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L'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe: «Maradona un genio calcistico, lo affido a Dio misericordioso»

26/11/2020  Il cordoglio del cardinale: «Da campano e tifoso degli azzurri, ho sempre gioito per lo spettacolo calcistico offerto dal campione» e dichiara di aver «condiviso la tristezza e il dolore delle tantissime persone che a Napoli e nel mondo, per le strade o nel chiuso delle proprie abitazioni, sono rimaste incredule e umanamente colpite all’annuncio della sua morte»

Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.
Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli.

Anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, esprime il suo cordoglio per la «prematura e improvvisa morte» di Diego Armando Maradona. In una nota diffusa dall'arcidiocesi partenopea, Sepe ricorda «che non ha conosciuto personalmente» il grande campione argentino, «ma che, da sportivo e appassionato di calcio, ha sempre seguito e ammirato per le sue straordinarie doti tecniche che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Da campano e tifoso della compagine azzurra», prosegue la nota, «l’arcivescovo ha gioito per lo spettacolo calcistico offerto sempre da Maradona e per il ruolo determinante da lui avuto, all’epoca, nella squadra del Napoli alla quale ha consentito di raggiungere grandi traguardi e successi sempre sognati ma mai ottenuti senza di lui.

Il cardinale Sepe fa sapere ai fedeli e alla città di aver «condiviso la tristezza e il dolore delle tantissime persone che a Napoli e nel mondo, per le strade o nel chiuso delle proprie abitazioni, sono rimaste incredule e umanamente colpite all’annuncio della dipartita da questa terra dell’inimitabile Genio Calcistico, qual è stato Diego Maradona, che ha ricordato nelle sue preghiere e nella Messa, affidando l’anima del famoso defunto a Dio Misericordioso».

Proclamato il lutto cittadino per le esequie del campione

Intanto a Napoli sarà lutto cittadino nel giorno delle esequie di Maradona con l’esposizione delle bandiere a mezz'asta negli edifici comunali, anche per le 24 ore successive ai funerali. Lo dispone l'ordinanza firmata dal sindaco Luigi de Magistris. Il lutto cittadino è proclamato in virtù del fatto che - si legge - «Maradona è stato il miglior interprete del calcio mondiale ed è entrato a far parte della storia e del patrimonio di Napoli con cui si è creato un legame indissolubile, unendosi al dolore dei familiari e dell'intero popolo argentino». Nell'ordinanza si evidenzia che Maradona «con il suo talento e la sua magia ha onorato per sette anni la maglia della squadra del Napoli, regalandole i due scudetti della storia e altre coppe prestigiose, e ricevendo in cambio dalla città intera un amore eterno e incondizionato. Quel legame profondo e indissolubile - prosegue il testo - che da subito si è creato con i tifosi, cui ha regalato successi mai conseguiti prima e ancor oggi ineguagliati, è diventato negli anni un amore viscerale con la città, un rapporto unico e saldo con l'anima più sincera della comunità partenopea».

Una scomparsa improvvisa da cui «l'intera comunità cittadina è rimasta profondamente turbata. La città di Napoli perde uno dei figli che maggiormente le ha dato onore e prestigio sul palcoscenico internazionale». E proprio in virtù del profondo legame, l'Amministrazione «interpretando i sentimenti che accomunano tutta la cittadinanza in questo momento doloroso, intende dare un segno tangibile della profonda e sentita partecipazione all'evento luttuoso».

«Maradona ha incarnato il simbolo del riscatto - si sottolinea nell'ordinanza - di una squadra e dell'intera città che in lui si è pienamente identificata e in lui supera ogni divisione e mortificazione. Maradona ha combattuto i pregiudizi e le discriminazioni di cui erano ancora oggetto i napoletani all'interno degli stadi, diventando idolo dell'intera città e mai nessuno è riuscito ad immedesimarsi in modo così completo nel corpo e nell'anima di Napoli, con la quale el Pibe de oro condivide la genialità e l'unicità, ma anche la sregolatezza e i tormenti che lo rendono vero figlio della città, una città che gli perdona anche le debolezze e le fragilità dell'uomo che mai offuscano la grandezza del campione», conclude il testo.

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