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sabato 26 novembre 2022
 
SOLIDARIETà
 

Una scuola e un orto, così le scuole materne cattoliche aiutano il Ciad

05/03/2022  Prosegue e s'intensifica il programma che sin qui ha già consentito di rinnovare percorsi educativi per i più piccoli e al contempo, di promuovere l’emancipazione femminile

Lo slogan della Fism, la Federazione Italiana Scuole Materne, è "Prima i Bambini”. Uno slogan ce va oltre il nostro Paese, a migliaia di chilometri. Un dono singolare: una scuola dell’infanzia ogni anno. Anzi una scuola e un orto con un pozzo in Ciad, uno dei Paesi fra i più poveri e meno alfabetizzati del mondo. Tutto iniziò nel 2014 quando la Fism - alla quale fanno capo circa 9000 realtà educative con 500.0000 bambini e oltre 40.000 insegnanti e addetti – per i suoi primi quarant’anni, lanciava il progetto “Gli orti delle mamme”. Legata ad un programma pluriennale ben definito da Giannino Zanfisi, tesoriere della Fism, l’iniziativa, da allora ad oggi, ha consentito la realizzazione nella vastissima diocesi di Mango - con la collaborazione della popolazione locale e dei Missionari Gesuiti che lì lavorano - di otto scuole e altrettanti orti. La più recente, “Saint Benoit”, è stata inaugurata nei giorni scorsi alla presenza di Antonietta Baù,in rappresentanza della Fism, e di suor Indri Olivos la religiosa venezuelana che coordina le attività didattiche di tutte le otto scuole. Otto per il momento. Perché l’impegno continua, come conferma la nuova presidenza Fism.

E in un’area dove l’islam e le religioni tradizionali rappresentano la maggioranza della popolazione e i cristiani sono minoranza, questo favorisce quel dialogo qui sempre più necessario. In precedenza a Mongo, insieme al gesuita referente di questo progetto, padre Franco Martellozzo da mezzo secolo in Ciad, si sono alternate negli ultimi anni, in missione su mandato della Fism, diverse figure di grande professionalità: da Maurizia Butturini, formatrice e coordinatrice pedagogica per le scuole dell'infanzia FISM di Verona, a Laura Colonna della Fism di Rimini, fino ad Antonietta Baù oggi in Ciad.

 

Sin qui il programma attuato ha consentito di rinnovare percorsi educativi per i più piccoli e al contempo, di promuovere l’emancipazione femminile. A partire dalle bambine, maggiormente bisognose di alfabetizzazione (avendo meno possibilità di formazione perché presto d’aiuto in famiglia), alle madri che ora grazie ai Missionari Gesuiti possono beneficiare anche di nuovi mezzi che sfruttano l’energia solare. Insomma, un vero “ponte” costruito fra l’Italia e il Ciad, tra la Fism e le sue scuole a Mongo. Solidarietà che si traduce in sequenze come quelle di bambine e bambini che giocano, imparano a leggere e scrivere, mentre le loro madri curano piccoli lotti di terra coltivando soprattutto ortaggi (utilissimi a migliorare un’alimentazione qui quasi limitata a polenta di miglio), facendone pure commercio nei mercati del villaggi.

Oggi sono le stesse comunità locali a chiedere aiuto nella costruzione di nuove scuole, disponibili a tener conto delle modalità e delle esperienze in corso. Come in più occasioni ha spiegato Zanfisi “La formazione in queste scuole tiene conto del fatto che a volte il 100% dei bambini non sono cristiani e quindi insiste sui valori universali riguardanti la relazione ed il rispetto degli altri e delle regole di condotta. Il tutto attraverso giochi ed apprendimento”. E se la scuola consente tutto questo, l’orto fa la sua parte: una risposta concreta per affrontare il duplice problema della mancanza di istruzione e sostentamento, cambiando la qualità di vita a partire dai piccoli, i più vulnerabili per accesso all’istruzione e per insicurezza alimentare. Un modo per pronunciare “Prima i bambini” - il motto della Fism - a seimila chilometri dall’Italia.

 
 
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