In una società sempre più frammentata e con rigurgiti di odio, l’Azione Cattolica prova a tirare dritto. E a continuare a seminare parole di bene, a intessere relazioni, a progettare il futuro. Lo fa anche con l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali dedicato a “Orizzonti Mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo”. Sceglie Bari come palcoscenico, dal 30 luglio al 2 agosto, «un luogo altamente simbolico», ha ricordato l’assistente centrale monsignor Claudio Giuliodori rievocando gli incontri sul Mediterraneo che la Cei ha promosso a Bari nel 2020 e a Firenze nel 2022 e mettendo in relazione la Fratelli tutti con la Magnifica Humanitas con il passaggio dalla «lotta alla cultura dello scarto a quella contro la cultura della potenza».

Obiettivo di Bari, come ha spiegato il presidente Giuseppe Notarstefano, è promuovere una cultura del dialogo per contrastare polarizzazione e individualismo e rigenerare le comunità attraverso l’ascolto, la cura delle fragilità, il coinvolgimento dei giovani, la costruzione di alleanze ecumeniche e civili. E allora “Orizzonti Mediterranei” non è solo un titolo, ma un cambio di prospettiva, un «punto di vista» per guardare al futuro.

«Il Mediterraneo oggi rappresenta una vera sfida, non solo dal punto di vista geopolitico», ha spiegato moderando la tavola rotonda di presentazione dell’incontro Giuseppina Paterniti. «Sappiamo cosa bolle sulle sue sponde: i drammi dell’emigrazione, conflitti che sembrano insanabili, una polarizzazione che ci mostra come, invece, sia fondamentale la cultura del dialogo perché lì dove il dialogo manca viene meno la possibilità di camminare insieme».

In questa epoca di conflitti, ha aggiunto Notarstefano, «noi crediamo in una via alternativa, nella “convivialità delle differenze”». Un concetto che riprende il pensiero di Don Tonino Bello e che si traduce in un impegno concreto: «L’associazione è un mosaico di età, sensibilità culturali e opinioni diverse. La nostra sfida è farle dialogare per costruire una fraternità possibile».

In questa visione, di fronte alla tentazione di concentrarsi su se stessi e sul proprio potere, come nella logica di Babele, c’è la visione di Neemia: «Quella della costruzione della città, dove ciascuno ha un suo pezzo, un’originalità da dare. Il pluralismo è una ricchezza, ma va immesso in una capacità di dialogo», ha sottolineato.

All’incontro parteciperanno circa 700 responsabili associativi da tutta Italia, ma non sarà un incontro chiuso. «Vogliamo costruire spazi di dialogo con la città, con le istituzioni e con le comunità locali», ha detto il presidente dell’Aci, ricordando uno stile che è proprio dell’Azione Cattolica.

Al centro di questo percorso ci sono soprattutto i giovani. «Noi», ha spiegato Emanuela Gitto, vicepresidente dei giovani di Azione Cattolica, «vogliamo essere una voce dissonante rispetto a una cultura che monopolizza il momento politico e culturale. A Bari avvieremo un dialogo con altre realtà giovanili, come per esempio i Giovani Musulmani d’Italia e la Croce Rossa, per confrontarci su fragilità, politiche giovanili e democrazia».

Un programma ricco e articolato. Si parte giovedì con una sessione plenaria al Teatro Piccinni, per poi proseguire con momenti di confronto sinodale con una ventina di vescovi italiani, tra cui il cardinale Matteo Zuppi. Un altro momento centrale sarà la preghiera ecumenica nella Basilica di San Nicola, a testimonianza del forte impegno dell’associazione sul fronte del dialogo interreligioso. «La serata di venerdì sarà aperta alla cittadinanza in piazza San Nicola», ha poi annunciato il segretario generale Michele Tridente. DI particolare rilievo la presenza dell’Orchestra del Mare, «che suona strumenti costruiti con il legno delle barche dei migranti naufragati a Lampedusa. Un progetto sostenuto anche da Papa Francesco».

Un punto d’arrivo e di ripartenza che si inserisce nel percorso assembleare già iniziato e che culminerà nella XIX assemblea nazionale del prossimo aprile 2027. «Bari è un raccogliere per consegnare e rilanciare verso il future», è stato sottolineato. Un’occasione per seminare dialogo ponendo, in un clima politico e sociale sempre più polarizzato, un’alternativa. Perché, in una società spesso distratta da «allucinazioni», da discussioni su temi, come «la remigrazione che non servono a niente se non a far perdere tempo», dobbiamo «ricostruire la fiducia partendo da una solidarietà possibile, dal prendersi cura delle fragilità giorno per giorno», ha insistito Notarstefano.

«Ci sono differenze che tendono sempre più a polarizzarsi, differenze che non vogliono più dialogare», ma proprio per questo occorre cambiare la narrazione perché è vero che «ci sono dei poteri forti», ma questi sono anche un «po' farlocchi e farseschi» anche se appaiono «dominanti». Parallelamente però ci sono «anche gesti di cura che rinnovano quotidianamente il mondo».

L’incontro, patrocinato da numerose istituzioni e anche da Famiglia Cristiana, apre dunque alla speranza. Sottolineando che la sfida alla polarizzazione si affronta con la «paradossalità cristiana» di amare il nemico, promuovendo un lavoro educativo e di dialogo per risanare la politica. Un impegno svolto, sui territori, in alleanza con altri per costruire un linguaggio condiviso e ad avere un impatto duraturo attraverso la produzione di strumenti formativi capillari e il rafforzamento dei legami, delle relazioni, dell’umanità. per continuare a difendere e promuovere la dignità di ciascuno.