A Greve in Chianti, tra le colline che hanno contribuito a rendere grande il vino toscano nel mondo, la nuova Cantina del Cabreo inaugura una nuova stagione delle Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute. Ma la giornata è stata soprattutto quella di Ambrogio Folonari: 96 anni, una vita dedicata al vino, alla Toscana e a un’idea di bellezza che passa dalla terra, dal lavoro e dalle relazioni umane.


«Ambrogio, e la sua famiglia, hanno creduto in questo territorio e li devo ringraziare». Nelle parole del sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, pronunciate durante il conferimento della cittadinanza onoraria, c’era molto più di un riconoscimento istituzionale. C’era il senso di una vita spesa per creare valore non solo economico, ma culturale, umano e sociale. Una vita capace di lasciare un segno. Viene in mente la frase di Ralph Waldo Emerson: «Lo scopo della vita non è essere felici. È essere utili, essere onorevoli, essere compassionevoli, fare in modo che il fatto di aver vissuto e vissuto bene faccia la differenza».

Ed è proprio questo il tratto che emerge osservando la storia di Folonari: un uomo capace di guardare oltre il proprio tempo. Nato a Brescia nel 1930, ma toscano d’adozione, arriva a Firenze perché la famiglia è proprietaria della Ruffino. Studia Agraria e qui resta, entrando in contatto con quella generazione di imprenditori straordinari che avrebbe cambiato il volto del vino italiano. Fra amicizie, intuizioni e viaggi nasce la stagione dei Supertuscan: accanto a nomi come Piero Antinori e Vittorio Frescobaldi, anche Ambrogio comprende le enormi potenzialità del Sangiovese e dei vitigni internazionali.


Alla fine degli anni Settanta viaggia in Borgogna, nella Côte d’Or, osserva, studia, ascolta. Porta in Toscana marze di cabernet sauvignon, merlot, pinot nero e chardonnay, intuendo che il Chianti Classico poteva dialogare con il mondo senza perdere la propria identità. Nasce così nel 1982 Cabreo Il Borgo, fra i primi Supertuscan rossi della storia; nel 1983 arriva La Pietra, da uve chardonnay, uno dei primi grandi Supertuscan bianchi italiani. Un cambio di paradigma che contribuirà al Rinascimento del vino toscano.

Oggi quella visione continua nelle mani del figlio Giovanni Folonari, presidente dell’azienda fondata insieme al padre nel 2000, mentre Ambrogio ne è presidente onorario. Le tenute di famiglia sono cinque e raccontano diverse anime della Toscana del vino. A Greve in Chianti sorgono le Tenute del Cabreo e Nozzole; a Panzano, Casa di Sala. Dal 1967 la famiglia investe qui, trasformando il territorio senza snaturarlo.

La nuova Cantina del Cabreo nasce proprio da questa idea: innovazione e tradizione che si parlano. Un investimento importante in un momento complesso per il settore vitivinicolo, tra dazi, guerre e campagne salutistiche contro il vino. «Siamo in una zona bellissima e dobbiamo valorizzarla al meglio», spiega Giovanni Folonari. La struttura, completamente rinnovata rispetto alla storica cantina voluta dal nonno, unisce tecnologia e bellezza: acciaio satinato, bronzo brunito, cotto dell’Impruneta lavorato a mano, pietra toscana, nessun dettaglio lasciato al caso. Tutto dialoga con il paesaggio.

Ma Folonari non significa solo vino. Significa famiglia. Ambrogio e la moglie Giovanna Cornaro hanno trasmesso ai figli Giovanni, Francesca e Angelica un’idea precisa di lavoro come responsabilità verso il territorio. Ne sono testimonianza anche i relais di charme Borgo del Cabreo e La Pietra, nati dal recupero di antichi casali colonici e trasformati in luoghi di ospitalità elegante e autentica. Non lusso ostentato, ma armonia con il paesaggio e accoglienza raffinata, in linea con lo stile della moglie Giovanna, che ne ha curato la ristrutturazione.

(C)ANGELO_TRANI
(C)ANGELO_TRANI
Il relais de charme

«Papà è stato una persona istituzionale, abbastanza rigida nel pensiero ma con un grande cuore, tenero sotto la scorza», racconta Giovanni. «Mi ha insegnato che nella vita bisogna sempre viaggiare, ascoltare, non pensare mai di essere arrivati e soprattutto ci ha lasciati liberi di scegliere: se non si ama quello che si fa, non ci si può appassionare». È forse qui il segreto della longevità di questa famiglia del vino: non sentirsi mai definitivamente compiuti, ma continuare a cercare.

E forse è proprio questo che la cittadinanza onoraria di Greve in Chianti celebra davvero: non soltanto il successo di un imprenditore, ma l’esempio di un cittadino emerito che, attraverso il vino, ha raccontato al mondo una Toscana bella, colta e profondamente umana.