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venerdì 10 luglio 2020
 
Musica
 

A Mito è l'ora dei cori: tutti in piazza a cantare

09/09/2016  Il 10 a Milano e l'11 a Torino si esibiranno decine di cori di ogni genere. E alla sera tutti gli appassionati sono chiamati a cantare insieme, diretti dal maestro specialista Michael Gohl.

21 formazioni corali italiane, 11 luoghi a Milano ed altrettanti a Torino; ed alla sera il pubblico ed i cori si troveranno in piazza a cantare insieme sotto la direzione di Michael Gohl per la più grande performance del genere mai realizzata. Così si presenta Il giorno dei cori, organizzato da MiTo, il festival che gemella nel segno della musica i capoluoghi lombardo e torinese.

A Milano si svolge sabato 10, a Torino il giorno successivo: a Milano in piazza Duomo, a Torino in piazza San Carlo: in entrambi i casi si tratta del cuore delle città. Ma al di là delle cifre, peraltro importanti, l’iniziativa dà spazio ad una ricchezza del nostro Paese (e di tutti i Paesi del mondo, potremmo dire) e ad un’attività che produce solo valori positivi: il canto corale. I cori in Italia sono tantissimi: da quelli amatoriali, a quelli parrocchiali, fino ai complessi che si esibiscono anche in ambito sinfonico o operistico (senza fare parte ovviamente dell’organico dei Teatri d’opera o delle orchestre sinfoniche).

Solo una parte è rappresentata dalla Feniarco (Federazione Nazionale Italiana delle Associazioni Regionali Corali): per cui un censimento preciso è impossibile farlo. Ma è certo che il “coro” è una formazione musicale, ma anche un nucleo sociale che crea amicizia, collaborazione, spirito di condivisione.

In un Festival che ha per titolo “Padri e figli” il direttore artistico Nicola Campogrande bene ha fatto a organizzare questa grande kermesse: “fra le novità di MiTo 2016, la più eclatante è che irrompe all’interno del festival la musica corale”, sottolinea,  “e lo fa in modo massiccio, raggiungendo tutte le zone, tutte le circoscrizioni”. Le formazioni che prendono parte alla “giornata” sono cori misti, cori maschili e cori di voci bianche, e non mancano le eccellenze del panorama italiano. 

Michael Gohl
Michael Gohl

Ma il vero evento si svolge nelle due serate con il titolo di MITO Open Singing. E’ aperto a tutti e tutti sono invitati a cantare guidati dal Coro Giovanile Italiano e dai Piccoli Cantori di Torino. Sul podio un direttore svizzero specializzato nel dirigere il pubblico: Michael Gohl, figlio di una cantante e di un direttore di coro ed a sua volta cantore sin da bambino; al pianoforte Andrea Boi. In programma grandi classici del repertorio corale, da pagine cinquecentesche ai cori operistici di Verdi e Puccini, ai Beatles; ciascun partecipante potrà ritirare gratuitamente il fascicolo con le partiture che sarà disponibile nelle piazze.

Potrà partecipare anche chi non sa leggere la musica o si considera stonato? “Certo!
Open Singing (letteralmente ”canto aperto”, ndr) sta a significare che tutti possono partecipare: chi viene in piazza può cantare. Chi canta in coro - spiega Gohl – si immerge più profondamente nella musica, diventa parte dell’esperienza musicale. Essere in tanti cambia il modo di cantare: per esempio l’entusiasmo diventa contagioso. La scorsa estate ho diretto in Francia 5.000 persone che cantavano insieme. Il vero ruolo professionale è quello del direttore perché per dirigere la gente occorrono le stesse competenze musicali e la stessa abilità da direttore, ma anche qualche cosa in più, soprattutto dal punto di vista della capacità di comunicazione”.

Come si potrebbe definire l’esperienza? “Possiamo dire che
Open Singing è al tempo stesso il viaggio e la destinazione”. Perché è così bello cantare insieme e perché un’esperienza di piazza come questa di Torino e Milano sono tanto importanti? “Il cantare insieme è una caratteristica della nostra cultura occidentale, ma è una pratica che si sta estinguendo. Però cantare insieme è anche una componente del vivere civile: pensiamo alle canzoni di lavoro, a quella d’amore, agli inni di battaglia, e così via. Oggi tutto questo viene sostituito dalla musica commerciale, da canzonette e da un ascolto passivo. Ma anche la scienza ci spiega quanto sia fondamentale il canto condiviso”. E lei quando lo ha scoperto? “ero bambino ed ho ascoltato mio padre che dirigeva 3000 persone. Sono rimasto sorpreso dalla bellezza del risultato”. Uno slogan per Open Singing e per questa due giorni dei cori? “il canto rende la gente felice!”.  

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