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lunedì 11 novembre 2019
 
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Capalbio, l'ultima spiaggia della sinistra radical chic

19/08/2016  L'invio di 50 rifugiati provoca il dibattito sotto gli ombrelloni del paesino simbolo dell'intellighenzia post comunista. E si scopre che al netto dei congiuntivi e delle citazioni letterarie non ci sono molte differenze con la destra populista

(Nella foto: il letterato e scrittore Alberto Asor Rosa a Capalbio)

Qualcuno sostiene che è tutta una montatura estiva, questa storia di Capalbio, meta tradizionale dell’intellighenzia vacanziera radical chic, contraria ai migranti. Sarà. Però qualche fatto incontrovertibile esiste. Ed è anche vero, come ha rilevato l’ex ministro Martelli, anch’egli frequentatore di queste spiagge, che la sinistra al caviale è cascata mani e piedi nella trappola, “cadendo nel tranello con tutte le scarpe” e rivelando una certa sua vacuità. Come sappiamo ormai da giorni, il ministro Alfano ha inviato nel piccolo comune medievale toscano cinquanta rifugiati. Il sindaco ha subito lanciato l’allarme e la sinistra radical chic, sotto l’ombrellone o nel centro di questo delizioso paesino merlato, tra un bombolone alla crema o un piatto di fettuccine al ragù di cinghiale, ha pigramente espresso molte perplessità solidarizzando col sindaco.

La “piccola Atene” della sinistra, dicono,  rischia il collasso. Da sempre difensori dell’ambiente, i vip di Capalbio, in maggioranza postcomunisti, in un tempo in cui la bandiera rossa ormai è solo quella del bagnino e la "sovrastruttura" quella delle cabine  e degli ombrelloni, vorrebbero tenere chiuse le mura merlate. A questo punto il dibattito – quello che piace tanto alla sinistra -  è aperto: che differenza c’è tra la sinistra radical chic e il populismo demagogico di destra più agguerrito, al netto delle citazioni raffinate, delle frasi arrotondate, della “consecutio temporum” corretta, delle buone letture Adelphi? Il pensiero parrebbe unico e forse ancora più insopportabile, perché mentre il populismo demagogico raccoglie strumentalmente le difficoltà e il rancore della povera gente, gli immigrati vengono considerati dalla sinistra radical chic di Capalbio, protagonista di battaglie storiche come quella contro la Statale Tirrenica o la centrale di Montalto di Castro, una sorta di fastidio ambientale, un po’ come se fossero rifiuti tossici o uno scempio urbanistico.

In questo coro contrario ai migranti che deturpano il paesaggio, trattati alla stregua di cartonati, c'è qualche stridula voce dissonante. C’è chi come il letterato Alberto Asor Rosa, ultimo (e ironico) epigono della superiorità morale della sinistra, dichiara che li “aspetterà con assoluta serenità”, auspicando però un numero “sopportabile” (ma sarebbe stato ancora più elegante dire "supportable", alla francese), chi, come Chicco Testa dà il disco verde ma si preoccupa, da bravo manager, che “non vengano a bighellonare”, chi ancora raccomanda “prudenza” per “i problemi del territorio” come il principe Caracciolo, che ha dimora tra queste colline. Manca solo che qualcuno che dica sotto l’ombrellone “facciamo sì che trovino ausilio nelle loro dimore”, versione radical chic del salviniano “aiutiamoli a casa loro”.  E sarebbe questa la tanto sbandierata superiorità morale della sinistra?

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