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lunedì 11 novembre 2019
 
DIBATTITO RIAPERTO
 

Mariti, padri e preti: i "viri probati" il Papa sperimenterà questa via?

11/03/2017  E' possibile ordinare sacerdoti uomini sposati di una certa età e di provata fede che possano celebrare Messa in quelle comunità che hanno scarsità di presbiteri? Secondo Jorge Mario Bergoglio...

Papa Francesco riapre il dibattito dentro al Chiesa su una questione che era stata categoricamente esclusa dal Sinodo dei vescovi del 2005 sull’ “Eucarestia culmine e fonte della vita della Chiesa”. Si tratta dei “viri probati”, cioè l’ordinazione di uomini sposati di una certa età e di provata fede che possano celebrare Messa in quelle comunità che hanno scarsità di sacerdoti e dove è difficile che un prete possa recarsi con regolarità. Bergoglio lo ha fatto nell’intervista dei giorni scorsi al settimanale tedesco Die Zeit: “Dobbiamo riflettere se i viri probati siano una possibilità e dobbiamo stabilire quali compiti possano assumere ad esempio in comunità isolate”.

La possibilità di ordinare uomini sposati, anche se in via eccezionale e quindi senza mettere in questione la questione del celibato, era stata discussa nel Sinodo del 2005.Relatore generale era il cardinale Angelo Scola, allora Patriarca di Venezia e ora arcivescovo di Milano che si appresta a ricevere papa Francesco il 25 marzo, il quale già nella relazione introduttiva aveva messo in campo l’argomento, assai controverso, spiegando tuttavia che non era una soluzione alla scarsità del clero e sottolineando piuttosto che occorreva riflettere su “criteri per una più equa distribuzione del clero nel mondo”. Eppure al Sinodo se ne discusse a lungo. Lo confermò il vescovo di Mosca monsignor Kondrusiewicz: “E’ vero alcuni padri hanno proposto l’ordinazione di uomini sposati anziani. Ma la proposta è stata respinta”.

Alla fine del Sinodo vennero pubblicate, con l’autorizzazione di Benedetto XVI, le preposizioni finali. Era la seconda volta che accadeva nella storia dei Sinodi dei vescovi. Ebbene la preposizione numero 11 escludeva tale possibilità: “I Padri hanno chiesto di illustrare adeguatamente ai fedeli le ragioni del rapporto tra celibato e l’ordinazione sacerdotale. Certuni hanno fatti riferimento ai viri probati, ma questa ipotesi è stata valutata come una strada da non percorrere”.

Curiosamente, però, papa Benedetto due anni dopo nell’Esortazione Sacramentum Caritatis, che raccoglieva le indicazioni di quel Sinodo, non fa cenno all’argomento. Il cardinale tedesco Walter Kasper in un incontro con i giornalisti nella sede della Stampa Estera di Roma confermò che su due questioni importanti e cioè la comunione ai divorziati risposati e l’ordinazione di viri probati, la discussione non è chiusa. In particolare sui viri probati disse che resta “un’ipotesi aperta e che dovremmo realizzarla senza abbandonare il celibato”. Oggi Papa Francesco la ripropone con, praticamente, le stesse parole di Kasper. La discussione ha radici antichissime e si fonda sulla pratica delle prime comunità cristiane, dove il celibato ecclesiastico non esisteva. Sono state lotte storiche di potere, indisciplina e interessi economici del clero che hanno piano piano escluso dal presbiterato gli uomini sposati verso la fine del primo millennio della Chiesa. Ma Innocenzo III nel 1206 parla già dei viri probati, per predicare contro le eresia dove ci fosse scarsità di clero, insomma per stato di necessità. Il Papa teologo Joseph Ratzinger lo sapeva bene ed è forse anche per questo che non ha inserito nella sua Esortazione del 2007 il no secco stabilito da Sinodo.

D’altra parte Joseph Ratzinger in un libro del 1971 “Fede e futuro”, ragionando sulla scarsità futura di clero e di una Chiesa che di fronte alla crisi di vocazioni “diventerà sempre più piccola e dovrà ricominciare tutto da capo”, non escludeva la possibilità di ricorrere a “nuove forme di ministero”, anzi affermava che “ordinerà sacerdoti dei cristiani provati (viri probati?) che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura delle anime sarà normalmente esercitata in questo modo”. Ratzinger poi aggiungeva che ciò non voleva dire abolire “la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora”.

Come si vede è lo stesso concetto riproposto da Bergoglio nell’intervista al settimanale tedesco. La questione è molto dibattuta in America Latina. Il cardinale Claudio Hummes, che apparve alla Loggia delle Benedizioni insieme all’appena eletto Bergoglio, già quando era prefetto della Congregazione del clero, studiò questa possibilità. In Brasile, specialmente in Amazzonia vi sono comunità cattoliche dove il prete riesce ad arrivare se va bene una volta all’anno. E sono laici sposati che distribuiscono l’Eucarestia, benedetta dal sacerdote e si occupano della letture, in una sorta di para-celebrazione eucaristica. Il vescovo della diocesi amazzonica più grande monsignor Erwin Kraeutler, missionario di origini austriache, uno dei vescovi più impegnati nella difesa della popolazione e per questo finito sulla lista dei condannati a morte dei killer dei predoni dell’Amazzonia, l’anno scorso in un’intervista ad un giornale di Salisburgo aveva rivelato di aver parlato al Papa della questione: “Ho un territorio sterminato, 700 mila fedeli, 800 comunità e appena 27 preti”. L’Amazzonia potrebbe essere il luogo dove sperimentare l’ipotesi dei viri probati. Dal punto di vista canonico non ci sarebbero impedimenti poiché il canone 1047 riserva alla Santa Sede e cioè al Papa la dispensa dell’ordinazione di uomini sposati a determinate condizioni.

Il Papa insomma potrebbe procedere “ad experimentum".

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