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mercoledì 30 settembre 2020
 
 

La scuola paritaria rischia di morire di Coronavirus

27/03/2020  L'allarme della presidente della Fidae. L'Italia è in ginocchio anche economicamente. Che ne sarà dei contributi che gli istituti si aspettano solitamente in questo periodo dell'anno? E intanto sempre più alunni con disabilità si rivolgono alle scuole cattoliche.

Virginia Kaladich.
Virginia Kaladich.

di Virginia Kaladich
presidente nazionale Fidae, Federazione istituti di attività educativa

Un'emergenza come quella che stiamo vivendo dovrebbe appianare, almeno per un po’, tutte le differenze. E invece, anche ai tempi del coronavirus, siamo alle solite: in Italia esiste una scuola di serie A e una scuola di serie B, esistono degli insegnanti che sono discriminati, a prescindere dalla loro preparazione e dalla loro professionalità ed esiste un personale scolastico che, pur svolgendo il proprio lavoro, non gode dei diritti di categoria. Sono passati 20 anni dalla legge 62, quella della “parità scolastica” salutata da molti, compresa la sottoscritta, come il momento di svolta per le scuole paritarie che finalmente sarebbero diventate, anche per legge (visto che nei fatti lo erano sempre state) parte integrante del sistema scolastico nazionale. E invece, dal marzo del 2000, sono state perse molte occasioni, a cominciare dal dibattito, fuorviante, che si è acceso intorno al tema del finanziamento alle scuole private con due fazioni a darsi battaglia sulla costituzionalità o meno del dover prevedere dei fondi per le scuole paritarie.

Ma come si fa a negare i contributi ad un settore che da solo provvede all’istruzione e alla formazione di più di 850 mila alunni? Se vogliamo guardare solamente ai numeri e fare due conti in tasca, per lo Stato significa prima di tutto risparmiare circa 6 miliardi di euro calcolando i 6.800 euro che lo stesso Ministero dell’istruzione dichiara come spesa media per uno studente nel suo corso di studi. Se poi vogliamo andare al cuore della legge, che si basa sulla Costituzione e su altri trattati internazionali, che fine ha fatto il diritto dei genitori a scegliere liberamente l’educazione dei propri figli? Le scuole paritarie nel nostro paese stanno diminuendo drasticamente, di anno in anno, perché non ce la fanno a sostenersi con l’esiguo contributo statale, che tra l’altro deve essere rinnovato e votato ogni anno. Rimangono in piedi solo gli istituti per ricchi, quelli con una retta mensile che poche famiglie possono permettersi.

Cosa ne sarà ora del contributo che le scuole paritarie si aspettano proprio in questo periodo dell’anno? Non possiamo dimenticare infatti il taglio che ci fu, ai tempi della grande crisi del 2008 quando l’ammontare complessivo riservato agli istituti paritario passò dai 550 milioni ai 490 milioni circa. Oggi siamo a circa 500 milioni di contributo che non basta e, soprattutto, non ha mai tempi certi. Come può resistere un piccolo istituto, che si trova a dover pagare affitti, bollette e costi del personale, con circa 470 euro a studente quando i costi si aggirano intorno ai 5000 euro? L’emergenza sanitaria è anche un’emergenza economica per l’Italia che sta vivendo un momento come forse non succedeva dal dopoguerra. Le scuole paritarie riceveranno un trattamento uguale a quelle statali.Sarà finalmente possibile avere un finanziamento certo?

Il coronavirus ha fatto emergere anche l’altra grande discriminazione, quella degli insegnanti delle paritarie che a parità di titoli percepiscono uno stipendio più basso rispetto a quelli di una scuola. Il cuore del problema è che la legge 62 del 2000 chiede alle scuole paritarie di  avvalersi di docenti abilitati, ma lo Stato, cui spetta il dovere/diritto di abilitare i docenti, non avvia i percorsi che possano permettere ai giovani laureati di conseguire il titolo richiesto per l’insegnamento nella scuola secondaria. Siamo al paradosso. La discriminazione è ancora più grave se apriamo il capitolo degli studenti con disabilità e degli insegnanti di sostegno. Lo Stato non garantisce agli alunni con disabilità che frequentano le scuole paritarie gli stessi diritti che assicura agli alunni con disabilità che frequentano la scuola statale, quindi la penalizzazione è doppia. L'attuale contributo statale copre infatti una piccolissima parte dell'onere economico connesso all'accoglienza degli alunni con disabilità nella scuola paritaria, il resto rimane quasi integralmente a carico delle famiglie e dell'ente gestore della scuola. E ciò mentre cresce il numero di famiglie con alunni con disabilità che si rivolge ai nostri istituti.

La scuola paritaria, ed in particolare quella cattolica, rappresenta un’esperienza educativa peculiare, con una proposta culturale che ha attraversato secoli di storia, momenti di difficoltà e di emergenza, guerre, grandi carestie, pestilenze: la scuola cattolica è rimasta sempre il baluardo dell’educazione e della formazione dei nostri giovani con una sua specificità che ha unito e unisce fede, cultura, e vita. Vogliamo continuare per questa strada e che lo Stato ci metta semplicemente nelle condizioni di farlo….

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