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Per il momento è libero, anche se con obbligo di firma. E, finché Cesare Battisti non sarà messo su un volo direzione Italia, nessuno può scrivere la parola fine su questo caso.
Anche se questa volta è molto probabile che si arrivi a un accordo. L’ostacolo è la sua condanna all’ergastolo che impedisce al Brasile di estradarlo verso Paesi che, invece, contemplano questa pena nel proprio codice. La soluzione ventilata – e probabilmente anche quella che, giunta ll'orecchio dell'interessato, ha fatto decidere l’ex terrorista dei proletari armati per la fuga verso la Bolivia - è un impegno del nostro Paese a far scontare a Battisti 30 anni di carcere. In Brasile, infatti, qualunque sia la condanna dell’imputato, questi non può essere detenuto per più di tre decenni. Se l’accordo andasse in porto e Battisti fosse estradato, l’ex terrorista, responsabile di quattro omicidi, uscirebbe dal carcere all’età di 93 anni.
L’Italia è stata a un passo dall’ottenere l’estradizione già nel 2009. Sembrava tutto fatto dopo che i giudici brasiliani avevano respinto i ricorsi degli avvocati di Battisti che sosteneva che il loro cliente aveva avuto in Italia un ingiusto processo. I giudici federali avevano invece accertato che il terrorista aveva subito un giusto processo durante il quale si era difeso avvalendosi di un avvocato di fiducia da lui nominato. Per superare la norma che non prevede l’estradizione verso Paesi che prevedono l’ergastolo, i giudici avevano chiesto l’espulsione di Battisti sostenendo che «si tratta del caso di un cittadino straniero con una situazione irregolare che, in quanto condannato per crimini nel suo Paese di origine, non ha diritto a rimanere in Brasile. Pertanto annulliamo l'atto di concessione della residenza di Cesare Battisti in Brasile e chiediamo che venga applicato il procedimento di espulsione». Il giudice federale aveva precisato anche che «gli istituti di espulsione e estradizione sono ben distinti. L'espulsione non contraddice la decisione del presidente della Repubblica di non estradare, visto che non è necessaria la consegna del cittadino straniero al suo Paese di origine, in questo caso l'Italia, potendo essere espulso verso un altro Paese disposto ad accoglierlo». Francia e Messico erano i Paesi designati dai quali poi l’Italia avrebbe chiesto l’estradizione. L’allora presidente Lula, però, nell’ultimo giorno del suo mandato , aveva sovvertito le decisioni dei giudici federali concedendo a Battisti la residenza in Brasile.
Questa volta però non sembra che il presidente Michel Temer voglia adottare la stessa politica di “accoglienza” che ha protetto l’ex terrorista. Se non ci sono colpi di scena dell'ultimo momento, finalmente, potranno aprirsi in Italia le porte del carcere per una persona che è stata condannata in via definitiva a due ergastoli e svariati anni di carcere per 4 omicidi, insurrezione armata, possesso illegale di armi, rapina e furto.




