Papa Leone XIV ha presieduto l’Udienza Giubilare in piazza San Pietro, incontrando pellegrini e fedeli da tutto il mondo. Al centro della catechesi il Pontefice ha proposto una riflessione dal titolo “Sperare è intuire. Ambrogio di Milano”, ispirata al Vangelo di Luca (10, 21-22).

La catechesi: l’esempio di Sant’Ambrogio

«Il Giubileo ci rende pellegrini di speranza», ha detto il Papa, soffermandosi sul verbo “intuire” come «movimento dello spirito, intelligenza del cuore che Gesù ha riscontrato nei piccoli». Il sensus fidei dei semplici, ha spiegato, è «come un sesto senso per le cose di Dio». Leone XIV ha ricordato la vicenda di sant’Ambrogio, eletto vescovo di Milano nel IV secolo dal popolo che ne intuì la statura spirituale, nonostante fosse ancora catecumeno. «Vedete che grande regalo fatto dai piccoli alla Chiesa?», ha osservato, sottolineando come Ambrogio, divenuto poi padre e dottore della Chiesa, abbia saputo rinnovare la liturgia e guidare alla conversione sant’Agostino. «Intuire è un modo di sperare, non dimentichiamolo», ha ribadito il Pontefice, invitando i fedeli a vivere la propria chiamata diventando cristiani nel quotidiano: come genitori, lavoratori, religiosi o laici impegnati.

I saluti internazionali

Come di consueto, il Papa ha riassunto la catechesi in diverse lingue. In inglese ha incoraggiato i catechisti a coltivare nei fedeli la relazione con Gesù; in tedesco ha richiamato la disponibilità a rispondere alla chiamata personale di Dio; in spagnolo ha invitato a servire la Chiesa irradiando speranza; in portoghese ha esortato ad annunciare il Vangelo soprattutto ai bambini; ai polacchi ha chiesto di lasciarsi guidare dal sensus fidei del popolo di Dio.

L’appello per l’Ucraina

Nel corso dell’Udienza, Leone XIV ha ricordato la beatificazione a Bilki, in Ucraina, del sacerdote greco-cattolico Pietro Paolo Oros, ucciso nel 1953 «in odio alla fede». Il Papa ha invocato la sua intercessione perché il popolo ucraino «perseveri con fortezza nella fede e nella speranza, nonostante il dramma della guerra». Un saluto particolare è stato rivolto ai pellegrini italiani, tra cui le diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno con il vescovo Mariano Crociata, Acerenza con l’arcivescovo Francesco Sirufo e Vicenza con il vescovo Giuliano Brugnotto. Il Papa li ha incoraggiati a crescere «radicati nell’ascolto della Parola di Dio e nella preghiera personale e comunitaria». Sono stati ricordati anche i gruppi del Rinnovamento nello Spirito di Salerno-Campagna-Acerno, la Vicaria di Fossombrone, i militari della 46ª Brigata aerea di Pisa, la Federazione autonoma bancari italiani e l’Ordine delle Professioni infermieristiche di Arezzo. Infine, il Pontefice ha rivolto un pensiero ai giovani, ai malati e agli sposi novelli: «Cristo, la Porta Santa che ci introduce al Padre, sia sempre al centro della vostra vita, affinché possiate essere testimoni convinti e gioiosi del suo amore».