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La manifestazione per Gaza a Milano, che aveva portato in piazza oltre diecimila persone tra studenti, famiglie e attivisti, si è conclusa nel peggiore dei modi. Nel pomeriggio, dentro e fuori la Stazione Centrale, la tensione è esplosa: un gruppo di manifestanti vestiti di nero ha tentato di entrare nello scalo ferroviario, scontrandosi con la polizia. Ne è nato un caos di fumogeni, cariche e lancio di oggetti che ha seminato il panico tra passeggeri e turisti. Sessanta gli agenti contusi, di cui 23 già refertati, una decina i manifestanti fermati.
Il sindaco Beppe Sala ha condannato «il vandalismo di oggi, causato da frange violente», sottolineando che «non aiuta la causa di Gaza». La premier Giorgia Meloni ha espresso «vicinanza alle forze dell’ordine, costrette a subire la violenza gratuita di pseudo-manifestanti», auspicando «parole chiare di condanna» da parte degli organizzatori. Per il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quanto accaduto è stato «una deliberata violenta azione di attacco verso le forze di polizia».
L’atrio della stazione si è trasformato in una trappola: passeggeri bloccati, fumo di lacrimogeni e viaggiatori costretti a rifugiarsi nei bar o coprirsi il volto. Anche una ragazza è rimasta ferita alla testa. Intanto lo sciopero dei trasporti, con lo stop alle linee M1 e M3 della metro, ha aggravato la situazione. La circolazione ferroviaria è rimasta ferma per mezz’ora, con ritardi fino a due ore per i treni ad alta velocità.
«Non così si porta avanti una protesta», hanno gridato alcuni manifestanti pacifici, prendendo le distanze dalle frange più violente. Ma intanto, a Milano, il corteo partito come testimonianza contro la guerra è finito col lasciare la città nel caos.




