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martedì 29 settembre 2020
 
Violenza insensata
 

Cristiani perseguitati, in Nigeria strage senza fine

31/12/2019  Il giorno di Natale 2019 nel paese africano si è verificato solo l'ultimo di una serie di episodi di violenza ai danni della comunità cristiana

Il fine è sempre quello: suscitare ostilità tra credenti e fomentare lo scontro religioso. Così si può comprendere l'evento che, alla fine del 2019, ha scosso la comunità cristiana in Nigeria, riverberandosi a tutte le latitudini per il suo strascico di sangue: un  video di 56 secondi mostra l’uccisione di 11 persone,  che sarebbe avvenuta il giorno di Natale. A diffondere la tragica sequenza dell'ennesima  strage di cristiani è stato un gruppo di estremisti nigeriani, appartenenti allo "Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale" (Iswap), che agisce secondo i dettami l'ideologia sello famigerato Stato islamico (Isis) nato in Siria e Iraq.  E' stato l'arcivescovo di Abujam,  monsignor Ignatius Ayau Kaigama, a stigmatizzare il massacro parlando a Vatican News di "atti sacrileghi che vogliono provocare tensione, conflitti e crisi tra cristiani e musulmani", soffiando sul fuoco di una guerra di religione. E, invitando a "non generalizzare", l'arcivescovo ha rimarcato l'odioso tentativo di strumentalizzare il nome di Dio per la violenza, promossa per ragioni economiche e politiche.

Anche il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, si è rivolto al suo popolo, invitando a non cadere nella trappola della polarizzazione tra musulmani e cristiani, mentre "assassini di massa, senza coscienza, senza Dio che macchiano il nome dell'Islam con le loro atrocità", e rimarcando che il terrorismo non risparmia nessuno, in quanto "nemico dell'umanità".

Sta di fatto che, in Nigeria come in molte altri contesti del pianeta, a farne le spese sono i credenti, i civili innocenti che rappresentano facili e comodi bersagli in questa logica spietata che fa leva sull'elemento religioso per mobilitare le coscienze e iniettare il veleno dell'odio verso fedeli di comunità diverse. In particolare nello stato africano sono almeno 30mila i civili rimasti uccisi e 30 milioni gli sfollati, se si fa riferimento all’inizio dell’offensiva jihadista nel 2009. L'abbraccio mortale dell'estremismo che usa l'islam per giustificare la violenza islamica parte da "Boko Haram", il gruppo che ha rivendicato gran parte degli attentati, e che poi si è diviso in due fazioni, dopo la reazione dell'esercito nigeriano.

A dare una tragica conferma di come il fronte del jihadismo si sia spostato, dopo le sconfitte in Medio Oriente, verso rotte africane, come su quelle dell'Asia Orientale, vi è anche il dossier annuale, pubblicato dall'Agenzia Fides, organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie, che monitora l'uccisione dei missionari e operatori pastorali cattolici (sacerdoti, religiosi e laici)  nel corso dell’anno. Secondo i dati forniti da Fides, nel  2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari e il numero più elevato delle vittime si registra proprio in America che, dal 2018,  è  al primo posto di questa tragica classifica.

In Africa nel 2019 sono stati uccisi 15 missionari: 12 sacerdoti, un religioso, una religiosa, 1 laica. Segue l' America, dove hanno perso la vita in 12, ovvero  6 sacerdoti, un diacono permanente, un religioso, 4 laici. In Asia e in Europa, infine sono stata uccise una  laica (nelle Filippine) e una suora (in Portogallo). E vero che, in diversi casi,  la vita di molti è stata stroncata durante tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, di degrado, dove imperversa la violenza , l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione. Ma si può notare, in quella che viene definita una sorta di “globalizzazione della violenza”, che i missionari cattolici sono le persone che scelgono di "restare", anche laddove i rischi o le condizioni di sicurezza consiglierebbero la fuga.

Sacerdoti, religiosi e laici di ogni comunità cattolica locale - nota l'agenzia Fides - sono, di fatto, persone che aiutano la gente, "in diretta concorrenza con il crimine organizzato” o con i gruppi terroristi che intendono destabilizzare un’intera comunità.  In questa chiave vanno interpretati diversi degli omicidi, come quelli avvenuti in Nigeria, dove sono 3 i sacerdoti assassinati nello stato:  don David Tanko è stato freddato da uomini armati mentre si recava al villaggio di Takum per mediare un accordo di pace tra due etnie locali in conflitto da decenni. Accato a lui don Paul Offu, parroco a Ugbawka, diocesi di Enugu, è caduto sotto i colpi di arma da fuoco sparati da un gruppo di  persone armate definite "pastori fulani".  Anche don Clement Rapuluchukwu Ugwu, è stato prelevato con la forza dalla sua parrocchia da alcuni banditi, ucciso e abbandonato. La Chiesa nigeriana, scossa dalla perdita di tre valenti presbiteri, ha lanciato l'allarme, descrivendo la drammatica condizione dell’area, segnata da massacri, rapimenti, stupri, incendi dolosi e devastazioni, e si chiamano in causa anche le responsabilità delle autorità politiche davanti agli scenari di devastazione.

I tre, come tutti gli altri, portavano nella vita quotidiana la testimonianza evangelica di amore e di servizio, "cercando di alleviare le sofferenze dei più deboli e alzando la voce in difesa dei loro diritti calpestati, denunciando il male e l’ingiustizia, aprendo il cuore alla speranza", spiega il dossier dell'Agenzia nel dicastero "Propaganda Fide".

Ma, anche di fronte a situazioni di pericolo per la propria incolumità, ai richiami delle autorità civili o dei propri superiori religiosi, i missionari – si legge nel rapporto di Fides - rimangono al proprio posto, consapevoli dei rischi che corrono, per essere fedeli agli impegni assunti e rimanere accanto alla gente che condivide gli stessi pericoli.

Spesso, proprio perchè persone più "in vista" o solo perchè "occidentali", a rischiare di più sono proprio i missionari: è ormai diffuso, in diversi continenti, il sequestro di sacerdoti e suore. In Nigeria sono aumentati i rapimenti a scopo estorsivo di preti e religiosi,  molti dei quali vengono liberati dopo pochi giorni, in alcuni casi con conseguenze devastanti per la loro salute fisica e psichica.  Va ricordato che è ancora nelle mani di un gruppo di sequestratori padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (Sma), che nella notte tra il 17 e il 18 settembre 2018, è stato rapito nel vicino Niger, nella missione di Bamoanga.

Come specificato, Fides usa il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (Evangelii Gaudium n. 120). Del resto l’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari "ad gentes" in senso stretto, ma  registrare tutti i battezzati impegnati nella vita della Chiesa morti in modo violento. Tutti coloro che, in contesti di violenza o di parta persecuzione, non fuggono ma scelgono di "restare", fedeli al vangelo fino in fondo, fino al dono supremo della vita.

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