“Saper riconoscere la dignità del lavoro delle persone è il  miglior modo per gestire il servizio pubblico volto ai cittadini”, è il pensiero di impronta umanistica di Alessandro Martini, assessore all’Organizzazione e gestione del Personale del Comune di Firenze, eletto lo scorso maggio 2019. Per salutare i dipendente comunali che a breve andranno in pensione ha deciso di organizzare, per la prima volta nel Comune del capoluogo toscano, una festa di saluto a Palazzo Vecchio come segno di gratitudine: la Festa del Ringraziamento, come l’ha voluta chiamare. L’assessore è protagonista di un’inversione di tendenza dopo cinque anni di declino anagrafico degli occupati del Comune. Per la prima volta le assunzioni (quasi 500, tutte a tempo indeterminato) hanno doppiato i pensionamenti, contribuendo a ringiovanire l’età media dei dipendenti.

Martini è il Jolly del sindaco di Firenze Dario Nardella, con varie deleghe che comprendono anche il patrimonio non abitativo, l’efficienza amministrativa, i quartieri,  i rapporti con la Città Metropolitana, il progetto Grande Firenze, i rapporti con le confessioni religiose, la cultura della memoria e della legalità. La sua stessa biografia personale è senz’altro un esempio dell’impegno di un cattolico in politica.

Nato a Scandicci, un piccolo centro della città metropolitana di Firenze 60 anni fa, sulla collina toscana di Giogoli, padre agricoltore e poi operaio e madre casalinga, ha iniziato il suo servizio all’interno della propria parrocchia all’età di 15 anni. Dopo la laurea nel 1980 ha intrapreso il mestiere di docente di religione all’Istituto Tecnico  Statale di Firenze, Leonardo da Vinci. E’ stato viceresidente Diocesano della Azione Cattolica, assessore per due mandati presso il Comune di Sesto fiorentino, dove tra il 1999 e il 2004 è stato anche vice sindaco della cittadina. Nel 2004 aveva svolto il ruolo di assessore alle politiche sociali presso la Provincia di Firenze. Ma l’esperienza che lo caratterizza di più è stato l’incarico, ricoperto per dodici anni (dal 2007 al 2019) di direttore della Caritas diocesana di Firenze e della Fondazione Solidarietà Caritas.

“Ho svolto più politica lavorando in Caritas che in tutto il mio impegno istituzionale, perché rimanere a fianco dei poveri impone un atteggiamento di giustizia, di impegno sociale forte e questo  è già di per sé, la forma più espressiva di fare politica attiva sul territorio, nel tentativo di ridurre le disuguaglianze socio economiche tra le persone e di restituire dignità e diritti a coloro che vengono esclusi dalla società quasi fossero degli invisibili”, ci dice Martini. 

L'assessore si ispira a La Pira, Sturzo, alle numerose figure di preti appassionati e ribelli che hanno costelato la Chiesa fiorentina, come don Milani. Ma il suo principale ispiratore è Don Cuba, al secolo Danilo Cubattoli, decano dei cappellani carcerari, “lo scalatore di Dio” entrato nel cuore dei fiorentini per il suo impegno caritatevole per la sua straordinaria umanità, specialmente nei confronti dei detenuti, quasi sempre provenienti da famiglie molto povere, ma anche  dal pensiero inclusivo della scuola come luogo di promozione umana. Martini cita don Milani, influenzato dal pensiero e dalla conoscenza di monsignor Giovanni Nervo, che nel 1971 aveva dato vita alla Caritas Italiana, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio “per mettere in pratica l'attuazione del precetto evangelico dell'amore nella comunità ecclesiale italiana in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, con particolare attenzione alle persone e alle comunità in situazione di difficoltà".