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sabato 25 maggio 2024
 
chiesa
 

«Don Gherardo? Guiderà Firenze dalla parte dei bisognosi»

18/04/2024  La testimonianza di don Vincenzo Russo, per 20 anni cappellano del carcere di Sollicciano, di cui il nuovo arcivescovo è stato il successore: «Il suo sguardo è rivolto a chi soffre, agli scartati, ai poveri, all’umanità dimenticata»

C’è una nuova luce ad illuminare la diocesi di Firenze, indicata dal Papa Francesco  e annunciata dal Cardinale uscente, il cardinale Giuseppe Betori. È don Gherardo Gambelli, 54 anni, il nuovo Arcivescovo di Firenze, che avrà il compito di guidare la comunità cattolica della diocesi toscana nelle grandi sfide del nostro tempo.  Nella Cattedrale di Santa Maria dei Fiori i fedeli lo accolgono con un lungo applauso dopo la sua nomina, da poco rivelata, ma da tanto attesa.

Don Gherardo, rientrato a Firenze nel 2022 come parroco della Madonna della Tosse e cappellano del carcere fiorentino di Sollicciano, dopo una lunga missione in Ciad, ha vissuto per 11 anni a fianco del popolo ciadiano, ormai allo stremo delle proprie forze, martoriato dagli scontri per il controllo delle terre e altri fratricidi, tra le comunità delle circa 200 etnie presenti nel Paese, ma anche a causa dalla fame che colpisce 970 mila individui sofefrenti di grave insicurezza alimentare.  Un contesto, quello del Ciad dove il missionario ha vissuto, oggi aggravato  dalla guerra tra la Russia e l’Ucraina e la conseguente scarsità di fornitura di cereali e fertilizzanti. In quel lembo di mondo, oltre al suo impegno pastorale come presbitero, è stato anche cappellano nel carcere di N’Djamena. Uno sguardo, quello suo, rivolto gli ultimi, agli scartati, come quello di Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, uno sguardo fraterno.

Don Vincenzo Russo, ex cappellano per 20 anni del carcere di Solliciano e presidente dell’Opera Madonnina del Grappa, accoglie con gioia e speranza la nomina del  nuovo arcivescovo di Firenze e  suo ex-compagno in seminario e lo descrive così: «Ho appreso con grande gioia e speranza la notizia della nomina di don Gherardo, perché ritengo che sia una persona che abbia un giusto senso della vita spirituale e cristiana, vicino ai più bisognosi, agli invisibili del nostro tempo. Don Gherardo è una persona libera da tutta quella impalcatura che a volte impedisce la Chiesa di vivere in pienezza il Vangelo.  Il suo sguardo è rivolto a chi soffre, agli scartati, ai poveri, all’umanità dimenticata. L’approccio suo con i detenuti del carcere di Solliciano è quello di un fratello, mite e umile, sincero, e che sa ascoltare la sofferenza delle persone. Il Vangelo è contatto, è relazione e il vescovo deve essere colui che dialoga, anche con i sacerdoti, per togliere quella sensazione di solitudine che spesso proviamo”, spiega Don Vincenzo. «Il fatto che lui abbia fatto una grande esperienza in Africa e all’interno delle carceri, sia lì che anche a Firenze, dove è cappellano, sicuramente gli permetterà di vivere la sua missione come una guida per tutti noi, con la conoscenza profonda di quel dramma che oggi colpisce milioni di esseri umani. La nomina di don Gherardo è in perfetta linea con il pensiero di Papa Francesco. Quella di don Gherardo non è una Chiesa fatta di gerarchia, ma una Chiesa vicina alla vita dei poveri, che riparte da loro, così come ci ha insegnato Gesù. Solo cosi diventiamo veramente credibili», conclude don Vincenzo Russo.

 

 

 

 
 
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