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«Venerdì scorso abbiamo accompagnato con la preghiera e con il digiuno i nostri fratelli e le nostre sorelle che soffrono a causa delle guerre. Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato».
Con queste parole Leone XIV ha concluso l’Udienza Generale, nell’Aula Paolo VI, davanti a migliaia di fedeli e pellegrini provenienti da tutto il mondo. Un appello che ha fatto vibrare l’assemblea, al termine di una catechesi che aveva già messo al centro il tema della consegna di Gesù al momento dell’arresto nell’orto degli Ulivi.
La “consegna” di Cristo come atto d’amore
Nel suo intervento, il Papa ha spiegato come Cristo, nel momento più buio della sua vita, non si sia lasciato travolgere dalla paura ma abbia scelto liberamente di donarsi: «Gesù non viene preso: si lascia prendere. Non è vittima di un arresto, ma autore di un dono». È in questa libertà di amare fino in fondo, anche nel cuore della notte e dell’ingiustizia, che il Pontefice ha indicato la vera speranza cristiana: non fuggire dal dolore, ma restare saldi nella fiducia che la vita offerta per amore non va mai perduta.
«Se cercate me, lasciate che questi se ne vadano» (Gv 18,8), ha ricordato Leone XIV, sottolineando come l’atto di Gesù fosse tutto a favore dei suoi discepoli. «Il suo sacrificio – ha aggiunto – è un vero atto d’amore, un dono che custodisce la libertà degli altri».
L’appello per la Terra Santa
Alla luce di questa meditazione, l’appello del Papa per la Terra Santa è apparso come un naturale prolungamento della catechesi. Leone XIV ha chiesto che «siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate-il-fuoco permanente, si faciliti l'ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario».
Ha ribadito in particolare «l'obbligo di tutelare i civili» e i divieti «di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione». Il Pontefice si è poi associato alla dichiarazione dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che hanno chiesto «di porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone».
Un invito alla riconciliazione
Il Papa ha concluso il suo intervento affidando quella terra martoriata all’intercessione della Vergine: «Imploriamo Maria, Regina della pace, fonte di consolazione e di speranza: la sua intercessione ottenga riconciliazione e pace in quella terra a tutti tanto cara!».
Un richiamo forte, che lega la spiritualità dell’Anno Giubilare – centrato sulla speranza cristiana – alle ferite della storia presente. Perché, come ha ribadito Leone XIV, «solo l’amore gratuito, che si dona senza calcolo, può riportare fiducia anche là dove tutto sembra perduto».




