Affermato biblista, cercava i luoghi dove si viveva la parola di Dio. La ricerca di comunità che prendessero la "forma" del Vangelo lo ha accompagnato sempre. Così si accostò alla Comunità di Sant'Egidio, arrivando casualmente nella sua chiesa trasteverina a Roma. Martini era interessato alla vita della gente. Chiese di servire un povero («Scrivo sui poveri nella Bibbia, ma non li incontro», disse): gli fu indicato un anziano trasteverino solo, un uomo amareggiato, molto anticlericale. Vestito in borghese, si conquistò la sua fiducia, rimettendo in ordine la stanza dove viveva. Chiese anche di compiere un servizio in periferia: vi andò la domenica a celebrare la Messa in una cappella tratta da una ex pizzeria, finché fu nominato arcivescovo di Milano.

Sant'Egidio si poneva con passione nelle periferie della città: di fronte ai nuovi quartieri senz'anima, segnati dalla povertà e dalla solitudine, ma anche a uomini e donne periferici, poveri, soli, anziani. Fu Martini a introdurre un libro di Sant'Egidio su questi temi, dal titolo significativo, Vangelo in periferia.

Martini era interessato all'umanità dolente del mondo periferico, coinvolto nelle storie personali, spinto a uscire dal suo riserbo. Era sì riservato, ma mai avaro nel parlare del Vangelo. Diceva di dover imparare a comunicarlo nella vita di tutti i giorni. Si vedeva in lui crescere la passione di parlare di Dio e della sua Parola, che sarebbe emersa durante il suo episcopato milanese. Mi piacerebbe raccontare tante altre vicende vissute con Martini, come il dialogo nello spirito di Assisi, che portò tra l'altro alla preghiera a Milano nel 1993, o la scoperta del mondo degli immigrati. Ma vorrei solo sottolineare come, pur avendo vissuto grandi e piccole vicende, non sia stato mai un personaggio protagonista (e sarebbe stato facile anche per il suo successo). È anacronistico in un'epoca di tanti protagonismi. Martini era umile. Umile, perché non intendeva dominare, anche quando governava una grandissima diocesi.

Umile, non distaccato, ma anzi molto interessato ad ascoltare gli altri, curioso com'è rimasto fino alla fine di incontrare e di imparare. Per questo ha amato anche viaggiare finché ha potuto. E fino alla morte, nonostante la fatica a comunicare, ha sempre ricevuto visite. Così ricordo come le ultime conversazioni con lui fossero tutt'altro che formali, anzi lo si vedeva appassionarsi, spesso preoccupato per il futuro della Chiesa. Gli portai un libro di storia, dove avevo scritto qualche pagina su di lui: «Giusto, ma troppo gentile. Devi essere più critico!». C'è oggi da cogliere – a mio avviso – il suo segreto: la sua umiltà, nutrita dell'ascolto della parola di Dio, che lo rendeva appassionato alla vicenda umana, piccola e grande che fosse.

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