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giovedì 19 luglio 2018
 
Disabili
 

Suor Anna Monia Alfieri: «Dietro a quel contributo c’è un riconoscimento di diritto enorme»

04/05/2016  Mille euro per studente disabile alle scuole paritarie. Questo dice l'emendamento firmato dal ministro dell'Istruzione Giannini che segna, a detta di Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche, «un passaggio culturale importante».

12 milioni di euro alle paritarie se accolgono studenti disabili. Ovvero 1000 euro ad alunno garantendo un numero occorrente di ore e un docente dedicato e aiutando in questo modo le famiglie nella scelta. È questo l’esito dell’emendamento firmato dal ministro Stefania Giannini a partire dal 2017. Riducendo così il cosiddetto fondo "La Buona scuola", contenuto nel comma 202 della legge 107 che prevede finanziamenti per il "miglioramento e la valorizzazione dell'istruzione scolastica".

Suor Anna Monia Alfieri, esperta di politiche scolastiche, che collabora ai tavoli della parità al ministero ed è legale rappresentante dell’ente Casa religiosa Istituto di cultura e di lingue Marcelline, oltre che presidente della Fidae Lombardia e docente universitaria all’ Alta scuola impresa e società della Cattolica plaude alla scelta del ministro. «Ho registrato in modo molto positivo questo emendamento perché va nella giusta direzione che io auspico da tempo: mettere al centro lo studente. Questo emendamento, seppure con una cifra minima, è più una vittoria morale che economica. Perché la legge 62 del 2000 seppur facendo un passo avanti riconoscendo la libertà della scelta educativa della famiglia, il pluralismo educativo e quindi la scuola pubblica statale e paritaria, lede gravemente la figura del bambino portatore di handicap perché dice “le scuole paritarie saranno paritarie a condizione che prendano nella loro scuola i bambini portatori di handicap”. Non ho mai compreso perché una legge di Stato avesse bisogno di dirlo. E allora si capirà dopo perché la legge 62 non sa dire chi paga. Questa libertà di scelta educativa a carico di chi è? Ancora una volta della famiglia che paga le tasse per la scuola statale, intorno agli otto mila euro dati del Ministero solo di spese correnti, e se sceglie la scuola paritaria paga una seconda volta. Quindi la scuola paritaria diventa finanziatore di quella statale, ahimè, anche col bambino portatore di handicap. Abbiamo tantissime leggi che si pronunciano per abbattere ogni e noi andiamo a discriminare proprio il bambino portatore di handicap. Perché se sceglie la scuola statale forse avrà un docente di sostegno, se sceglie quella paritaria l’insegnate di sostegno sarà o a carico della scuola che si sostiene con le rette della famiglia quindi nuovamente una sussidiarietà orizzontale o sulla stessa famiglia. Quindi io guardo a questo emendamento come un passaggio culturale italiano importante: finalmente con una serie di azioni il governo il parlamento il ministro sta compiendo un’azione culturale. Inutile continuare a dire che la scuola paritaria fa parte del sistema scolastico, inutile combattere contro i diplomifici. Facciamo i fatti: cominciamo con una serie serrata di controlli sulle paritarie e così emergeranno i diplomifici e verranno chiusi. Cominciamo a dire con i fatti che il bambino portatore di handicap è un cittadino italiano e se sceglie la scuola paritaria non ha il docente di sostegno e quindi deve ricevere un contributo perché dietro a quel contributo c’è un riconoscimento di diritto enorme. Il pluralismo educativo si gioca tra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria entrambe buone, con una chiara identità, sotto lo sguardo dello Stato garante e la famiglia italiana, che ha la responsabilità educativa, deve avere la libertà di agirla questa responsabilità. L’Italia è al quarantasettesimo posto nel mondo quanto a libertà educativa, addirittura Mosca arriva prima. L’emendamento ha il nostro plauso perché il governo sta rieducando il popolo italiano affinché la famiglia si riappropri del suo ruolo educativo».

Scuole paritarie accusate di non prendere gli alunni disabili perché non c’erano i soldi, adesso verrete accusati di essere gli unici che li prendono perché prendete soldi.

«Questo fa parte sempre di quel retaggio italiano dell’ignoranza di chi non fa. Le scuole paritarie da sempre hanno prese bimbi portatori di handicap. Chi non li ha presi sono i famosi diplomifici che noi abbiamo chiesto vengano chiusi e secondo le scuole radical chic che mi rifiuto di chiamare paritarie. Quelle con rette da 12 mila euro all’anno. Addirittura c’è un forte aumento, in proporzione, degli alunni portatori di handicap nella scuola paritaria rispetto a quella statale. Un docente di sostegno costa 25 mila euro all’anno, la scuola paritaria non avendo questi soldi un po’ li ha pagati con le pensioni delle suore che non ci sono neanche più, o spalmati sulla famiglia o, quando possibile, c’era la famiglia che dava un contributo. Tutto ciò ha portato al collasso di molte scuole paritarie. Non sarà il contributo di 1000 euro a far prendere i bambini, le scuole paritarie continueranno semplicemente a fare quel che già facevano. Il docente costa 25mila euro. Di fatti la regione Lombardia dà un contributo di tre mila euro a bambino disabile che si iscrive alla scuola paritaria a prescindere dall’handicap. Perché l’handicap deve essere un costo della collettività e quindi dello Stato perché il cittadino ha già pagato le tasse. E allora questi sono piccoli interventi, gocce nell’oceano senza le quali però, come diceva Madre Teresa di Calcutta, non ci sarebbe l’oceano, a cui guardo con favore perché sono più culturali. Da esperta mi preoccupo dell’azione culturale. La strada maestra resta quella del costo standard di sostenibilità che farebbe risparmiare allo stato italiano 17 miliardi di euro dando la libertà di scelta educativa alle famiglie come da risoluzione europea dell’84. Ciò non vuol dire meno risorse alla scuola, ma più risorse spese meglio. Questo garantirebbe una buona scuola pubblica statale e una buona scuola paritaria evitando, un domani, che ci sia una buona scuola pubblica statale, ma unica e quando dico unica le nostre menti vanno al Regime».

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