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Nessuno si illudeva che l’attuazione del PNRR sarebbe stata facile, soprattutto per l’Italia. I miliardi da spendere erano moltissimi, anche perché – giova ricordarlo – la quota riservata all’Italia è la più alta tra tutti i Paesi europei, e non per un “privilegio” geo-politico, ma perché il Covid-19 aveva picchiato duro proprio in Italia, che aveva avuto prima di tutti in Europa il più duro e prolungato shock economico-sociale dalla pandemia. Così in questa circostanza l’Unione Europea ha mostrato il suo volto più solidale, sostenendo maggiormente chi più aveva bisogno. Ovviamente questo implica una grande responsabilità per l’Italia, la quale però, storicamente, non si è certo dimostrata sempre una buona utilizzatrice dei Fondi europei, spesso inutilizzati e poi “restituiti al mittente”, con grave danno per i nostri territori – e per noi cittadini, in ultima analisi. Quindi appare giusto ed appropriato che nell’attuazione del PNRR in Italia ci sia un’attenzione speciale, da parte dell’Unione Europea; le risorse sono tante, il Piano è ambizioso, e le difficoltà non mancano. E non dovrebbe sorprendere, quindi, che ci siano richiami, inciampi, verifiche da effettuare, prassi da migliorare. Peraltro tutti gli osservatori più affidabili rilevano che nonostante tutto il grado di implementazione del PNRR italiano è tra i più avanzati, nel confronto con gli altri Paesi europei. Quindi, pur con molti obiettivi incompleti o in deciso ritardo, certamente non siamo gli ultimi della classe. Il che non significa che non si debba migliorare…
In questo scenario, comunque, le scadenze ravvicinate quando si tratta di richiedere le erogazioni (siamo alla terza rata), con le relative necessarie verifiche sul grado di attuazione delle varie iniziative, diventano sempre occasione di dibattito e scontro tra le varie istituzioni, oltre che tra i vari partiti, troppo spesso strumentalizzato a puri scopi elettorali. Il caso del dibattito sulla realizzazione di nuovi posti negli asili nidi è da questo punto di vista esemplare, e merita qualche riflessione più precisa.
L’Unione europea ha infatti contestato una parte del Piano italiano sugli asili nido/scuola materna – che vale 4,6 miliardi, quindi una grande opportunità -, obiezione che mette a rischio circa un terzo dei posti aggiuntivi previsti (le stime parlano di circa 100.000 a rischio, sugli oltre 268.000 ipotizzati). In particolare la UE sostiene che i fondi del PNRR dovrebbero essere destinati esclusivamente a “nuovi asili nido”, da costruire ex novo, mentre in tutti i documenti del Governo italiano (compresa la recente relazione al Parlamento di fine maggio 2023) si parlava di intervenire non solo su “progetti nuovi” (per 3 miliardi di Euro), ma anche su “progetti in essere”, cioè aggiungendo posti a nidi già esistenti (risorse dedicate: 700 milioni).
A dire il vero già il testo del PNRR (13 luglio 2021) ricordava che in questa linea di investimento (M4C1) “si persegue la costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili e delle scuole dell’infanzia al fine di migliorare l’offerta educativa sin dalla prima infanzia e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale. La misura consentirà la creazione di circa 228.000 posti”. Pare evidente che “riqualificazione e messa in sicurezza”, già presenti nel testo del PNRR, si riferiscano alla dotazione già esistente, e se obiezione doveva esserci dall’Unione Europea, doveva essere indirizzata al Governo Italiano ben prima della richiesta di una terza rata. A maggiore ragione se si considera che il PNRR è stato approvato da un altro Governo (premier Mario Draghi), mentre oggi è gestito da un nuovo Governo (premier Giorgia Meloni). Giova ricordare anche che dal PNRR in poi i posti aggiuntivi in asilo nido ipotizzati sono passati da 228.000 a 268.000: altro elemento virtuoso, da ricordare, pur nelle polemiche di questi tempi.
Un altro dato non va trascurato: i posti in asilo nido andavano progettati in diretta e stretta collaborazione con i Comuni, anche per garantire una migliore copertura geografica, dato che uno dei problemi nel nostro Paese è la disuguale distribuzione degli asili nido nelle varie regioni: in Lombardia ed Emilia al di sopra dell’obiettivo europeo del 33%, nel Sud meno del 20% (in Calabria attorno al 12%). E questo dialogo tra Governo nazionale è stato tenacemente perseguito per tutto il 2022, anche con una proroga per i Comuni delle regioni del Sud, che avevano presentato un numero insufficiente di richieste per nuovi posti. Così, alla fine, nel Piano Asili nido italiano definitivo, oggi messo in discussione dall’Unione Europea, “sono finanziati complessivamente 2.655 interventi tra “progetti in essere” e “progetti nuovi” destinati la costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili nido, dei servizi di educazione e cura per la prima infanzia e delle scuole dell'infanzia” (Relazione al Parlamento del 31 maggio), ad utilizzare tutte le risorse del PNRR, con progetti da tutte le Regioni.
Per concludere: i controlli dell’Unione Europea rimangono decisivi per promuovere un uso intelligente, appropriato ed efficiente delle risorse del PNRR (per l’Italia, ma per tutte le altre nazioni), che rimane un’opportunità forse unica di rilancio e di innovazione per il nostro Paese. Per questo però da parte italiana serve migliorare la propria capacità di governance sui progetti del PNRR, e soprattutto di dialogo e collaborazione tra tutti i livelli della pubblica amministrazione; ma l’Unione Europea qui deve riuscire a dismettere i panni di “controllore burocratico”, forse anche scegliendo quali siano le regole davvero essenziali, per poter così rivestire il ruolo di “promotore di sviluppo e di innovazione” per ciascun Paese. Solo così l’opportunità di sviluppo del PNRR potrà essere messa a frutto: per l’Italia ma anche per l’Europa tutta.
*Francesco Belletti, direttore Cisf
(Centro Internazionale Studi Famiglia)




