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«Davanti a una umanità in ginocchio dobbiamo inginocchiarci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi». Papa Leone spiega la logica di Dio, non un Dio della forza e della violenza, ma un Dio di amore. «Siamo sempre tentati di cercare un Dio che “ci serve”, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio», spiega nell’omelia della messa in Cena Domini, prima di lavare i piedi ai 12 sacerdoti della diocesi di Roma. E ricorda che i cristiani non seguono la logica del mondo fatta di potenza e forza, ma quella dell’umiltà e dell’amore fino alla morte. Proprio con questa liturgia che ci fa entrare nel triduo pasquale «partecipiamo a un banchetto durante il quale Cristo “avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Il suo amore, nell’ultima cena, di fa «gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso».
Gesù istituisce l’eucarestia e lava i piedi agli apostoli. «Il gesto del Signore», spiega Leone, «fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita». Lavare i piedi è molto di più «che un modello morale», sottolinea il Pontefice, «Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza».
Noi desideriamo «un Dio del successo e non della Passione», come diceva papa Benedetto, ma l’onnipotenza di Dio si rivela nel lavare i piedi, nel «dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma».
Con questo gesto «Gesù purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore».
Gesù non offre il suo esempio «quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore».
E Gesù non ci chiede di ricambiare il suo servizio, ma di condividerlo con gli altri. «Lasciarci servire dal Signore», come alla fine ha fatto Pietro, «è condizione per servire come ha fatto Lui». «Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi».
Dunque, conclude papa Leone, «il Giovedì Santo è perciò giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore».





