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Sono molto colpita dalle frequenti storie che riguardano genitori e figli, mariti e mogli, i legami familiari più stretti, che sempre più spesso vengono narrate in televisione con taglio criminologico, mostrando come la stessa giustizia non sia capace di stabilire colpe e responsabilità. Così tutti i protagonisti di queste vicende si confondono in un gioco in cui non si capisce più che è la vittima e chi è il carnefice. Io come mamma mi sento sgomenta di fronte a fatti di cronaca che necessitano di anni per essere compresi e risolti e a volte non lo sono mai del tutto. Penso anche ai figli, coinvolti in vicende di cui parlano i media nazionali. A volte sono bambini piccoli che mi sembrano attori messi sulla scena dalla vita, dentro un copione sbagliato. Vorrei fare qualcosa, ma mi sento impotente. E tante volte mi assale un’ansia difficile da controllare. Sono esagerata? Dovrei smettere di leggere i giornali o ascoltare le news alla televisione? Carla
Cara Carla, la tua lettera mi ha molto colpito. Anch’io spesso mi chiedo perché per mesi e mesi vanno in onda approfondimenti televisivi e criminologici relativi a fatti di cronaca in cui la vita in famiglia oppure all’interno delle piccole comunità abitate da amici e parenti sembra rappresentare più una minaccia che una risorsa. Quel senso di ansia e di angoscia che ti pervade, un po' appartiene anche a tutti noi che siamo in balia di ciò che i media raccontano e che ci lascia sgomenti e storditi.
Proprio in questa estate ho letto due romanzi che mi hanno molto colpito. Non sai niente di me di P. Ricchiuto (Giunti) scava nella vita di una coppia in cui un marito, rimasto vedovo, si rende conto di avere avuto accanto una compagna di cui solo dopo la morte comprende di sapere poco o nulla. Invece, L’ombra dentro di E.Buccoliero (Sem) partendo da alcuni fatti di cronaca fittizi ma che con molti riferimenti a fatti di cui spesso ci parla la cronaca, mostra la duplicità e l’ambivalenza che ci abita dentro.
Abbiamo tutti delle parti di noi faticose da governare, delle ombre che potrebbero spingerci a metterci in gioco dentro le relazioni, seguendo copioni disfunzionali o ambigui. Ma diventare adulti, prendersi la responsabilità di fare coppia con un partner affettivo, diventare genitori dei nostri figli e membri attivi delle nostre comunità locali ci deve spingere a conquistare quella trasparenza capace di dissolvere le ombre “dentro”, da cui potremmo essere abitati e che i romanzi di Buccoliero e Ricchiuto mettono in scena così bene.
Certo, leggere un romanzo è diverso dal confrontarsi con una narrazione ansiosa e angosciante di qualcosa di reale, capitato a gente vera e di cui i giornalisti e i criminologi non smettono mai di parlarci. Forse hai ragione tu: l’unico antidoto è cambiare canale e non farsi uncinare da narrazioni che a lungo andare possono rivelarsi tossiche e inquinare il nostro equilibrio emotivo.



