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Per capire la «Squadra Fiore» bisogna fare un passo indietro, e partire da Milano. Nel 2024 la Procura meneghina aveva smantellato una centrale di spionaggio privato chiamata Equalize, gestita tra gli altri dall'ex superpoliziotto Carmine Gallo (morto per infarto un anno fa) e dall'hacker Samuele Calamucci. Quella struttura violava banche dati riservate dello Stato per costruire dossier su commissione: politici, imprenditori, personaggi pubblici intercettati e schedati per poi essere ricattati o per favorire chi li aveva ingaggiati.
Ma le indagini non si sono fermate lì. La Procura di Roma ha seguito il filo lombardo che portava a una struttura analoga, con base nella Capitale. Un filo fatto di intercettazioni telefoniche, testimonianze e nomi in codice che, il 20 aprile 2026, ha portato i carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale, il reparto investigativo d'élite dell'Arma) a bussare alla porta di undici persone in tutta Italia. Il ROS è l'unità investigativa che in Italia si occupa dei reati più complessi e sensibili: criminalità organizzata, terrorismo, eversione istituzionale. Quando il ROS esegue le perquisizioni, non si tratta di un'indagine ordinaria. Significa che la Procura ritiene di avere davanti sé una minaccia all'ordine costituzionale, non una semplice questione penale.
Chi è Giuseppe Del Deo: l'uomo al centro di tutto
Giuseppe Del Deo, classe 1973, originario di Napoli, ha iniziato la sua carriera come ufficiale dell'esercito. Dopo un decennio, è entrato nei servizi segreti italiani, dove ha lavorato per oltre trent'anni scalando le gerarchie fino ai vertici.
Il passaggio cruciale avviene con l'ingresso nell'allora Sisde (poi divenuto Aisi, l'Agenzia informazioni e sicurezza interna è l'organizzazione di investigazione informativa, delegata alla sicurezza interna della Repubblica Italiana), dove scala le gerarchie fino ad arrivare alla guida del NEF, il Nucleo Economico-Finanziario dell'Aisi, che monitora banche e imprese d'interesse nazionale. Un ruolo strategico: chi guida quel reparto ha accesso alle informazioni più delicate sul tessuto produttivo del Paese, dalle grandi aziende di Stato fino alle piccole imprese che operano in settori sensibili come la difesa o l'energia.
A soli cinquant'anni viene nominato vicedirettore dell'Aisi nel luglio 2023, una posizione solitamente riservata a dirigenti con molta più anzianità. In quel momento, Del Deo sembra l'uomo d'oro del comparto, tanto da essere considerato il candidato favorito per la guida dell'intera agenzia sotto il governo Meloni. Ma qualcosa si incrina. Nell'aprile 2024 la nomina a direttore dell'Aisi sfuma a favore di Bruno Valensise e Del Deo viene spostato alla vicedirezione del DIS, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza è invece l'organismo di coordinamento che supervisiona sia l'Aisi che l'Aise (l'agenzia per l'estero). Essere spostato dal ruolo operativo dell'Aisi alla vicedirezione del DIS non è una promozione: in gergo, è una mossa laterale che allontana dall'azione.
Nell'aprile 2025 arriva il congedo definitivo dopo trent'anni di carriera, a soli cinquantun anni. Dietro l'addio si celavano già le ombre dell'inchiesta. Tre giorni dopo le dimissioni dai servizi, Del Deo viene nominato presidente esecutivo di Cerved Group, la grande società italiana che si occupa di analisi del rischio di credito e gestione dei dati d'impresa. Una porta girevole tra intelligence e mondo privato che non è passata inosservata.
Il «caso Giambruno» e i rapporti tesi con Palazzo Chigi
Due vicende hanno intralciato il cammino di Del Deo e appannato la sua immagine con Palazzo Chigi: il presunto episodio dei due uomini trovati a trafficare intorno all'auto di Andrea Giambruno, ex compagno di Giorgia Meloni, nel dicembre del 2023; e le verifiche condotte dall'Aisi sul capo di gabinetto di Palazzo Chigi, Gaetano Caputi. Entrambe le circostanze furono poi smentite o ridimensionate ufficialmente, ma il clima di fiducia tra Del Deo e il governo si era definitivamente incrinato.
La «Squadra Fiore»: cos'era e come operava
Secondo le dichiarazioni di due testimoni, il presunto gruppo criminoso si chiamava «Squadra Fiore» (così dice l'hacker Samuele Calamucci, già coinvolto nel caso Equalize) o «i neri di Del Deo» (come riferito da Marina Mayer, dipendente della Presidenza del Consiglio come segretaria di un reparto dei servizi di sicurezza).
Un'organizzazione descritta come dotata di mezzi tecnologici d'avanguardia, capace di muoversi nell'ombra come una vera forza di polizia parallela: specializzata in bonifiche ambientali, intercettazioni abusive e creazione di dossier reputazionali manipolati. In gergo investigativo, «bonificare» un ambiente significa ispezionare un luogo per trovare microspie o sistemi di ascolto nascosti. Chi fa questo lavoro legittimamente è autorizzato. Ma il gruppo in questione avrebbe offerto il servizio inverso: installare le microspie, non toglierle.
I nomi in codice usati nelle chat effimere erano degni di un romanzo: «naufrago», «mezzochilo», «corazziere», «legno», «legnetto», «juventino». Così si facevano chiamare gli ex uomini dei servizi che avevano creato questa struttura. La segretezza era il pilastro fondamentale: per evitare di essere scoperti, gli indagati evitavano comunicazioni telefoniche tradizionali, preferendo dispositivi blindati e schede SIM intestate a prestanome.
I due filoni dell'indagine
L'inchiesta romana si articola su due binari distinti ma collegati.
Primo filone — Lo spionaggio parallelo. Da un lato le sospette attività di raccolta di informazioni riservate e di indagini clandestine per finalità non istituzionali: verosimilmente per vendere sottobanco notizie imbarazzanti o per ricattare politici e imprenditori. Secondo i pubblici ministeri, il gruppo si attivava su richiesta di committenti interessati a influenzare settori della politica e dell'imprenditoria, producendo report e dossier contenenti informazioni illecitamente raccolte, «nascoste» sotto forma di notizie giornalistiche.
Secondo filone — Il peculato e le truffe allo Stato. Dall'altro lato, una presunta truffa ai danni della Presidenza del Consiglio, indotta ad acquistare software per la sicurezza a un prezzo maggiorato, con spreco di denaro pubblico. La procura ha controllato l'acquisto da parte del governo di un software chiamato Nexus, avvenuto il 16 giugno 2023 per dieci milioni di euro. A favorire questa operazione sarebbe stato proprio Del Deo, che aveva le deleghe per operare direttamente sul conto corrente intestato alla Presidenza del Consiglio, essendo il dirigente del reparto economico-finanziario dell'Aisi.
Nelle intercettazioni si fa riferimento a un ammanco di denaro di circa sette-otto milioni, che si sarebbe verificato nell'epoca in cui Del Deo era a capo del reparto economico-finanziario dell'agenzia. Un teste, dipendente della Presidenza del Consiglio, ha riferito agli inquirenti come fosse notorio, in ambiente dei servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi e ampio potere di disposizione di risorse pubbliche, e di aver sentito i dipendenti dell'agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro.
Chi sono gli altri undici indagati
Oltre a Del Deo, tra gli indagati ci sono: Giuliano Tavaroli, ex carabiniere e manager di lungo corso già condannato nel 2006 per spionaggio illecito; Carmine Saladino, imprenditore nel settore della cybersicurezza con vari rapporti con la pubblica amministrazione; Luigi Ciro De Lisi, ex generale della Guardia di Finanza alle dipendenze della Presidenza del Consiglio tra il 2019 e il 2023; Francesco Rossi, ex agente dei servizi segreti e poi investigatore privato.
Il nome che colpisce di più per chi conosce la storia dei servizi segreti italiani è proprio quello di Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia, già coinvolto nel celebre scandalo Telecom-Sismi. Vent'anni fa, fu al centro di un caso clamoroso: la sicurezza di Telecom aveva costruito un sistema di spionaggio illegale in collaborazione con il Sismi (il servizio segreto militare dell'epoca), violando la privacy di migliaia di persone. Ora il suo nome torna, nel medesimo tipo di vicenda. A Tavaroli viene contestato di essersi associato con altri, allo scopo di commettere accessi abusivi a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche, e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici.
Le accuse nel dettaglio
Accesso abusivo a sistema informatico: entrare in un sistema informatico protetto (come le banche dati dell'intelligence o delle forze dell'ordine) senza averne l'autorizzazione, o usare un accesso legittimo per fini diversi da quelli previsti dalla legge. In pratica: usare le chiavi di casa dello Stato per frugare dove non si dovrebbe. Peculato: appropriarsi di denaro o beni pubblici di cui si ha la custodia per ragioni di ufficio. Non è furto comune: è la corruzione del funzionario che usa la propria posizione istituzionale per derubare lo Stato. Corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio: il funzionario pubblico che riceve denaro o favori in cambio di decisioni che violano i propri doveri. Esercizio abusivo della professione: svolgere attività di investigazione privata senza le necessarie autorizzazioni di legge.
Il legame con il caso Equalize e la rete più ampia
L'inchiesta sulla Squadra Fiore, come filone romano, nasce proprio dall'indagine milanese Equalize, centrale di spionaggio illecito e dossieraggio. È una catena: Milano tira il filo, Roma lo segue. Le due strutture condividono almeno un personaggio chiave - Calamucci - e la stessa logica operativa: ex appartenenti alle forze dell'ordine e all'intelligence che mettono le loro competenze al servizio di interessi privati. La procura di Milano, che ha già chiuso due filoni di indagine su Equalize - uno a carico di Enrico Pazzali e altri per i dossieraggi illegali, già arrivato a richiesta di processo, e l'altro su Pazzali e ottanta cosiddetti «clienti» che commissionavano spionaggi, ha eseguito contestualmente nuove perquisizioni.
L'inchiesta rivela intrecci che, secondo alcune intercettazioni, portano anche alle mura del Vaticano. In una conversazione del dicembre 2024, gli indagati discutono con prudenza di attività oscure: «i neri di Del Deo avrebbero fatto casini dal Vaticano». Il riferimento è ancora da chiarire nelle sue specifiche, ma la menzione del Vaticano in conversazioni tra ex agenti dei servizi ha fatto alzare più di un sopracciglio.
Cosa succede ora, chi rimane coinvolto e perché questa vicenda ci riguarda tutti
Subito dopo la pubblicazione della notizia delle perquisizioni, Del Deo ha comunicato di essersi autosospeso dalla carica di presidente esecutivo di Cerved Group, dichiarando di essere «certo di poter dimostrare la propria estraneità» ai fatti contestati. Cerved ha precisato che le contestazioni a Del Deo riguardano esclusivamente condotte riferite al periodo in cui ricopriva incarichi istituzionali nell'intelligence, in un contesto del tutto anteriore e distinto rispetto al suo ingresso in azienda. Le indagini sono ancora in corso. Le perquisizioni del 20 aprile 2026 rappresentano un'accelerazione, non una conclusione. La Procura di Roma, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Stefano Pesci, deve ancora identificare tutti i committenti che avrebbero pagato per ottenere dossier e informazioni riservate.
La storia della «Squadra Fiore» non è soltanto una vicenda giudiziaria. Tocca il cuore della democrazia: chi controlla i controllori? Chi garantisce che le strutture create per proteggere i cittadini non vengano usate per spiare, ricattare, arricchirsi? L'intelligence esiste per tutelare la sicurezza nazionale, non per diventare uno strumento al servizio di interessi privati o di fazioni politiche. Ogni volta che un apparato devia dal suo mandato istituzionale, si erode la fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni. E quella fiducia, una volta perduta, è difficilissima da ricostruire.








