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venerdì 12 agosto 2022
 
LA STORIA
 

Chi è Iman, la piccola profuga siriana ricordata dal papa all'Angelus

16/02/2020  Il dramma dei bimbi siriani, in fuga dalle violenze della guerra e ora minacciati dagli stenti e dalle condizioni climatiche difficili

Iman, ricordata dal Papa all'Angelus del 16 dicembre, era una bimba di un anno e mezzo, viveva in un alloggio di fortuna vicino al villaggio di Màrata, nel governatorato di Aleppo con la famiglia. È morta tra le braccia del padre mentre tentava di portarla a braccia all’ospedale più vicino, ad Afrin a 2 ore di cammino.

La notizia è stata diffusa dal Syrian network of human rights e raccontata dal dottor Housam Adnan che all’alba del 13 febbraio ha lasciato su Facebook la testimonianza della tragedia umana del padre e della bimba partiti «dalla tenda in cui vivono a pochi chilometri da qui perché – la piccola Iman ndr - accusava problemi respiratori». Il padre, racconta il medico, «Gli ha messo addosso tutto ciò che possedeva per tenerla al caldo. Ha camminato per due ore nella neve e nel vento. I suoi arti erano congelati, ma il suo cuore continuava ad abbracciarla. Ha camminato per due ore prima di arrivare al nostro ospedale. Quando siamo riusciti a separarlo dalla figlia, abbiamo visto il viso angelico della bambina, sorridente. Ma immobile. Abbiamo provato a sentire i battiti del suo cuore ma era morta».

Il dramma dei profughi siriani e dei loro figli è da tempo posto sotto la lente del mondo da Save the children che ancora pochi giorni fa denunciava in un documento: che l’escalation del conflitto in corso ha provocato la fuga di almeno 290.000 bambini, costretti ad abbandonare le loro case a causa della violenza. Il sovraffollamento dei campi profughi, spiegano, aggrava la vulnerabilità delle nuove famiglie di sfollati, già messe a dura prova dalle condizioni climatiche difficili della zona.

Secondo Hurras Network, dell’organizzazione partner di Save the Children a Idlib, «La portata di questa fuga è terrificante. È la prima volta infatti che vediamo un’onda di sfollati così grande dall’inizio del conflitto. Le persone stanno abbandonando le proprie case senza avere un posto dove stare e senza sapere dove andare. A volte finiscono per vivere con i parenti nei campi o nelle tende che acquistano. Adesso fa molto freddo e i bambini sono particolarmente vulnerabili. Alcuni stanno morendo a causa delle temperature rigidissime, che aggravano ulteriormente le già estreme condizioni dei bambini, che vivono nella paura e vengono privati di tutto, a partire dal cibo e dal loro diritto all’istruzione».

 
 
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