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venerdì 10 aprile 2020
 
Mediterraneo
 

Terra Santa, Vaticano e Italia uniti sulla soluzione "due popoli due Stati"

02/02/2020  Per il premier Conte e il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, dopo il deflagrante piano di "pace" di Trump, occorre tornare al dialogo e alla soluzione dei due Stati. L'incontro nella sede di Civiltà Cattolica, alla presentazione del libro Essere Mediterranei. Fratelli e cittadini del "Mare nostro"

«Due popoli due Stati». All’indomani del piano di pace per la Terra Santa presentato dal presidente americano Trump e che ha comportato la dura decisione di Abu Mazen, presidente dell’Autorità nazionale palestinese  di interrompere qualunque rapporto con Israele e con gli Usa, il segretario di Stato vaticano Piero Parolin e il premier italiano Giuseppe Conte rilanciano la soluzione prevista da tempo dalla comunità internazionale. «È la prospettiva più giusta e sostenibile, tenendo conto delle legittime aspirazioni delle due parti, contribuendo alla stabilità e alla sicurezza della regione mediorientale», spiega il premier italiano.

Intervenendo, nella sede di Civiltà cattolica, alla presentazione dei due libri Essere mediterranei, Fratelli e cittadini del “Mare Nostro” e Fratellanza Conte e Parolin hanno ribadito l’importanza del dialogo e della collaborazione. «Se la prospettiva è quella di Caino» ha sottolineato il segretario di Stato vaticano, «il Mediterraneo non può che trasformarsi in un grande cimitero».

E invece le religioni, spesso strumentalizzate per dividere, possono cambiare questa prospettiva. Lo ha fatto papa Francesco con il Documento sulla Fratellanza Umana firmato un anno fa ad Abu Dhabi. Un documento che, dice il cardinale Parolin, «ha un grande merito: induce le frontiere ad ascoltarsi reciprocamente, fraternamente e contribuisce ad evitare la strumentalizzazione della religione, che è propria dei fondamentalismi, confermando invece il significato spirituale delle religioni. Il Mediterraneo può essere così davvero il “mare nostro”, poiché di tutti. Ce lo ha detto il Santo Padre Francesco: questo mare può essere un “arco di guerra teso”, ma è chiamato ad essere “un’arca di pace accogliente”».

Introdotti e coordinati da padre Antonio Spadaro, il premier e il segretario di Stato hanno spiegato, ciascuno dal suo punto di vista, l’impegno complementare che politica e religione possono svolgere nel Mediterraneo, per quei Paesi che vanno dallo Stretto di Gibilterra a quello dei Dardanelli. «Un mare che è fatto di fratture che congiungono mentre dividono», ha sottolineato il direttore di Civiltà cattolica.

In vista dell’incontro sul Mediterraneo organizzato a fine febbraio a Bari dalla Conferenza episcopale italiana i relatori hanno voluto ribadire il ruolo centrale dell’Italia, posta proprio in mezzo al Mare nostrum, «mare di mezzo per gli arabi» nel tessere dialogo, fraternità e progetti di sviluppo. «Le soluzioni nazionali, o peggio nazionalistiche non hanno chance», dice chiaramente Conte chiamando alla collaborazione tra Stati, popoli e religioni. Parole riprese quasi nella stessa formulazione da padre Spadaro che ricorda le «sfide sono enormi» che abbiamo davanti: «Le migrazioni, il terrorismo, la disuguaglianza economica e climatica, gli equilibri delle influenze, i conflitti armati dei quali tutti siamo a conoscenza. Basti citare Siria e Libia».

E il premier, con pacatezza, parla della Conferenza di Berlino e degli accordi di Malta, dell’impegno italiano a stabilizzare, nel rispetto delle rispettive sovranità e con attenzione alle fasce di popolazione più vulnerabile, i Paesi in conflitto o in crisi.

La prospettiva è quella di sviluppare soprattutto il concetto di cittadinanza sia nei Paesi in cui i cristiani sono minoranza religiosa sia in quelli di approdo dei migranti partiti dalla sponda Sud del Mediterraneo. «Non si tratta di invocare, da parte del potere, la “protezione” dell’una o dell’altra comunità religiosa, ma di garantire alle persone, parte dell’unica famiglia umana, i diritti fondamentali. Il luogo proprio della difesa dei cristiani è la tutela della persona e del rispetto dei diritti umani, in particolare quelli della libertà religiosa e della libertà di coscienza», ha sottolineato Paroli. E proprio per questo, il cardinale ha ricordato che «è necessario promuovere e sviluppare il concetto di “cittadinanza” come punto di riferimento per la vita sociale, garantendo i diritti di tutti i cittadini attraverso strumenti giuridici adeguati. Perché laddove la cittadinanza non è adeguatamente tutelata, la società finisce facilmente per polarizzarsi e i terroristi per prosperare sotto quei poteri che, come nel conflitto siriano, hanno spinto “le frange più frustrate della popolazione a cercare rifugio sotto le bandiere nere dell’islam fondamentalista. Di qui la tentazione, da parte di coloro che sono relegati al rango di “minoranze”, di affidare del tutto il proprio destino a regimi considerati come baluardo di protezione dal terrorismo».

Le sfide sono molteplici, in questo «Mediterraneo allargato» che, ha concluso il premier Conte, «è molto di più del grande arco di crisi e instabilità che lo attraversa. Esso incarna una piattaforma unica di opportunità, che dobbiamo cogliere attraverso una dinamica positiva». C’è bisogno di ricostruire «un’identità mediterranea inclusiva, aperta, votata ai principi della sostenibilità, del rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è per l’Italia una condizione essenziale della stabilità e della prosperità dell’area al cui centro essa stessa è collocata. Ciò vale anche per l’Europa perché, e qui richiamo parole famose di Aldo Moro, “nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa o nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo”».

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