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di don Mario Bove
Secondo le Passiones e gli studi agiografici, Cesario nacque in Africa settentrionale agli inizi del I secolo d. C., da discendenti della gens Iulia (allusione al legame con la famiglia del grande condottiero romano Gaio Giulio Cesare). Divenuto presto diacono, al tempo dell’imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano si imbarcò alla volta di Roma per diffondere il Vangelo. Nel corso del viaggio, Cesario approdò a Terracina, dove fu condannato alla "Poena Cullei", ossia la pena del parricidio (chiuso in un sacco e gettato nel mare) per aver protestato contro una macabra usanza pagana.
Appare molto severo il giudizio dello storico ed agiografo monsignor Francesco Lanzoni che questa Passione, eccetto l’autenticità del martirio di Cesario, abbia “poco o nessun fondamento"; la Passio Parva (il racconto più antico) è stata scritta nell’epoca bizantina e il narratore ha preso personaggi e circostanze appartenenti a tradizioni posteriori in quanto non intendeva raccontare vicende verosimili. Pertanto, l’opera non ha un carattere realistico ma fortemente simbolico. Nel Teatro romano di Terracina, durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza nel 2021, sono stati ritrovati i due posti d’onore, dedicati a Gaio e Lucio Cesare, i due figli prematuramente scomparsi dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto; i quali nell'incisione epigrafica vengono definiti 'Axurnates' ("Principi della Gioventù") e patroni della città, a testimonianza del legame della famiglia imperiale con il territorio, certamente frequentato con una certa assiduità. La città di Terracina si trova lungo la via Appia, che collegava Roma con Capua; era un vero e proprio sito strategico: qui lo stretto valico di Lautulae forniva l'accesso da Roma al resto dell'Italia meridionale. Questa recente scoperta conferma la tesi sostenuta dallo storico tedesco Hartmann Grisar: il nome di San Cesario (che significa "devoto a Cesare) avrebbe annunciato il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari; infatti, fin dalla prima età cristiana, il giovane martire di Terracina fu il santo designato per il suo nome a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani, con la precisa volontà della Chiesa di soppiantare la devozione per i defunti sovrani di Roma. Tra l'anno 375 e il 379 d.C., a seguito della traslazione delle sue reliquie da Terracina alla Domus Augustana sul colle Palatino (nel sito di Villa Mills, distrutta), San Cesario divenne uno dei martiri più celebri ed amati a Roma. La Passio S. Caesarii offriva un energico commento cristiano sul significato dell'Impero: Cesario personificava le conseguenze del cristianesimo per l'Imperivm e il suo oratorio sul Palatino serviva come punto di riferimento per la sua cristianizzazione.
La Passione ruota intorno alla "Salus", ossia salute o prosperità dell'Impero romano; la leggenda presenta un terribile racconto delle barbarie e dei rituali pagani sostenuti dalle autorità romane. Il martirio di Cesario, in contrasto con questo efferato ed insensato spargimento di sangue, realmente avrebbe ottenuto la salute imperiale attraverso la testimonianza della bontà di Dio e della verità del cristianesimo. Il diacono è menzionato nel "Martirologio geronimiano" (il più antico catalogo di martiri cristiani della Chiesa latina, redatto nella prima metà del V secolo) nel quale la sua festa è segnata al giorno 1º novembre e al 21 aprile, facendola coincidere intenzionalmente con la festività del Natale di Roma. Nel "Martirologio Romano" (libro liturgico in cui la Chiesa fa memoria dei suoi martiri e dei suoi santi) il diacono Cesario è commemorato il 1º novembre - giorno che coinciderebbe con la data del suo Dies Natalis (nascita al cielo e raggiungimento della vita eterna). Durante l'età imperiale la festa di San Cesario venne fissata nel calendario al giorno 21 aprile, data della fondazione di Roma (Dies Natalis Romae): questa data - per la funzione di propaganda politica a cui adempiva - avrebbe acquisito un valore colmo di significato. La data del 21 aprile, in un'epoca in cui i codici del potere si palesavano attraverso i signa dell'adesione al cristianesimo, avrebbe avuto il compito di affievolire le manifestazioni di smisurate devozione a ‘divinità terrene’, quali erano appunto percepiti gli imperatori (anche se dopo la morte la maggior parte di loro veniva divinizzati attraverso l'apoteosi, ad eccezione di quelli che venivano sottoposti alla damnatio memoriae), al fine di ridimensionare gli eccessi del culto imperiale e di quella politica antipagana incentivata tra gli ultimi decenni del IV e gli inizi del V secolo. Infatti, secondo la tradizione, la traslazione delle spoglie di San Cesario a Roma sarebbe avvenuta per opera di papa Damaso (366-384), il quale voleva espandere le sue prerogative papali prima sul Palatino (manifestando un vero e proprio coinvolgimento dell'autorità religiosa negli spazi imperiali) e, successivamente, in Laterano (S. Caesarii in Palatio Lateranensi era un oratorio annesso al vestiario del Papa, nel Palazzo Lateranense, dalla parte del Battistero) con il chiaro intento di subordinare il potere degli imperatori. Sul finire del IV secolo d.C. avvenne una disputa religiosa tra il prefetto pagano Simmaco ed il vescovo Ambrogio di Milano.
Simmaco tentò di riesumare i culti pagani, ma in questa sua opera trovò l'opposizione del vescovo Ambrogio, convinto assertore della superiorità del Cristianesimo su ogni altra religione. Papa Damaso, colpendo indirettamente Quinto Aurelio Simmaco (il quale si recò davanti all'imperatore, come rappresentante dei pagani, per ripristinare le loro pratiche religiose) avrebbe fatto traslare il corpo di San Cesario nel cuore della Roma antica affinché l'imperatore avesse avuto un santo tutelare di nome Caesarius. Gli imperatori bizantini mantennero una presenza costante sul Palatino: era consuetudine inviare i ritratti imperiali alle province, inclusa Roma, per celebrare l'ascesa al potere di un nuovo imperatore. Nel 603 l'imperatore bizantino Foca inviò a Roma un'icona che lo raffigurava insieme con la moglie Leonzia per essere conservata e riposta nell'oratorio del loro santo tutelare, San Cesario martire, all'interno del palazzo imperiale, nell'ambiente destinato a larario. Papa Leone IV cercò di promuovere il culto di San Cesario; trasformò la sua casa a Roma in un convento dedicato ai santi Simmetrio e Cesario. La sua biografia riporta anche che fece preziosi doni alla basilica di San Cesario a Terracina, in un momento in cui la città aveva acquisito ulteriormente un'importanza strategica. Giovanni da Gaeta, il futuro papa Gelasio II, scrisse un componimento poetico in onore di San Cesario di Terracina, quando era monaco nell'abbazia benedettina di Montecassino. Quando la presenza imperiale bizantina a Roma incominciò ad affievolirsi, il papato decise di coltivare una relazione ancora più stretta con il culto di San Cesario, sia a Roma sia a Terracina.
A partire dall'inizio dell'ottavo secolo, i pontefici romani incominciarono a distaccarsi sempre più dall'imperatore a Costantinopoli, pretesero di governare Roma e i suoi dintorni (compresa Terracina), e cercarono di farsi riconoscere come governanti legittimi. Con l'avvento e la diffusione del cristianesimo, con la caduta Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) e le successive migrazioni e conquiste di popolazioni barbariche, Roma vide inevitabilmente modificare o sparire molte sue tradizione e festività. Con l'arrivo degli occidentali la festa di San Cesario fu trasferita al giorno 1º novembre. Franchi e Germani non si curavano più dei divini fondatori di Roma, in nessuna considerazione tenevano la memoria di Romolo e dei Cesari suoi successori. Bisognava però celebrare la festa dei loro imperatori - di Carlo Magno per esempio - e onorare i guerrieri morti per la fondazione dell’impero. Scelsero per questa festa il giorno 1º novembre, "Festa degli Eletti" presso i Celti. Franchi e Germani attestano che avevano adottato l’uso celtico. Il 1º novembre una solenne processione in onore del martire Cesario e degli imperatori - inferiore per sfarzo solo a quella del 25 dicembre - partiva dalla Basilica dei Santi Cosma e Damiano al Foro Romano e si dirigeva a San Cesario in Palatio, seguendo l'antico percorso del clivo Palatino. Nell'835 papa Gregorio IV fissò la festa di Ognissanti, che si celebrava il 13 maggio ed era limitata alla sola Italia, al giorno 1º novembre. Secondo lo studioso Pierre Saintyves, il papa che aveva subito lo spostamento della festa di San Cesario dal 21 aprile al 1º novembre, della quale gli occidentali ne avevano fatto una festa dei loro imperatori, avrebbe deciso di trarne partito per sradicare la superstizione del giorno delle anime, il vecchio Samhain celtico. Gli imperiali installati sul Palatino gli ricordavano ogni anno, con la festa di San Cesario, lo spettacolo delle loro pratiche semipagane e semicristiane. Questo spostamento della festa dei Santi non avrebbe però fatto scomparire di colpo i vecchi riti della festa pagana.
Nella foto: il busto reliquario in argento di San Cesario.






