È partita da una piccola enoteca di New York, che produce e importa vini e sakè dall’Europa, dal Libano e dal Giappone, la guerra ai dazi di Donal Trump. Hans Peter Weis, erede di una dinastia di enologi, ha fatto causa al presidente americano e, in primo e secondo grado, ha avuto ragione. La Corte d’appello Usa, infatti, ha sentenziato che i dazi imposti dal Tycoon sono in gran parte illegali. Trump ha giustificato le sue decisioni invocando l'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge del 1977 che conferisce al presidente il potere di affrontare minacce «insolite e straordinarie». «Sembra improbabile che il Congresso, emanando l'Ieepa, intendesse discostarsi dalla sua prassi passata e concedere al presidente un'autorità illimitata per imporre dazi», recita la sentenza. «La legge non menziona i dazi (o alcuno dei suoi sinonimi) né prevede garanzie procedurali che contengano chiari limiti al potere del Presidente di imporre dazi». In passato la legge è stata utilizzata per imporre sanzioni o congelare beni di nemici. Trump è il primo presidente che, invece, la usa come strumento di politica estera.

 La sentenza, con 7 voti favorevoli e 4 contrari, lascia comunque in vigore i dazi fino al 14 ottobre per permettere al presidente di appellarsi alla Suprema Corte. Trump ha subito attaccato la sentenza commentato che se i dazi dovessero essere annullati questo causerebbe la «distruzione degli Stati Uniti d'America».