Bambini e ragazzi che viaggiano sui mezzi pubblici in queste settimane stanno facendo notizia. Qualche giorno fa si parlava di un ragazzo fatto scendere dal pullman in un giorno di neve in provincia di Belluno, perché il suo biglietto, in tempi di Olimpiadi, era declassato e non considerato valido per la sua consueta corsa quotidiana da scuola a casa. Ieri si è parlato del ragazzo disabile della provincia di Vicenza che aveva dimenticato il proprio abbonamento di viaggio a casa. Ha avvertito l’autista di questo e per tale motivo è stato fatto scendere dal mezzo su cui era salito.

Io penso che l’autista, oggi, scoprendosi raccontato su tutti i giornali, rigirerebbe la scena in tutt’altro modo. Lui per primo, come è successo nel caso di Belluno, ci direbbe che ha fatto scendere quel ragazzo senza pensarci su, aderendo esclusivamente alla regola che non si viaggia se non si è muniti di adeguato documento di viaggio. Ma quando parliamo di minori, lo sguardo degli adulti deve imparare ad essere molto più ampio.

Penso che questi casi, piccoli e quotidiani di cui stiamo parlando perché i genitori dei minori coinvolti decidono di dare notizia al mondo, siano nel loro “minimalismo” indicatori di un nuovo sguardo che il mondo adulto deve mettere su chi sta crescendo. In questi eventi i minori sono trattati come se fossero adulti che si devono assumere la responsabilità del loro non essere dotati del documento di trasporto adeguato. Ma quasi sempre un minore ha un documento di viaggio perché gli è stato messo a sua disposizione da un genitore. Quel minore potrebbe esserne sprovvisto per i più svariati motivi. E il suo bisogno primario è quello di essere guardato dal villaggio in cui cresce con occhi protettivi e capaci di leggere il suo reale bisogno. Nei due casi di cui ci hanno parlato i media, siamo chiaramente di fronte a due minori che non stanno giocandosi la crescita intorno al tema della trasgressione e dell’oppositività. Il loro essere “fuori dalle regole” ha bisogno di uno sguardo adulto lento e specifico, capace di guardare oltre il singolo evento e di attribuirgli un significato non “oggettivo” (senza biglietto non viaggi su un mezzo pubblico), ma “soggettivo” (cosa ti è successo per trovarti nella condizione di viaggiatore senza biglietto?).

I minori non sono adulti in miniatura, sono futuri adulti in formazione, a volte maldestri, a volte sbadati, a volte ingenui. La loro crescita dipende dalla capacità del mondo adulto di posare su di loro lo sguardo “giusto”, ovvero lo sguardo che sostiene e protegge al tempo stesso, che fortifica e aiuta a non sentirsi soli e dispersi. Quello sguardo è mancato all’autista, ma in realtà quello sguardo oggi manca sempre più spesso al mondo adulto quando decide di posarlo sui minori. Si guarda chi cresce spesso per produrne un giudizio negativo, mai per comprendere le ragioni di ciò che stanno facendo nella e della loro vita. Questo è l’insegnamento da cui ripartire alla luce dei fatti accaduti: non serve la sanzione all’autista, serve formare lui e i suoi colleghi ad avere lo sguardo giusto quando sui loro mezzi viaggia un minore che ha bisogno di aiuto e non di una multa.