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mercoledì 15 luglio 2020
 
CORONAVIRUS
 

Il Papa dona per Pasqua 4 mila mascherine e 400 tute a Locri

11/04/2020  Il materiale, destinato al personale sanitario, è stato inviato dall’elemosiniere del Santo Padre, il cardinale Konrad Krajewski. Nei giorni scorsi la diocesi si era fatta vicina agli operatori sanitari anche con il dono di un ecografo. Il grazie commosso del vescovo, monsignor Francesco Oliva: «È un'iniezione di fiducia e un segno di risurrezione per il nostro ospedale e per chi vi lavora»

Un “regalo” pasquale per  l’ospedale di Locri. Il mittente è il  Santo Padre, papa Francesco che ha voluto donare 4 mila mascherine  400 tute dotate di altrettanti occhiali di protezione. Il materiale, destinato al personale sanitario, è arrivato ed è stato inviato dall’elemosiniere del Papa, cardinale Konrad Krajewski, al vescovo della diocesi di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva che lo ha consegnato al Direttore sanitario e agli altri responsabili per l’emergenza coronavirus del nosocomio calabrese locrese. Nei prossimi giorni arriveranno anche 2 respiratori per il reparto di Terapia intensiva dello stesso nosocomio.

“Un grazie sincero” va a Papa Francesco, dice Oliva: il Papa pensa a tutti come dimostra il suo intervento in tante occasioni. “Grazie papa Francesco per questa sorpresa pasquale. Grazie per questo dono speciale per il nostro ospedale”. L’intervento di papa Bergoglio non è una risposta ad una richiesta specifica da parte del vescovo della Locride o di altri ma “un dono spontaneo che proviene dal suo cuore di padre, che guarda a tutti ed ha un’attenzione particolare verso quelli più in difficoltà”. E quello che è arrivato risponde ad un bisogno reale del nosocomio, materiale sanitario indispensabile per la prevenzione dal contagio da coronavirus.

Nei giorni scorsi la diocesi si era fatta vicina agli operatori sanitari anche con il dono di un ecografo. A donarlo i sacerdoti della diocesi che, insieme al vescovo, “si stanno prodigando  nonostante le oggettive difficoltà, per andare incontro a chi soffre più degli altri gli effetti di questa emergenza”. Per la scelta dello strumento sanitario da consegnare al nosocomio mons. Oliva ha consultato esperti in materia sanitaria.

E parlando della Pasqua che celebriamo domani il presule calabrese ha evidenziato che  “per noi cristiani è la festa principale dell’anno liturgico, nella quale celebriamo Gesù Risorto, il Signore della vita, che dà anche a tutti voi che operate nel mondo della sanità la speranza che il vostro impegno nella cura della salute non finisce nel nulla, ma si proietta nella più grande prospettiva di una vita che non finisce. Pasqua è festa di speranza per tutti noi che ci auguriamo che venga superato presto questo momento di pandemia e che comunque l’organizzazione della sanità nel nostro territorio sia pronta a rispondere ad una tale emergenza.  Pasqua – ha aggiunto - è festa di speranza anche per il nostro ospedale, che ha bisogno di una iniezione di fiducia, per essere quel presidio sanitario in un territorio abitato da gente semplice ed umile che vuole essere certa di trovare risposta alle sue legittime attese di cura. Sono convinto che – se ci daremo da fare utilizzando bene le risorse che ci vengono messe a disposizione e non saremo abbandonati dalle istituzioni, ed il dono del Santo Padre prova che non lo siamo – possiamo essere all’altezza di dare una risposta convincente alle attese dei cittadini”.  Oliva ha quindi chiesto di pregare per tutti i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari e per tutti i sacerdoti che sono morti in conseguenza del coronavirus. E in un messaggio alla diocesi ha sottolineato che “pur nella diversità delle situazioni e modalità celebrative, è vera Pasqua! Viviamola uniti a quanti sono in prima linea in questa emergenza”: medici, infermieri, operatori sanitari, amministratori, forze dell’ordine, Protezione civile e a quanti assicurano i servizi essenziali per la nostra vita quotidiana. Nonostante le restrizioni, il Signore – ha scritto  “ci concede, anche quest’anno, di vivere la Pasqua. Se guardiamo la storia, constatiamo che dopo la prova, la croce, la disgrazia viene una alleanza nuova di bene, di speranza e di risurrezione”. 

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