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Un incontro segnato dalla fraternità, dalla preghiera e dalla visione alta della vocazione religiosa. Così si è svolto, questo sabato mattina, il discorso rivolto da papa Leone XIV ai partecipanti ai Capitoli generali e alle Assemblee di otto istituti religiosi, riuniti in questi giorni per delineare le linee di sviluppo e discernimento dei propri carismi. L’appuntamento ha avuto luogo nel Cortile del Palazzo Apostolico delle Ville Pontificie.
Dopo il saluto liturgico il Pontefice si è rivolto con calore ai presenti: «Benvenuti tutti! Ci sediamo e riflettiamo un po’ insieme». Parole semplici, che hanno introdotto un discorso articolato e intenso, in cui Leone XIV ha offerto ai religiosi e alle religiose presenti una chiave di lettura del loro cammino comunitario e spirituale.
Una pluralità di carismi per edificare il Corpo di Cristo
Il Papa ha espresso «gioia» per l’incontro e ha salutato personalmente Superiori e Superiore Generali, membri dei Consigli e tutti i partecipanti. «Vi siete riuniti – ha detto – per pregare, confrontarvi e riflettere insieme su ciò che il Signore vi chiede per il futuro». È in questa prospettiva che il Pontefice ha voluto ricordare l’eredità ricevuta dai Fondatori e dalle Fondatrici, che «docili all’azione dello Spirito Santo, vi hanno lasciato in eredità carismi diversi per l’edificazione del Corpo di Cristo».
Citando la Perfectae caritatis, il decreto conciliare sulla vita religiosa, Leone XIV ha ribadito che «proprio perché quest’ultimo cresca secondo i disegni di Dio, la Chiesa vi chiede il servizio che state svolgendo». Ogni istituto, ha spiegato, «incarna aspetti tra loro complementari della vita e dell’azione di tutto il Popolo di Dio»: dall’offerta di sé unita al sacrificio di Cristo, alla missione ad gentes; dall’educazione e formazione dei giovani, all’amore fedele alla Chiesa, da custodire e trasmettere.
Un’unica fiamma animata dall’amore di Dio
Pur nella diversità delle strade percorse, il Papa ha evidenziato ciò che accomuna i cammini dei vari istituti: «Si tratta di vie differenti con cui si esprime in forma carismatica l’unica ed eterna realtà che le anima tutte: l’amore di Dio per l’umanità». È proprio questo amore il fondamento che permette alla vita religiosa di rigenerarsi nel tempo, di rimanere viva e profetica.
In questa prospettiva si inserisce anche il lavoro di aggiornamento e rilettura del proprio carisma che ogni Congregazione è chiamata a fare: «Come è d’uso – ha osservato Leone XIV – ciascuna delle vostre Congregazioni ha individuato angolature particolari, alla luce delle quali rileggere l’eredità ricevuta, per aggiornarne e attualizzarne i contenuti». Un’opera, ha sottolineato, condotta nella preghiera e nell’ascolto vicendevole, che «è un dono prezioso, in quanto frutto dello Spirito».
Linee guida ispirate dallo Spirito Santo
Il Pontefice ha poi elencato alcuni dei temi che hanno guidato il discernimento dei vari Capitoli generali: «Rinnovare un autentico spirito missionario, fare propri i sentimenti “che furono di Cristo Gesù”, radicare la speranza in Dio, tenere viva nel cuore la fiamma dello Spirito, promuovere la pace, coltivare la corresponsabilità pastorale nelle chiese locali e altro ancora». Richiami che, ha precisato, aiutano a cogliere «la ricchezza del nostro essere in comunità», e che rendono concreta l’adesione alla vocazione cristiana di «seguire Cristo più da vicino».
In un passaggio particolarmente significativo, il Papa ha spronato i religiosi e le religiose presenti a guardare oltre i propri limiti istituzionali o numerici: «Pensare in grande», ha detto, «come tasselli unici di un disegno che vi supera e vi coinvolge al di là delle vostre stesse aspettative». Quel disegno è il progetto di salvezza di Dio, che «vuole condurre a sé tutta l’umanità, come una sola grande famiglia».
Una luce che non si spegne
Leone XIV ha ricordato che i vostri istituti sono nati proprio con questo spirito, e che ogni piccolo passo compiuto nella fedeltà contribuisce a una visione più ampia, universale, in cui «piccole luci» concorrono a «diffondere su tutta la terra la luce di Cristo, che mai si esaurisce». La citazione finale del Preconio pasquale – «luce che mai si esaurisce» – ha conferito al discorso una nota di speranza, di consolazione ma anche di missione.
Una preghiera condivisa
In conclusione, Leone XIV ha invitato a pregare insieme «di essere docili alla voce del suo Spirito, che insegna ogni cosa». Senza l’aiuto dello Spirito, ha affermato il Papa, «nella nostra debolezza, nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare». Infine, ha espresso gratitudine: «Grazie a voi per il vostro lavoro e per la vostra presenza fedele in tante parti del mondo». E ha assicurato: «Vi benedico di cuore e prego per voi».
Un incontro che ha restituito alla vita consacrata il suo posto centrale nella Chiesa: come testimonianza, come fedeltà, come vocazione sempre attuale a essere luce nel mondo.




