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venerdì 18 settembre 2020
 
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Il Papa: Insieme per la pace, una preghiera per i fratelli ebrei

26/01/2020  Al termine della consueta Carovana della pace, i ragazzi dell'Acr di Roma lanciano, assieme al Papa, i palloncini dalla finestra del palazzo apostolico. Francesco li ringrazia per l'impegno di tutta l'Azione cattolica e ricorda anche la Giornata della memoria e il dovere, per i cristiani, di pregare per i fratelli ebrei, perché mai più si ripeta l'orrore dello sterminio.

Lanciano insieme i palloncini, dopo aver letto le parole che i ragazzi dell’Azione cattolica hanno voluto scrivere al loro Papa. «Noi ragazzi dell’Acr siamo qui insieme a te, ai nostri genitori, educatori e amici per gridare la voglia di pace alla nostra città e al mondo intero!», leggono un ragazzo e una ragazza accanto a lui. «Siamo venuti a trovarti in questa prima “Domenica Della Parola Di Dio”, che hai voluto affinché tutti possiamo concentrarci “sul grande valore che la Parola di Dio occupa nella nostra esistenza quotidiana”. Da quest’anno in poi, per noi, sarà un appuntamento che attenderemo con gioia! In quest’anno associativo, insieme all’Azione Cattolica e insieme al Cardinal Vicario e a tutta la città di Roma, stiamo imparando a capire come, con il nostro impegno e i piccoli gesti quotidiani, possiamo rendere migliore la nostra città. Lo slogan che ci accompagna, infatti è: “È La Città Giusta”. Si dice che Roma sia una città rumorosa e confusionaria. Bene! Noi oggi abbiamo voluto portare un po’ di quel rumore e confusione positiva per farci sentir e per poter lanciare i nostri messaggi di pace! Nel brano del Vangelo su cui stiamo riflettendo, Gesù ci dice che ogni volta che aiuteremo qualcuno che è nel bisogno lo avremo fatto a lui. È per questo che – anche quest’anno- ci siamo impegnati a fare delle piccole rinunce e aiutare bambini e famiglie di due villaggi, in Pakistan, con l’associazione “MISSIONE BHATTI ONLUS” e in Kenya, Con l’Associazione “l’AFRICA CHIAMA onlus”, sostenendoli nei loro bisogni primari. Caro Papa», concludono ricordando i festeggiamenti per i 150 anni dell’associazione e gli appuntamenti istituzionali che porteranno al rinnovo degli incarichi, «grazie per averci accolti anche quest’anno!». Sono «41 anni», dicono ancora, «che facciamo la Carovana della Pace: ti ringraziamo per l’opportunità che ci dai di venire a San Pietro e per le vie di Roma a gridare per la Pace; grazie perché ogni volta ci fai sentire come a casa! Grazie Papa Francesco per ciò che sei e che rappresenti per noi. Ricordati che l’Acr prega sempre per Te e oggi ti chiediamo di dire insieme a noi che “Roma Grida Pace”!».  Francesco si affaccia dalla finestra del palazzo apostolico per il consueto Angelus domenicale e sorride accanto ai ragazzi.

Dopo aver spiegato ancora il Vangelo della domenica e aver invitato, con Matteo alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino», un annuncio che «è come un potente fascio di luce che attraversa le tenebre e fende la nebbia, ed evoca la profezia di Isaia che si legge nella notte di Natale: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che camminavano in terra tenebrosa una luce rifulse”», il Papa ricorda che «con la venuta di Gesù, luce del mondo, Dio Padre ha mostrato all’umanità la sua vicinanza e amicizia. Esse ci sono donate gratuitamente al di là dei nostri meriti».

«Tante volte», spiega Bergoglio, «risulta impossibile cambiare vita, abbandonare la strada dell’egoismo, del male e del peccato perché si incentra l’impegno di conversione solo su sé stessi e sulle proprie forze, e non su Cristo e il suo Spirito. Ma la nostra adesione al Signore non può ridursi ad uno sforzo personale; deve invece esprimersi in un’apertura fiduciosa del cuore e della mente per accogliere la Buona Notizia di Gesù. È questa che cambia il mondo e i cuori! Siamo chiamati, pertanto, a fidarci della parola di Cristo, ad aprirci alla misericordia del Padre e lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirto Santo». Possiamo farcela restando ancorati alla Parola di Dio che ci dà, come fece per gli apostoli, «la spinta a seguirlo, a cambiare vita mettendosi concretamente al servizio del Regno di Dio». La parola di Gesù è giunta fino a noi, ricorda il Papa, «perché ci sono stati questi uomini, semplici pescatori, che hanno lasciato le loro reti e gli hanno risposto “sì”». Anche loro, «come Gesù, si trovano bene in frontiera, quasi mescolandosi ai pagani, per essere luce e annunciare a tutti la vera liberazione, quella portata da Cristo».

Il Papa ricorda ancora la Giornata della Parola di Dio, «istituita per celebrare e accogliere sempre meglio il dono che Dio ha fatto e quotidianamente fa della sua Parola al suo Popolo» e ringrazia «le Diocesi e le comunità che hanno proposto iniziative per richiamare la centralità della Sacra Scrittura nella vita della Chiesa, così come ha insegnato il Concilio Vaticano II».

Poi invita i cristiani, domani, nel «75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau, simbolo della Shoah» a «fare un momento di preghiera e di raccoglimento dicendo ciascuno nel proprio cuore: mai più! Mai più!». Perché «davanti a questa immane tragedia non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria».

Ancora un pensiero per la Giornata mondiale dei malati di lebbra e una preghiera «per le persone malate a causa del virus che si è diffuso in Cina».

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Giornata della Memoria, il Papa: «Mai più questa immane tragedia»
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