logo san paolo
mercoledì 23 settembre 2020
 
PRIMO MAGGIO
 
MariaConTe

«Nei giorni più duri l'ho chiamata come un bambino fa con sua mamma»

01/05/2020  Nel santuario di Santa Maria del Fonte di Caravaggio, in Lombardia, stasera l'Italia viene affidata alla Madre di Dio in questo tempo di pandemia. L'iniziativa è stata indetta dalla Conferenza episcopale italiana. Intervista a monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, guarito dal coronavirus, che guida la preghiera

Monsignor Antonio Napolioni, 62 anni. Tutte le fotografie che corredano questo servizio sono tratte dal sito ufficiale della diocesi di Cremona.
Monsignor Antonio Napolioni, 62 anni. Tutte le fotografie che corredano questo servizio sono tratte dal sito ufficiale della diocesi di Cremona.

Monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, è stato colpito dal Covid-19 e venerdì 7 marzo è stato ricoverato presso l’Ospedale Maggiore di Cremona. Ora è guarito.  Per la sua comunità continua a rivolgersi alla Vergine. Al termine della solenne veglia dell’Annunciazione, celebrata come ogni anno il 24 marzo scorso al Santuario di Caravaggio, Napolioni  ha invocato l'intercessione della Madonna di Caravaggio. E poprio in quel santuario, la sera del Primo maggio, per volere dei vescovi italiani, l'Italia viene affidata alla Madre di Dio in questo duro tempo di pandemia. 

Al Santuario di Caravaggio ha dedicato personalmente una preghiera di affidamento alla Madonna. Come la Vergine l’ha aiutata nei giorni delicati della malattia?

«Come un bambino, nella difficoltà e nel dolore, chiama spontaneamente “Mamma, mamma mia!”, così ho avvertito e cercato costantemente la mia piccola mamma (defunta da 17 anni) e più ancora la grande Mamma di Gesù e Madre nostra, che con potenza e fedeltà custodisce il mondo, i figli di Dio, le loro pene e speranze. E il Rosario, più o meno lucido o confuso a seconda delle condizioni di salute e dell’orario del giorno, è fiorito spontaneo, come sottofondo costante di affidamento  e di intercessione».

La Lombardia è stata ed è una delle zone più colpite in assoluto da questa pandemia. Qual è il valore in questi giorni dell’affidamento dei lombardi, dell’Italia e di tanti Paesi del mondo intero, a Maria, rifugio dei cristiani e consolatrice degli afflitti?

«In questi quattro anni di ministero in Lombardia ho imparato a conoscere e  stimare la fede genuina e la devozione profonda di tanti a Maria. La diocesi di Cremona custodisce l’importante santuario di Caravaggio, meta di pellegrinaggi comunitari e personali assai frequenti e sentiti. Lì si va al fonte, lì si ritorna alla sorgente della vita, della pace, dell’amore. E i sacramenti della Chiesa ne diventano mediazione sicura ed efficace. Credo che nessuno, neppure in questi giorni, abbia dubitato della vicinanza di Maria, l’Addolorata che raccoglie il Figlio Gesù e in Lui anche tutti noi. E che in ogni lingua e cultura, la coralità dell’invocazione a Lei, Salute degli infermi, stia dando forza di resistere e fiducia nel futuro».

 

Molte persone ci hanno lasciato senza nemmeno la possibilità di un’estrema unzione. Tanti sacerdoti si sono prodigati per stare con i malati, e molti, purtroppo, fino al dono della vita. Da vescovo, come ha vissuto tutto questo?

«L’ho vissuto come il dramma dell’impotenza, anche perché la mia situazione personale mi ha effettivamente impedito di essere vicino almeno alla bara anche di uno di quei sacerdoti e fedeli. Ho sperimentato ciò che ha ferito tante famiglie. Voglio però rassicurare queste ultime quanto alla benevolenza del Signore verso chi ci ha lasciato, come si dice, “senza i sacramenti”. C’è una sacramentalità del dolore e della carità che ha riempito e avvolto il corpo e l’anima di questi nostri fratelli. Oltre alle preghiere dei cappellani ospedalieri, sono certo che i gesti di tenerezza di medici ed infermieri hanno in qualche modo rappresentato ed incarnato l’amore della famiglia, la maternità della Chiesa. Era Cristo che si prendeva cura di Cristo, nel mistero del medesimo corpo».

Come può la Chiesa stare vicina ai malati di coronavirus, facendosi madre, come Maria? Quale consiglio si sente di dare, lei che ha vissuto anche personalmente tutto questo?

«Le Chiese, diocesane e parrocchiali, sull’esempio del Papa, stanno cercando innanzitutto di condividere il dolore, i sentimenti, le speranze della gente, non solo dei propri fedeli. La priorità della cura per la salute e la prevenzione dell’ulteriore contagio impegna anche noi a rispettare le norme date, con scrupolo. Poi, sacerdoti e comunità stanno inventando di tutto per non dimenticare nessuno: le Caritas continuano ad accogliere e assistere i più poveri, le parrocchie usano telefono e nuovi media per animare le famiglie e tenere vive le relazioni, strutture vengono aperte all’ospitalità di medici e convalescenti, ecc. Come una madre fa di tutto per i figli, così la Chiesa si immerge totalmente nelle sfide che vive il popolo».

Medici, personale sanitario, volontari, sono tutti impegnati in una lotta corale contro un nemico comune. Alla vigilia della Pasqua ha affermato che essa avrebbe «rigenerato la speranza e ci avrebbe rimesso insieme in cammino». Cosa ci attende alla fine di questo periodo, e cosa rimarrà a lei personalmente?

«Quando dico “la Pasqua  rigenererà la speranza” non penso solo alla festa che, a chiese vuote e case piene, si è comunque celebrata il 12 aprile. Penso al mistero pasquale, alla potenza di vita che il Padre ha nascosto dentro la passione e morte del Figlio, offrendo agli uomini la più straordinaria forza di cambiamento che esista: dalla morte può fiorire la vita, dal male può venire il bene, un bene più grande di quello che forse avevamo perso. Questa certezza dovrà illuminare i giorni della ripresa, quando il pianto e la danza dovranno lasciare spazio anche alla riflessione e al discernimento, non alla “resa dei conti” che magari certa politica vorrebbe fare. Anche personalmente, credo che sarò un vescovo in parte diverso, perché ulteriormente impastato con la carne viva del mio popolo, in cui siamo tutti umiliati e rialzati, quindi chiamati a vivere con più profonda gratitudine e unità».

Francesco Gnagni

Multimedia
«Io, vescovo malato, ho condiviso la sorte della mia gente»
Correlati
I vostri commenti
0
scrivi
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo
Collection precedente Collection successiva
FAMIGLIA CRISTIANA
€ 104,00 € 0,00 - 11%
CREDERE
€ 88,40 € 0,00 - 35%
MARIA CON TE
€ 52,00 € 39,90 - 23%
CUCITO CREATIVO
€ 64,90 € 43,80 - 33%
FELTRO CREATIVO
€ 23,60 € 18,00 - 24%
AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
€ 46,80 € 38,90 - 17%
IL GIORNALINO
€ 117,30 € 91,90 - 22%
BENESSERE
€ 34,80 € 29,90 - 14%
JESUS
€ 70,80 € 60,80 - 14%
GBABY
€ 34,80 € 28,80 - 17%
GBABY
€ 69,60 € 49,80 - 28%