«Sono deluso e avvilito. Mi sento come se i trent’anni impegnati nella formazione, nell’ascolto e nell’educazione all’altro siano andati in fumo». Le parole di Don Aniello Manganiello sono di profondo sconforto. Il parroco di Santa Maria della Provvidenza, 69 anni, è responsabile della scuola calcio dell’Oratorio Don Guanella, già Garante del premio nazionale Paolo Borsellino e fondatore di “Ultimi contro le mafie e per la legalità”. La delusione di Don Aniello è proprio relativa ai fatti accaduti l’altra sera, a Napoli, in occasione del campionato provinciale di calcio che ha visto un incontro giovanile tra la squadra maschile under 14, appartenente alla società Don Guanella, e la Napoli Women under 17, formazione giovanile della serie A femminile.

Gli insulti da parte di alcuni componenti della squadra under 14 nei confronti delle atlete sarebbero cominciati già durante la partita e seguiti poi alla fine, quando sono state pronunciate parole pesanti. Sui social, successivamente, è arrivata la risposta della società calcistica femminile con una lettera aperta che porta uno slogan educativo molto potente: “Da un episodio grave a un impegno comune: costruiamo il rispetto”. La lettera della Napoli Women, pubblicata in un carosello di Instagram dalla pagina ufficiale della squadra, ha raggiunto più di 7mila like e quasi 300 commenti di solidarietà da parte non solo dei fan ma anche di chi è coinvolto da sempre nell’impegno sociale e dei non utenti sportivi.

Don Aniello, presidente della squadra maschile, ha chiesto scusa pubblicamente prendendo le distanze come persona, come sacerdote e anche a nome della società Don Guanella. «Una delle prime scelte che ho fatto dopo aver chiesto scusa è stata la sospensione a tempo indeterminato dal campionato dei due ragazzi con obbligo di allenamento, non solo, ho previsto per loro anche un momento di formazione a cui avevano già partecipato, ma che evidentemente non ha portato frutti. Sono arrabbiato perché penso al lavoro di questi anni e quindi deduco che non è stato abbastanza», dice il sacerdote anticamorra che ha dedicato tutta la sua vita a salvare i ragazzi dalla strada per indicargli una nuova direzione. «Sono già in atto delle riflessioni per capire cosa possiamo fare nell’immediato per una possibile riconciliazione fra le due squadre, ho per questo contattato il Comitato calcio Campania nella persona di Carmine Zingarelli per avviare diverse iniziative. Si pensava a una imminente partita di calcio amichevole che possa avvicinare e far chiarire con delle scuse e con la comprensione. Comprensione che non vuol dire giustificazione. Una bellissima idea è arrivata da Umberto Chiariello, giornalista sportivo, che ha proposto l’amichevole, ma mista. Chissà che giocando spalla a spalla tanti conflitti si possano risolvere, ma soprattutto si possa apprendere di quanto si è così uguali nel perseguire un obiettivo comune».

La campagna di fango che si è riversata sulla figura del sacerdote è grave e ingiusta. Non si può delegare la responsabilità genitoriale, quella scolastica e, poi, quella sociale a un’unica persona. «Ieri sera ho convocato tutti i genitori per parlare dell’accaduto e capire cosa dobbiamo fare. Ho detto loro di non avere remore, come spesso dico anche agli altri genitori che incontro, nel controllare i telefoni dei propri figli, vedere cosa scrivono, con chi si scrivono, di cosa si nutrono anche online, perché tutto può diventare nocivo se non si sa gestire. Io non mi sento di criminalizzare i ragazzi e le ragazze. Non bisogna abbandonare questi ragazzi, il recupero da sempre è stata una nostra caratteristica e deve continuare a esserlo. È uno stimolo per noi ad accompagnarli e comprenderli», conclude Don Aniello.

Nessuna ragazza dovrebbe mai sentirsi umiliata per il semplice fatto di essere donna” - dice il post -, e ancora, in conclusione: “Per questo oggi denunciamo pubblicamente quanto accaduto. Non per alimentare rabbia, ma per assumere una responsabilità che riguarda tutti.”