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martedì 25 gennaio 2022
 
LA FEDE IN VERSI
 
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Don Cosimo Schena, prete poeta: a Dio, seguendo le stelle

01/12/2020  Sacerdote, 41 anni, parroco nell'arcidiocesi di Brindisi, è meglio conosciuto con l’appellativo di “poeta dell’amore”, da quando nel 2016 ha iniziato a pubblicare sulla piattaforma Spotify, raggiungendo il cuore di oltre tre milioni di utenti e la tavola di tante famiglie in difficoltà sostenute dai ricavi percepiti grazie ai click in rete e ai libri pubblicati

«Il tuo sì  ha cambiato la storia, la storia dei cuori di tutta l'umanità;. / La tua purezza ha fatto innamorare Dio e chiunque ti ha incontrato nel suo cammino. / Il tuo amore si fa presente a chi ti chiede aiuto ma non solo. / Ti fai vicina anche a chi non ti conosce./ Tu sei la Madre che accarezza, accompagna, guida, dà coraggio, cerca sempre la soluzione giusta. / Nel silenzio non ti lascia mai solo. / Piange con te, ride con te, serba tutto nel suo cuore. / Attende la volontà di un Dio che si è  fatto bimbo nel suo grembo. / Sei Tu che mi fai comprendere quanto è grande l'amore che Dio prova per me. / Aiutami a farm travolgere da questo more immenso, a farmi entrare delicatamente, in punta di piedi, in questo oceano infinito che rivela il mistero, un mistero nel quale faccio parte anch’io. / E tutto questo perché sei Tu la Madre di Dio».

S’intitola Madre del Miracolo la preghiera-poesia che nelle settimane di pandemia ha raggiunto le bacheche social di migliaia di persone. L’autore è don Cosimo Schena, sacerdote salentino di Mesagne, 41 anni, meglio conosciuto con l’appellativo di “poeta dell’amore”, da quando nel 2016 ha iniziato a pubblicare le sue poesie in musica sulla piattaforma Spotify, raggiungendo il cuore di oltre tre milioni di utenti e la tavola di tante famiglie in difficoltà sostenute dai ricavi percepiti grazie ai click in rete e ai libri pubblicati. Quando lo raggiungiamo al telefono, imbarazzato per questa inaspettata popolarità, svicola i complimenti e subito inizia a raccontarci dell’ultima poesia con la gioia di un bimbo, con l’emozione traboccante di un figlio che parla della mamma.

«Ho scritto la poesia Madre del Miracolo ai piedi della Madonna della Medaglia Miracolosa a Sant’Andrea delle Fratte. Un luogo molto caro alla città di Roma perché lì si custodisce la memoria dell’apparizione della Vergine Maria all’avvocato e in seguito presbitero francese, di origine ebraica, Alphonse Marie Ratisbonne, il 20 maggio 1842. L’ho composta d’un fiato perché tutte le volte che penso a Maria c’è un aspetto che mi riempie il cuore di gioia: il suo sì ha cambiato la storia dell’umanità. Se tutti dicessimo sì a Dio, chissà che accadrebbe, una rivoluzione d’amore».

 

Da dove nasce questo suo attaccamento a Maria?

«Sin da piccolo sono sempre stato devoto alla Madonna, grazie alle abitudini e agli insegnamenti di mia mamma e mio papà. Spesso ci recavamo in pellegrinaggio al santuario di Maria Madre della Chiesa di Jaddico, vicino Brindisi. E poi recitavamo il Rosario in casa e ad insegnarmi come funzionavano i grani della corona è stata mia nonna. Grazie a questi esempi, posso dire che Maria è stata una compagna di viaggio da sempre, ancor prima di diventare sacerdote. Mi ha colpito fin dal principio, una creatura umana, non divina, non angelica, scelta per la sua purezza, che si è fidata ciecamente e si è lasciata amare da Dio».

Nella sua vita sacerdotale come si è intensificato questo legame?
«La prima persona cui mi rivolgo è lei, per ogni cosa, tutti i giorni. Guardando la Madonna, trovo nella mia vita sacerdotale la direzione da seguire, la strada da intraprendere. Anche quando mi assalgono i dubbi, le preoccupazioni, penso a Maria che costantemente mi suggerisce di affidarmi a suo Figlio, di non temere. È la mamma che accoglie, che ascolta, sempre lì a mostrarmi il volto misericordioso e materno di Dio». 

Oggi si trova a svolgere il suo ministero nel santuario Mater Domini di Mesagne... 

«Eh sì. La Madonna mi cammina a fianco. Qui c’è una devozione molto sentita, che naturalmente la gente non ha potuto esprimere come sempre in questi ultimi difficili mesi. E nel silen zio surreale di questo luogo spesso mi sono ritrovato occhi negli occhi davanti a Maria a recitare il Rosario. È questo il momento della giornata in cui il mio cuore si alleggerisce da tutte le pesantezze, perché lei prende su di sé tutti i tormenti, le amarezze, le persone che gli presento, i loro drammi, le loro difficoltà. Se noi crediamo veramente a quel Dio a cui nulla è impossibile e alla Vergine che intercede per noi, la nostra vita prende tutto un colore diverso. Dipende da noi, loro stanno lì a tenderci la mano, senza stancarsi. Tocca a noi afferrare il loro aiuto. Penso sempre alla parabola del Figliol Prodigo, a questo
Padre buono che sta alla finestra notte e giorno ad aspettare che sulla linea del tramonto compaia il figlio tanto amato tornare a casa. Così fa Dio con ciascuno
di noi e la Madonna me la immagino a metà strada tra noi e quel Padre che ci aiuta ad arrivare prima».

Da poeta, don Cosimo, chi ha rappresentato al meglio i tratti della Madre di Dio?

«Mi piacciono moltissimo le parole che padre David Maria Turoldo ha dedicato a Maria. Penso che sia stato capace di cogliere delle sfumature a tantissimi ignote. E poi mi viene in mente don Tonino Bello. È bellissimo il poema che scrive nel 1992 su Maria, donna dei nostri giorni. Scrive così il vescovo: “Maria, la vogliamo sentire così. Di casa. Mentre parla il nostro dialetto. Esperta di tradizioni antiche e usanze popolari. Vogliamo vederla così. Immersa nella cronaca paesana. Con gli abiti del nostro tempo. Che non mette soggezione a nessuno. Che si guadagna il pane come le altre. Che parcheggia la macchina accanto alla nostra. Vogliamo immaginarla adolescente, mentre nei meriggi d’estate risale dalla spiaggia, in bermuda, bruna di sole e di bellezza. La vogliamo nei sogni festivi e nelle asprezze feriali. Sempre pronta a darci una mano. A contagiarci della sua speranza. A farci sentire, con la sua struggente purezza, il bisogno di Dio. E a spartire con noi momenti di festa e di lacrime. Fatiche di vendemmie e di frantoi. Profumi di forno e di bucato. Lacrime di partenze e di arrivi. Come una vicina di casa, dei tempi antichi...”. È così, come l’ha descritta don Tonino, che immagino la Mamma Celeste».

 
 
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