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Mohamed Keita, da rifugiato a geniale artista

01/03/2017  È giunto in Italia dopo un viaggio di tre anni attraverso l'Africa, intrapreso quando ne aveva solo 14. A Roma ha scoperto la sua vocazione per la fotografia, nella quale racconta storie di emigrazione e di marginalità. Il 2 marzo sarà a Como per un incontro.

MAHAMED KEITA: IL PROFUGO CHE DIVENTO' ARTISTA  

Un viaggio di tre anni, il deserto, la prigione: un destino uguale a quello di tanti migranti e rifugiati. Poi l'arrivo a Roma, la formazione e la scoperta di una spiccata per la fotografia. È la storia del giovane ivoriano Mohamed Keita. La sensibilità artistica che traspare dalle sue fotografie è inscindibile dalla biografia.

Mohamed Keita è giunto in Italia nel 2010, dopo un viaggio di tre anni attraverso il Mali, l’Algeria, il deserto libico e la prigione, e infine Malta. Aveva appena quattordici anni quando, orfano di guerra, lascia da solo la sua terra d’origine, la Costa d’Avorio.La sua condizione di migrante e rifugiato politico, oltre a ispirare incondizionata solidarietà, è un’efficace chiave di lettura del suo lavoro fotografico. Keita è un professionista: inizia la sua formazione nel centro diurno per minori CivicoZero di Roma dove è stato accolto dopo le condizioni difficili in cui viveva al suo arrivo nella capitale, e nonostante la sua giovane età ha partecipato a diverse esposizioni sia personali che collettive.

Una delle fotografie di Mahamed Keitha.
Una delle fotografie di Mahamed Keitha.

LA VITA DEGLI INVISIBILI

Ma la sua cifra stilistica è indissolubilmente legata alla sua esperienza di vita. I soggetti dei suoi scatti sono spesso scene di emarginazione, oggetti personali ma soprattutto persone. Compagni di destino di Keita, che ha iniziato a fotografare proprio documentando, con una macchina fotografica usa e getta, la vita degli altri “invisibili” che come lui vivevano alla Stazione Termini.

Questa prospettiva fotografica privilegiata si estende tuttavia a una grande varietà di soggetti umani, dove lo sguardo personale dell’autore è presente in maniera più sottile e tuttavia non meno potente. Impossibile non riconoscerlo in ogni scatto che si concentra su scene di vita frugale, sul tema del viaggio, su scenari che evocano un’ideale continuità con il paese di origine.

nutile sottolineare quanto sia preziosa di questi tempi una sensibilità fotografica di questo tipo, che merita di essere osservata con interesse.

INCONTRO CON IL FOTOGRAFO

  

Mohamed Keita il 2 marzo dialogherà con Daniela Musa e Carlo Pozzoni all'Associazione Carducci di Como (Via Felice Cavallotti, ore 18.00), in un incontro intitolato Da rifugiato a fotografo geniale: storie per immagini di altri migranti.

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