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mercoledì 20 ottobre 2021
 
verso le elezioni
 

«Liberiamo la Calabria dai mali antichi», l'appello al cambiamento dei vescovi

08/08/2021  Sei i punti dolenti elencati: «bilanci mal fatti, quando non sfacciatamente falsi; assenteismo e scarsa produttività; un servizio sanitario paurosamente frodato;  svendita della nostra terra; corruzione; lavoro nero». Cinque invece i criteri secondo i quali costruire il futuro, a cominciare dalla «rottura con qualsiasi collegamento con le forze diaboliche e malefiche della 'ndrangheta»

Monsingor Vincenzo Bertolone, 74 anni, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra. Foto Ansa.
Monsingor Vincenzo Bertolone, 74 anni, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra. Foto Ansa.

È un appello accorato e schietto, in vista delle elezioni regionali. I vescovi della Calabria hanno deciso di fissare, nero su bianco, proteste e proposte relative a una terra piagata, piegata, ma non doma. "Messaggio per la vita buona della regione" s'intitola il documento (qui la versione integrale) «rivolto particolarmente a tutte le forze sociali, sindacali, finanziarie, economiche, imprenditoriali e politiche». Nessuna invasione di campo, spiegano i vescovi, ma solo la forza dell'amore per il Vangelo e la propria gente: «Non vogliamo interferire sull’autonomo percorso di alleanze e schieramenti partitici, ma soltanto, com’è nostro dovere morale, richiamare l’attenzione di tutti sul futuro della nostra casa comune. Consapevoli come siamo della presenza in politica, e nel sociale – che l’anticipa e la fonda – di persone di grande sensibilità civile, di forte rigore morale, di spessore, di competenza, animati dal desiderio di agire rettamente e nella verità e soprattutto a vantaggio del bene comune».

«La Calabria va continuamente liberata da mali antichi, e curata in modo nuovo», si legge. «Attraverso la sana politica e la sana amministrazione,  deve riguadagnare fiducia in se stessa, eliminando promesse illudenti, ma senza fondamento, premesse a elemosine e provvidenze assistenzialistiche, prime vere minacce alla democrazia e alla dignità degli onesti e, in particolare, dei più giovani, che aborriscono qualunque forma di assistenzialismo e di corruzione»

Sei i punti dolenti elencati: «bilanci mal fatti, quando non sfacciatamente falsi; assenteismo e scarsa produttività;  un servizio sanitario  paurosamente frodato;  svendita della nostra terra; corruzione; lavoro nero».  Cinque invece i criteri  secondo i quali costruire il futuro: dalla ricerca del vero bene comune alla «rottura con qualsiasi collegamebnto con le forze diaboliche e malefiche della 'ndrangheta».

Infine, im temi sul tavolo: lavoro, salute, ambiente, innovazione tecnologica, coesione sociale. l'acqua, il Piano nazionale per la ripresa e la resislienza (Pnrr) («pur  con i limiti di dotazine riservati al Sud Italia».

 
 
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